In ambito scientifico, informarsi in rete è forse ancora più difficile e pericoloso che in altri ambiti. La pseudoscienza stesso fa leva sull'illusione di aprire gli occhi sulla realtà vera, quella che la scienza ufficiale nasconde. Come orientarsi? Dall'ultimo numero de «La ricerca».

  • xUna pubblicità “scientifica” di una marca di sigarette negli anni Cinquanta.

Quando nella primavera 2013 le domande di alcuni miei studenti di quarta liceo scientifico innescarono una discussione in classe sul “metodo Stamina”, sottolineando la “crudeltà” di chi non voleva che si trattassero con tale protocollo bambini altrimenti incurabili, ritenevo fosse facile spiegare il parere unanime della comunità scientifica al riguardo. Non c’era alcun metodo scientificamente attendibile, ma solo una truffa ai danni di persone indifese che lo Stato avrebbe dovuto tutelare. L’impresa si dimostrò invece ardua: una trasmissione televisiva molto seguita dai giovani sosteneva attivamente la “libertà di cura” a tutti i costi e informazioni contraddittorie si diffondevano rapidamente in rete. 

Nello stesso anno accadde però qualcosa di ben più grave: il parlamento italiano e molti giudici ritennero utile e lecito approvare la “sperimentazione” del “metodo Stamina”; e autorizzarono l’uso di un indefinibile miscuglio per la “cura” di svariate malattie. Contro queste decisioni si erano pronunciati, tra gli altri, l’Accademia dei Lincei, la rivista «Nature» e l’Agenzia europea per i medicinali, oltre a tredici scienziati tramite «The EMBO Journal». Il finale è noto: gli inventori della truffa condannati e incarcerarti. Gli studenti a posteriori hanno compreso cos’è la disinformazione, sono cresciuti, si sono documentati e si sono ricreduti. Ma che dire di parlamentari, giornalisti e magistrati protagonisti della vicenda? Come è possibile che decisori adulti abbiano reagito come gli adolescenti?

Il problema risiede nella scarsa conoscenza del modo in cui la comunità scientifica comunica e si esprime sulle questioni di cui ha competenza. Non sono solo gli studenti a ignorare le regole della letteratura scientifica, ma anche le persone che hanno ruoli di grande rilievo nella società.

Purtroppo non sanno che gli scienziati non si limitano a investigare i fenomeni naturali, ma si occupano anche di comunicare e condividere ciò che scoprono seguendo una procedura standardizzata che ne garantisce serietà e autorevolezza. 

  • x"It's toasted". Qualcuno ricorderà Don Draper, nell'episodio pilota di Mad Men's, pronunciare questa frase, che diventerà lo slogan della campagna per le Lucky Strike, cliente della fittizia agenzia pubblicitaria, per aggirare i vincoli imposti dalla ricerca scientifica del ministero della salute. Campagna che è davvero stata usata negli anni '60 dalla marca di sigarette.

Le pubblicazioni scientifiche 

La prima caratteristica degli articoli scientifici è la struttura uniformata a standard internazionali.
Nell’articolo sono indicati innanzitutto, oltre agli autori (con le rispettive affiliazioni), un titolo pertinente ed esplicativo, un sommario (abstract), le parole chiave (keywords), una classificazione tematica e un’introduzione. È necessario poi definire i metodi e i materiali utilizzati per dimostrare e verificare i fatti; i metodi devono essere riproducibili e confutabili. Infine, nella pubblicazione si riportano i risultati, la discussione, l’interpretazione dei dati raccolti inserita nel quadro delle conoscenze del momento, le conclusioni. I riferimenti bibliografici, anch’essi scritti secondo regole particolari, completano la pubblicazione. 

Caratteristica fondamentale della letteratura scientifica è la revisione paritaria (peer review). Si tratta di una attenta lettura critica effettuata da autorevoli scienziati, non noti all’autore, ma scelti dall’editore, prima della pubblicazione. I revisori sono qualificati membri della comunità scientifica, esperti nella materia di cui tratta il lavoro da pubblicare, che possono accettare, magari chiedendo qualche miglioramento, oppure respingere l’articolo ritenendolo non valido. Se il lavoro è approvato dai revisori, l’editore lo pubblicherà e diventerà parte della letteratura scientifica, attendibile, ma sempre revisionabile.

La divulgazione scientifica

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La letteratura scientifica si rivolge principalmente agli scienziati e alle persone dotate di competenze scientifiche specifiche, si avvale di riviste specializzate e siti web. Ma parlamentari, magistrati e giornalisti potrebbero non avere le competenze per utilizzare direttamente queste fonti; per questo esiste la divulgazione scientifica, che diffonde la conoscenza scientifica anche tra persone che non hanno una preparazione specialistica. I divulgatori trasformano in notizie ciò che le riviste scientifiche hanno da poco pubblicato, o si occupano di spiegare i fatti che nei secoli la comunità scientifica ha scoperto e le teorie che ha formulato. 

La differenza tra pubblicazioni scientifiche e opere di divulgazione non sta solo nel linguaggio e nel livello di competenza richiesto per la lettura, ma anche nella procedura per la pubblicazione degli articoli che, nel secondo caso, non sono sottoposti alle rigide regole formali appena descritte. Dunque può non essere facile discernere la divulgazione scientifica attendibile da quella approssimativa e dilettantesca, anche se un sistema di massima per valutare l’attendibilità del divulgatore esiste: controllare link e note e verificare che le fonti siano quelle riconosciute dalla comunità scientifica sottoposte al processo di revisione paritaria.

Tutto ciò avvicina il più possibile alla correttezza scientifica. Sembrerebbe impossibile, ma i parlamentari italiani attualmente in carica non hanno saputo utilizzare nemmeno la più nota e accreditata stampa scientifica divulgativa. E non solo nel caso Stamina; basta leggere i resoconti dei dibattiti parlamentari su argomenti come OGM e sperimentazione animale per rendersene conto: gran parte dei politici pensa che gli OGM siano tutti pericolosi e che la sperimentazione animale sia un’inutile crudeltà.

La pseudoscienza

E ciò che molti decisori stentano a saper fare in uno scenario complesso è distinguere le informazioni scientifiche da quelle pseudoscientifiche. La “pseudoscienza” diffonde conoscenze non provate e non verificabili, avvalendosi di un linguaggio scientifico, utilizzando anche autori dotati di competenze scientifiche. Spesso fa leva sull’illusione di “aprire gli occhi” sulla realtà vera, quella che la scienza “ufficiale” nasconde. Le informazioni sul metodo Stamina diffuse dal signor Vannoni non erano solo antiscientifiche, erano soprattutto pseudoscientifiche. Come tutte le informazioni di questa natura, a distanza di tempo ci fanno sorridere, ma leggere ciò che sostengono oggi i vari comitati contro i vaccini non è così ridicolo proprio perché i fautori di queste tesi usano il linguaggio scientifico, senza sottoporsi a una seria verifica. E citano i rari casi di errori nella letteratura scientifica che ci sono stati - e ci saranno sempre - ma che il metodo scientifico ha sempre pazientemente e inesorabilmente corretto.

Paolo Vitale

è laureato in Scienze biologiche, orientamento ecologico, a Milano. È coautore di “BIOgrafia”, manuale di Biologia per i licei edito da Loescher. Insegna Scienze naturali al liceo scientifico di Brescia.

 
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