Inizia un nuovo anno scolastico, e ho pensato a qualche riflessione semiseria, in ordine alfabetico, su quello che ci aspetta. Provare a sdrammatizzare, a non esacerbare i toni anche su questioni importanti, a usare il buon senso piuttosto che le imposizioni burocratiche è a mio avviso fondamentale; ed è quello che i professori (e i presidi) fanno abitualmente, accettando la sfida di tenere a galla una nave (zattera sarebbe troppo offensivo) da anni in "gran tempesta" come la Scuola italiana.La nostra categoria è spesso oggetto di attenzioni mediatiche di diverso tipo, e se c’è chi ci chiama eroi e pensa che dovremmo essere pagati di più, c’è invece chi ci dipinge come lazzaroni, assenteisti, privilegiati, etc. Chi scrive ha provato una riflessione – che magari, anzi sicuramente, non sarà condivisa da tutti i colleghi – “dall’interno”, e anticipa che l’oggetto dell’ironia è anzitutto se stesso, che in trent’anni di insegnamento si è preso più volte sia dell’eroe e sia del lazzarone! In realtà durante il servizio militare avevo una dannata paura delle armi (eroe dunque non sono), e mi sveglio prestissimo la mattina (e dunque nemmeno lazzarone).

Asor Rosa, Alberto: il grande critico letterario, di recente, ha scritto su «La Repubblica» che la scuola italiana è nelle mani di nuovi barbari, che ne stanno smantellando l’impianto culturale. È una provocazione, ma con molte buone ragioni, come spesso mi capita di pensare leggendo quanto scrivono gli ottuagenari. Ah, in realtà volevo cominciare con Alternanza Scuola-Lavoro ma mi è venuta subito l’orticaria e in casa non avevo antistaminici… A parte gli scherzi, si tratta di un’iniziativa importante, specialmente per indirizzi professionali e tecnici, ma così com’è (e con questi vincoli orari) è difficilmente compatibile con la didattica liceale. Proposta: passiamo, nei Licei, da 200 a 100 ore ma con un progetto rigorosissimo e strutturato nei primi due anni del Triennio! Ed evitiamo di gabellare per ASL – come di necessità avviene ovunque – anche volontariato, viaggi di istruzione, corsi di lingue ecc., anche per non dare ai giovani un’idea troppo ludica di quel lavoro che auspichiamo possano trovare tra qualche anno. 

Buona Scuola: omissis

Contratto docenti: l’ultimo rinnovo risale a quando Pericle governava saldamente la polis di Atene; è per questo che il potere d’acquisto del nostro stipendio è quasi nullo: perché è ancora in dracme! 

Dirigenti Scolastici: ormai i Presidi hanno quasi tutti più scuole – magari in sedi lontane – e a loro volta “sdoppiate” in vari edifici. Più che Dirigenti sono diventati Conducenti, poiché passano più ore in auto che in Presidenza: al prossimo concorso sarà richiesta ai candidati la stessa patente necessaria per guidare il taxi? 

Esame di Stato: l’ultimo quest’anno, con Tesina e Terza Prova, mentre il prossimo sarà il primo con l’alternanza scuola-lavoro. Non so se tale passaggio vedrà anche il rogo rituale delle migliaia di tesine che le biblioteche scolastiche hanno archiviato in vent’anni, col miraggio che qualcuno le andasse poi a consultare. Se sì, si leverà un fungo nero che metterà paura perfino a Kim Jong-Un. 

Ferie: Ah sì, abbiamo tre mesi di ferie, mannaggia! Chi scrive, però, ha finito la maturità a metà luglio e il 31 di agosto già sorvegliava i “debiti” di latino e greco. Non è che mi lamenti: ma tre mesi non sono proprio (a proposito: qual è il primo “ponte” del prossimo a.s.?). 

Graduatorie: chi fa l’insegnante sa che sono fondamentali, per l’assegnazione alle classi e per non perdere la titolarità nell’istituto. Per redigerle tutto fa brodo (cioè punti) o quasi, con relitti feudali come la residenza del coniuge nello stesso comune dell’Istituto. Insomma: dopo anni ho capito perché mia moglie mi sopporta… Valgo una manciata di punti perché risiedo insieme con lei nel comune della sua scuola; ovviamente non è lo stesso comune della mia, e lei per le mie graduatorie non vale nulla. Potrei forse ricorrere al TAR (vedi sotto) chiedendo di dichiarare che lei è sposata con me, mentre io non lo sono con lei? 

H: conta poco, no? Dunque la saltiamo.

Internet, Impresa, Inglese: ogni tanto frulla in mente questo slogan così vintage… e mi sovvengono la Moratti e la Gelmini, ove per poco il cor non si spaura. Poi penso che noi professori siamo sopravvissuti anche a loro, e dunque siamo ben vaccinati (e quest’anno di vaccinazioni, a scuola, si sta parlando molto). 

Libri di testo: già ho letto i soliti articoli che dipingono le Case editrici come multinazionali monopoliste più dannose di quelle del tabacco e gli Autori come vampiri assetati di soldi degli studenti, grazie ai quali sono ormai nababbi. Mi chiederete allora: “Perché – con tutti i libri scolastici che hai scritto – hai recentemente comprato una Renault Clio e non una Ferrari?” La risposta è ovvia: per non accrescere l’invidia sociale, e vivere nascosto – come diceva il Maestro Epicuro – da vampiro e da nababbo. 

Ministro: Habemus Fedeli, e poi? Sapete però che vi dico? Ho apprezzato assai di più il dialogante buon senso e le affermazioni talora sanamente dubbiose del Ministro in carica (sì, sì, non laureata…) di molte scelte dei sui predecessori, Magnifici Rettori tutti e tre. 

Novecento: riusciranno alcuni colleghi di Lettere a non arrivare ai primi di giugno spiegando che esistono anche dei poeti molto recenti come Montale, Ungaretti e Saba che però non facciamo in tempo a mettere in programma? La risposta è nel vento, come canta il nostro ultimo Nobel per la Letteratura (che non è il pur recente Montale, eh…).

Obbligo scolastico: 16 o 18 anni? Vero o falso problema quello posto dalla Fedeli? Vita, si uti scias, longa est, diceva Seneca, e così è anche per la scuola: l’importante è che – tutti quanti – troviamo il mondo di darle un senso e una funzione forte. Ovvio che 18 sarebbe meglio, ma non servirebbe a nulla tenere a dormicchiare sul banco altri due anni un ragazzo al quale nei precedenti dieci non abbiamo fatto accendere alcuna “scintilla”. 

Pensione: qualcuno ogni tanto ci va. Degna di nota la telefonata dalla spiaggia di un carissimo collega, stimato filosofo pensionando, il 31 agosto scorso, che mi comunica tra i rumori delle onde del mare “Questo è il mio ultimo giorno di servizio!”. Che mestiere, il nostro: quale altra occupazione ti consente di passare l’ultimo giorno di lavoro sotto l’ombrellone? D’altronde abbiamo tre mesi di ferie… (vedi voce).

Quattro anni, Liceo di: ogni tanto risorge l’idea, tanto cara – tra gli altri - all’ex Ministro Carrozza: quest’anno cento scuole si candideranno per sperimentarla davvero. Già abbiamo capito che al Ministro in carica piace poco, e preferirebbe “limare” un anno di Medie… Forse il Ministro che tra cinque anni valuterà la sperimentazione punterà sulle Elementari, o – perché no? – su Asilo e Nido (vedete come uso una terminologia antiquata? Vedi la voce: Asor Rosa)? Dài, tutti d’accordo: riduciamo i giorni di nursery per i neonati, e che sia finita qui. Per favore, non facciamo passare ai ragazzi tutti i giorni dell’adolescenza (tutto il giorno, a questo punto) sui banchi di scuola, estate compresa; aestate pueri si valent, satis discunt (“i ragazzi, d’estate, imparano abbastanza se sono in salute”) scriveva Marziale. Un po’ di retorica d’antan non guasta, no? 

Razzismo: qui c’è poco da ridere, dopo un’estate orrenda, nelle quale una ragazza di colore è stata – proprio per questo – esclusa da un concorso canoro, e un politico di terza linea si è lamentato sul web perché in un ristorante “tipico” è stato servito da una cameriera nera “non tipica”. Potrebbero essere due incipit di barzellette da osteria, ma sono amare verità, così come lo sono i sempre più frequenti insulti ai gay e ai disabili. Qualcosa dobbiamo fare, no, noi insegnanti? Prevenzione, sì, ma anche punizione: agli studenti in odore di razzismo o intolleranza parafrasi scritta di tutti gli Inni Sacri di Manzoni e lettura integrale delle Tragedie di Alfieri. Fine pena: MAI. 

Supplenti: La Buona Scuola avrebbe dovuto “estinguerli” definitivamente, e invece proliferano sempre di più (titolo consueto dei quotidiani di questi giorni: Caccia ai supplenti). D’altronde ricordo come il Ministro dell’Istruzione Giovanni Galloni (1987-89) un giorno dichiarò in TV che precariato e supplenze erano definitivamente aboliti. Qualcuno potrebbe chiedermi come faccio a ricordarlo, dopo tanti anni. Semplice, ero un giovane precario supplente, e l’idea che qualcuno mi abolisse in diretta TV mi fece una certa impressione. 

TAR: annulla tutto, dai concorsi dei Dirigenti, alle graduatorie dei docenti, ai debiti e alle bocciature degli studenti. E – notizia di questi giorni – annulla perfino il “numero chiuso” nelle Università. Non esiste credo in Italia un Ente altrettanto potente del TAR: ci aveva visto giusto Giambattista Vico nell’affermare che la Storia è fatta di corsi, e – soprattutto – ricorsi… 

Università: Ci sono voluti vent’anni perché si potessero leggere con oggettività i dati che sanciscono il fallimento del sistema 3+2, o comunque della sua applicazione. Il sistema è culturalmente debole, nonché macchinoso e burocratico, e la presenza dei crediti favorisce l’idea che il sapere “globale” cui si dovrebbe essere aspirare all’università possa essere spacchettato, parcellizzato, perfino “sindacalizzato” nel numero di pagine da studiare. Si rifletta anche su questo quando si parla di Liceo di 4 anni (vedi voce), perché velocizzare e alleggerire i percorsi non aumenta il successo formativo: come non sono aumentati i laureati, non aumenterebbero magicamente i diplomati.

Vandali: gli edifici scolastici, poco vigilati di sera sempre deserti, sono sempre più oggetto di furti e atti vandalici: lo dico per esperienza diretta, perché nella ricca ed evoluta Lombardia, dove vivo e insegno, questi eventi capitano spessissimo. Non spenderei nemmeno una parola per parlare di questi delinquenti se non fosse che le conseguenze dei loro atti sono kafkiane: infatti chi deve riparare i danni è – per le scuole superiori – la Provincia, ente moribondo ma non più morituro, ancora dotato di competenze ma privo di fondi. Un ente che ha ancora referenti politici (eletti, dunque cooptati, da altri politici e dunque in larga parte ignoti alla pubblica opinione), ma i cui funzionari non riescono a rispondere alle esigenze che il territorio chiede loro. Il vandalo non lo sa, ma il suo gesto apre infinite pratiche d’ufficio, conflitti di competenze, contenziosi interminabili: sì, in Italia riusciamo a trasformare anche la bruta violenza in un fatto burocratico. Abbia dunque – il vandalo suddetto – un po’ di rispetto: in fondo anche Genserico – che dei Vandali con la V maiuscola era il re – quando nel 455 saccheggiò Roma la depredò ma non la devastò, in seguito al giuramento fatto al papa Leone I. 

A chi mi chiedesse perché ho voluto inserire la voce Vandali rispondo che l’ho fatto per evitare le voci Valutazione e Vaccinazione che avrebbero suscitato troppe polemiche. 

Zainetti: costano una fortuna eppure le famiglie si lamentano del costo dei libri e non di questi, che è poi – a differenza dei libri – impossibile vendere usati. Impossibile? Magari, per integrare lo stipendio, potrei aprire un negozio di zainetti usati: che dite se lo chiamassi, con un’analogia a tutti noi chiara, Zainaccio?

Mauro Reali

Docente di Liceo, Dottore di Ricerca in Storia Antica, autore di testi Loescher di Letteratura Latina. Collabora da anni alle attività di ricerca dell’Università degli Studi di Milano. È giornalista pubblicista.

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