Avevo due suggestioni per le tracce della Prima Prova dell’Esame di Stato: una più razionale, l’altra addirittura di derivazione… onirica! Cominciamo con la seconda, che deriva da un sogno fatto una quindicina di giorni fa, nel quale mi “appariva” come Tipologia A un testo (ma non ricordo quale, neppure se in prosa o poesia) di Pier Paolo Pasolini. Ovviamente, per mere ragioni scaramantiche, l’ho detto ai mie studenti pensando al vecchio “non è vero ma ci credo” di Peppino de Filippo. 

Giorgio Caproni e Pier Paolo Pasolini a Roma.

Ai miei allievi avevo inoltre preconizzato – e questa era la congettura razionale – che in qualche piega delle Prove ministeriali ci sarebbe stato un cenno all’esperienza educativa di Don Lorenzo Milani, a cinquant’anni dalla sua morte. Se ne era parlato così tanto, sui giornali, in alcuni convegni (uno anche presso il MIUR), nelle commemorazioni (perfino il papa si è mosso per andare a Barbiana!) da suggestionarmi oltre misura. 

Dunque affido ai lettori come prima conclusione del mio commento alle Prove il fatto che è bene non fidarsi dei miei pronostici. Si tratta, d’altronde, di una conclusione corroborata da anni e anni di adolescenziali e post-adolescenziali fallimenti con la schedina del Totocalcio. 
Passiamo ora alla realtà dei fatti. 

Mi pare che il Ministero abbia voluto dare alle Prove di Italiano una sorta di doppio filo conduttore, che – come tutti i fili – può produrre dei fruttuosi intrecci.
Il primo “filo conduttore” è quello del complesso rapporto tra uomo e natura, presente sia nella lirica Versicoli quasi ecologici di Giorgio Caproni (oggetto della Tipologia A), sia nei Saggi-Articoli di Tipo B1 (La natura tra minaccia e idillio nell’arte e nella letteratura) e B3 (Disastri e ricostruzioni).
Il secondo è invece quello del rapporto – non meno complicato – tra uomo e progresso, presente in tutte le altre tracce (tracce senza i, eh…). Compare infatti nei documenti della Prova B2 (Nuove tecnologie e lavoro) e della Prova B4 (Robotica e futuro tra istruzione, ricerca e mondo del lavoro), nonché in quelli della Tipologia C sul “miracolo economico” dell’Italia del secondo Dopoguerra. E sempre sul progresso – nella doppia accezione, non sempre coincidente, di “progresso materiale” e “progresso morale e civile – verte la frase di Edoardo Boncinelli che ispira la Tipologia D. 

I miei lettori sanno come in passato io abbia, anche duramente, criticato le tracce ministeriali, e certe perplessità di fondo (come la scelta per l’Analisi del Testo di un poeta non certo tra i più “frequentati” dai nostri studenti) mi restano. Però mi pare che quest’anno il Ministro Fedeli (mi spiace, ma pur in polemica con la Crusca “Ministra” non lo scrivo…) abbia avuto il coraggio di fare delle scelte interessanti, mettendo – in modo garbato, e con il supporto di opportuni documenti – i giovani davanti a questioni importanti. Importanti per loro come per noi tutti. 

Rifletterò ora brevemente su ciascuna delle Prove, provando, in forma un po’ scherzosa, ad attribuire a ciascuna di queste un voto (rigorosamente in quindicesimi!). Lo faccio, come è ovvio, a mio assoluto arbitrio, senza nessuna delle “griglie valutative” che il Ministero ci impone, e di questo chiedo scusa in anticipo a tutti. Ma – diciamo spesso tra colleghi – io alle griglie preferisco le grigliate! 

Direi che la Tipologia A è stata presentata nei modi consueti: le consegne erano chiare e davvero tutte affrontabili anche per ragazzi che ignoravano l’opera poetica di Caproni, e che pure – come i miei allievi del Liceo Classico – hanno svolto in massa la prova: VOTO 13/15.

Ottima è stata la scelta antologica e iconica della Tipologia B1: Leopardi, Pascoli, Montale Foscolo, Turner, Pellizza da Volpedo. Che volevano i nostri studenti di più e di meglio? VOTO 15/15.

Lo svolgimento della Prova B2 mi è parso il più ricco di insidie (ma vedremo poi le correzioni): chi infatti può davvero sapere se le nuove tecnologie produrranno più (così dice Federico Meta) o meno (così afferma Stefania Medetti) posti di lavoro? Impossibile trasformare sui due piedi i nostri studenti in indovini, e non potrebbe certo aiutarli chi scrive questo articolo, il quale, come avrete capito, non è un granché come profeta: VOTO 9/15.

Adeguati sono stati i documenti della Prova B3 (dove sono accostati lo storico dell’arte Alvaro González-Palacios, che seguo sempre con ammirazione sul Sole 24 Ore, e il grande Niccolò Machiavelli!). Qualche collega ha obiettato sul fatto che questo si possa davvero considerare un  Articolo-Saggio di argomento “storico-politico”; eppure credo che la “memoria” dei nostri disastri passati e recenti non possa, non debba, essere oscurata, tanto più quando il nostro Paese è ancora invaso dalle macerie del terremoto: VOTO 12/15. 

Il giudizio positivo sulla Tipologia B4 deriva dal confronto con i miei colleghi di materie scientifiche presenti in Commissione; sono stati loro a farmi notare come i tre ambiti di “istruzione, ricerca, mondo del lavoro” suggeriti dal titolo come impiego della robotica, siano stati ben esplicitati dalle tre fonti: VOTO 13/15. 

La Tipologia C, e cioè il “tema storico”, è stata proposta con l’opportuno ausilio di alcuni documenti, che fanno riferimento all’intreccio tra dinamiche migratorie e sviluppo economico; un riferimento – questo – che potrebbe suggerire anche qualche confronto contemporaneo: VOTO 13/15. 

La tipologia D è invece introdotta – come anticipavo – da una lunga riflessione di Edoardo Boncinelli, ed è davvero cosa benemerita far ragionare i giovani sul fatto che il progresso morale e civile sia più difficile e faticoso da ottenere di quello materiale (VOTO 14/15). Condivido, inoltre, l’idea che per ottenere conoscenze e tecniche possiamo studiare anche «cose scritte da persone che non ci sono più, come Einstein, Kant, Platone o Talete», mentre «i comportamenti, al contrario, sono individuali». Mi permetto però di aggiungere che anche questi comportamenti individuali possono essere guidati (anche se non costretti) da «cose scritte da persone che non ci sono più», come quei grandi esponenti della nostra cultura filosofica, letteraria, artistica o scientifica che la scuola ha il dovere di continuare a proporre ai giovani. Non vorrei che si pensasse che i giganti sulle cui spalle posiamo siano solo dispensatori di nozioni: mi piace credere che possano trasmettere anche importanti valori. E se le letture di Dante, Leopardi o Tacito che ho somministrato ai miei allievi in trent’anni di scuola sono servite a suggerire loro anche piccoli comportamenti socialmente “progressivi” , forse non avrò agito del tutto invano.

 

Mauro Reali

Docente di Liceo, Dottore di Ricerca in Storia Antica, è autore di testi Loescher di Letteratura Latina e di Storia. Le sue ricerche scientifiche, realizzate presso l’Università degli Studi di Milano, riguardano l’Epigrafia latina e la Storia romana. È giornalista pubblicista e Direttore responsabile de «La ricerca».

 

 
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