Il Decreto Legislativo che contiene le norme relative al riordino dell’Esame di Stato è stato approvato lo scorso 14 gennaio dal Governo, che lo ha inviato al Parlamento per eventuali osservazioni prima della sua conversione in Legge.

Un esame di maturità nel 1965 - dall'Archivio fotografico dell'Indire
Un esame di maturità nel 1965 - dall'Archivio fotografico dell'Indire

Il Decreto Legislativo che riforma l’Esame di Stato Il testo è ovviamente circolato anche fuori del Parlamento, tant’è che nelle scuole già si ragiona sulla “bozza” del prossimo Esame di Stato (la “Maturità”, insomma…) 2017-18, che vede coinvolte le classi che ora frequentano il quarto anno. Ciò ha portato un po’ tutti, e dunque anche chi vi scrive, a farsi qualche domanda.

Tralascio qualunque opinione sulle modalità di ammissione, sull’attribuzione dei crediti, sulla formazione delle Commissioni ecc. (roba tecnica e noiosa, ma va bene così…); e perfino sull’idea che il Colloquio orale debba prendere le mosse – in tutti i generi di Scuola – dall’esperienza dell’alternanza scuola-lavoro (roba francamente inconcepibile, per quanto concerne i Licei, per loro natura propedeutici agli studi universitari), per soffermarmi solo su quanto si dice sulla Prima Prova Scritta. 
Ecco dunque la citazione testuale del D.L.:

La prima prova, in forma scritta, accerta la padronanza della lingua italiana o della diversa lingua madre nelle scuole speciali di minoranza linguistica, nonché le capacità espressive, logicolinguistiche e critiche del candidato, consentendo la libera espressione della personale creatività. Essa consiste nella redazione di un testo di tipo argomentativo riguardante temi di ambito artistico, letterario, filosofico, scientifico, storico, sociale, economico e tecnologico. La prova può essere strutturata in più parti, anche per consentire la verifica di competenze diverse, in particolare la comprensione degli aspetti linguistici, espressivi e logico-argomentativi, oltre la riflessione critica da parte del candidato.

L’ho letta più volte e ho provato a mettere a frutto tutta la mia esperienza trentennale di esegesi ministeriale e di conoscenza a livello quasi C2 del “didattichese”, ma non c’è stato niente da fare: a meno di dietro-front, modifiche o abbagli collettivi, pare che si vada verso una tipologia unica di prova indicata come testo argomentativo riguardante etc. Certo, siamo in una fase-finestra: c’è tempo per rettifiche e aggiustamenti e non si tratta sicuramente dell’ultimo atto: le lobbies sono sempre in agguato e in quest’occasione io mi sento molto lobbista.  

Si “rottamerà” l’Analisi di un testo letterario?
Però a me l’espressione testo argomentativo per accertare la padronanza della lingua, delle capacità logiche ed espressive, e per saggiare la creatività del candidato, lascia presagire la sicura “rottamazione” della Tipologia A (Analisi di un testo letterario), già de facto surrettiziamente trasformata in questi ultimi anni nella comprensione di testi che di letterario avevano ben poco. 
Si tratta, a mio avviso, di un grave errore. Un errore che porterà sempre più a marginalizzare lo studio della storia letteraria, che pure è ancora il “cuore” delle Indicazioni Nazionali dei Licei (e non solo). E che non permetterà – ad esempio - agli studenti del Liceo Classico (percentualmente sempre primi nella scelta di questa “moribonda” tipologia di prova) di dimostrare al meglio la specificità della loro formazione critica storico-letteraria, anche da un punto di vista “tecnico”; e non mi si dica che questa sarà testata dalle – pur utili, a mio avviso - prove INVALSI, perché allora mi arrabbio davvero. 
Spero comunque di sbagliarmi e che si continuerà a consentire agli studenti di valorizzare le loro competenze con prove di tipologia diversa; né mi scandalizzerei (lo so, lo so, non sono politically correct…) che si prendesse atto della necessità di una diversificazione delle prove di Italiano a seconda dei vari indirizzi di studio: sarebbe un modo per mettere un po’ tutti i maturandi a loro agio, fatta salva le necessità di verificare sempre la padronanza della lingua italiana

Il vecchio “tema” è sempre in agguato…
C’è poi un’altra questione, strettamente connessa a quella appena affrontata. A quale tipologia di prova si sta allora pensando per la futura Maturità? Qualcosa di simile all’attuale Saggio breve e/o Articolo di giornale? Forse… anche se a me (che insegno da trent’anni) quell’allusione – per carità, sacrosanta – alla libera espressione della personale creatività senza troppe altre spiegazioni ricorda da matti il “vecchio” tema! Sì, sì, il vecchio tema! Di letteratura, di arte, di scienza, di attualità… Quello che iniziava o finiva con la solenne dizione Esponga il candidato, oppure si rivolgeva all’intera categoria di maturandi con un Voi collettivo, e che forse ora potrebbe avere un incipit più smart, del tipo Ehi, ragazzi…

Se così fosse sarebbe un vero omaggio ai colleghi orfani di questa prova, i quali ancora pensano con nostalgia ai titoli del loro infinito repertorio cartaceo del tipo Leopardi: classico o romantico? oppure L’armonia nel poema dell’Ariosto, per giungere all’immancabile Pascoli: il poeta delle piccole cose. Per tacere dei temi di ordine generale come Vedremo mai un mondo senza guerre? oppure Immagina di vivere nell’Ottocento… Sarebbe davvero – se così fosse – la rivincita di tutti quelli che pensano sia cosa buona e giusta non adeguarsi troppo alle “novità”, perché poi tutto… torna come prima! 

D’altronde la nostra Corte Costituzionale ha appena cassato ben due riforme elettorali, e si torna verso il proporzionale dei tempi belli (perché ero giovane…) del Pentapartito di Andreotti e soci. I cittadini italiani – a torto o a ragione – hanno da poco respinto la riforma costituzionale. Il Regno Unito, che vi era entrato nel 1973 (facevo le Medie), è ora uscito dalla UE, nella quale tra un po’ resterà forse solo il cosiddetto BeNeLux di quando frequentavo le Elementari (magari anche senza l’Olanda…). So che Pippo Baudo da quest’anno è ritornato a essere uno dei conduttori di Domenica In. E qui mi fermo. Attendo però con ansia che la Fiat riprenda la produzione della Duna e che si torni a fumare al cinema. Altro che Gattopardo (Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi…): per la prova di Italiano sembra che anche per quel poco che si è cambiato – a mio avviso nel verso giusto – si torni all’Ancien Régime

Amarcord: Maturità 1980
Concludo con una provocazione, e cioè ricordando il pur nobile (ci mancherebbe altro: una frase del grande De Sanctis) tema di letteratura della “mia” Maturità Classica (1980), e chiedendo ai lettori se sia possibile valutarlo con un minimo di obiettività, al di là dell’aspetto formale:

Analizzate e discutete, alla luce dei vostri studi e delle vostre convinzioni, il seguente giudizio di Francesco de Sanctis: «Il Romanticismo, come il Classicismo, erano forme sotto alle quali si manifestava lo spirito moderno. Foscolo e Parini nel loro Classicismo erano moderni, e moderni nel loro Romanticismo erano Manzoni e Pellico».

E se poi troverò qualcuno che mi sappia spiegare davvero alla luce dei suoi studi (o di qualcun altro…) cosa sia il comune spirito moderno dei quattro letterati gli pagherò una cena; anche perché lo spirto del Foscolo più che moderno era guerrier. O mi sbaglio?

Mauro Reali

Docente di Liceo, Dottore di Ricerca in Storia Antica, è autore di testi Loescher di Letteratura Latina e di Storia. Le sue ricerche scientifiche, realizzate presso l’Università degli Studi di Milano, riguardano l’Epigrafia latina e la Storia romana. È giornalista pubblicista e Direttore responsabile de «La ricerca».

 

 
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