Il mercato dei testi scolastici americani è da sempre condizionato, anche nei contenuti, dalle scelte spesso reazionarie operate in Texas.
Traduzione di Francesca Nicola.

Una classe in Texas negli anni Cinquanta

Negli Stati Uniti il processo di selezione dei libri di testo è estremamente variabile. In trenta Stati, chiamati Open Territory States, essi sono liberamente scelti da ciascun distretto e da ogni singola scuola. Negli altri, invece, tutti i distretti e i consigli scolastici adottano gli stessi manuali, scegliendoli da un elenco approvato dalle autorità. 

È il caso del Texas, dove lo State Board of Education, ossia il Consiglio Scolastico che governa autonomamente la scuola pubblica primaria e secondaria, si occupa di fissare gli standard curriculari e di approvare i materiali didattici, inclusi i manuali. Composto da quindici rappresentati dei cittadini, questo Consiglio è un organismo elettivo, ma alla sua elezione partecipano in genere poche persone. Tende quindi a essere composto da militanti ideologicizzati, sostenuti e spesso finanziati da gruppi conservatori. 
Il vantaggio elettorale tende così ad andare ai candidati con gruppi di sostenitori militanti, in particolare quelli appoggiati e finanziati da ricchi sostenitori. 

Riscrivere la scienza
Nel 2009 la notizia che il Consiglio Scolastico del Texas aveva approvato un nuovo programma di scienze gettò tutti gli Stati Uniti nello sgomento. 
Guidato da un presidente fanaticamente “creazionista”, tanto da dichiarare pubblicamente che «l’evoluzione della specie è una fandonia», questo Consiglio era infatti composto in maggioranza da reazionari, convinti che i manuali di scienze debbano spiegare «sia i punti di forza sia quelli di debolezza» della teoria darwiniana. Il processo attraverso cui il Consiglio arrivò a questa deliberazione fu ben poco lineare. All’inizio erano stati consultati docenti di chiara fama, ma con il passare del tempo il numero degli “esperti” si moltiplicò all’infinito, sino a includere consulenti più ideologicamente schierati che professionalmente preparati.
Di fronte alle polemiche scaturite su scala nazionale, il Consiglio ha infine stabilito di includere nei manuali un invito a riflettere sul fatto che la selezione naturale non è sufficiente a spiegare la complessità delle cellule umane e un appello agli studenti perché considerino le lacune nella documentazione fossile, specificando che disponiamo di una documentazione dettagliata della storia evolutiva solo per alcuni gruppi di organismi. 

Riscrivere la storia 
Nel 2010 l’attenzione del Comitato texano si è spostata sul programma dei social studies, equivalente alle nostre scienze sociali ed educazione civica. 
Gli insegnanti incaricati di redigere le linee guida del corso hanno dovuto lavorare insieme a “esperti” imposti dal Consiglio, uno dei quali ha più volte affermato pubblicamente che l’imposta sul reddito è in contrasto con la parola di Dio nelle Sacre Scritture. Non sorprende che l’esperto sia un membro dei Minutemen, milizie paramilitari già attive nel secondo dopoguerra che costituiscono veri e propri eserciti locali fuori da ogni controllo legale, perfettamente armati e pronti a reagire contro le violazioni dei diritti del popolo americano, sensibili in particolare al diritto di possedere qualunque tipo di arma. Fanno parte del Patriot Movement, termine in cui gli studiosi includono una serie di organizzazioni che comprendono sia gruppi tradizionali della destra anticomunista sia realtà più recenti, come le frange più intransigenti dei Tea Party. Sono realtà che ostentano un attaccamento intransigente alla costituzione e un’estrema ostilità verso il governo federale, di cui contestano l’imposizione fiscale. 

Questioni di linguaggio 
Dopo un anno dedicato alla revisione del programma dei social studies, il Consiglio ha stabilito che gli studenti dovrebbero studiare l’abbandono del gold standard [il sistema che vincolava la moneta all’oro] come un fattore di diminuzione del valore del dollaro. 
Il Consiglio ha inoltre suggerito che nella sezione sulla caccia alle streghe anticomunista di McCarthy durante gli anni Cinquanta fosse incluso un passaggio in cui si precisa che d’altro canto, «i sospetti di un’infiltrazione comunista nel governo degli Stati Uniti sono stati confermati da diversi documenti del progetto Venona», un programma di collaborazione tra le agenzie di spionaggio degli Stati Uniti con il MI5 e il GCHQ del Regno Unito per decodificare i messaggi spediti da agenzie sovietiche. 

Un’altra decisione molto discussa è stata l’eliminazione di Thomas Jefferson, fautore della separazione fra Stato e Chiesa, dal capitolo sui pensatori politici più influenti, sostituito da Calvino e Tommaso D’Aquino. Una sorte toccata anche a Sonia Sotomayor, giudice della Corte Suprema di Giustizia, la prima ispanica a ricoprire tale incarico. Significativamente, nessun ispanico è menzionato nei manuali adottati in Texas, nonostante i latinos costituiscano quasi la metà della sua popolazione studentesca. 
Non sono poi mancate strepitose gaffe. Basti pensare all’espulsione da un elenco di autori di Bill Martin Jr., autore di Baby Bear, Baby Bear, What do You See?, un’innocua favoletta per bambini di terza elementare. Qualcuno del Consiglio lo aveva confuso con il filosofo Bill Martin, autore di Ethical Marxism. The Categorical Imperative of Liberation

In molti casi non è stato possibile togliere brani interi del testo o inserirne di nuovi. Gli “esperti” del Consiglio hanno allora imposto di sostituire alcune parole a loro parere «discutibili» con altre più accettabili. Così «capitalismo» è stata rimpiazzata da «sistema di libera impresa»; «democrazia» sostituita con «repubblica costituzionale». Hanno persino proposto di eliminare il termine «schiavitù» dal capitolo sulla storia della tratta transatlantica, in favore della più edulcorata espressione «commercio triangolare dell’Atlantico». 

La crociata dei coniugi Gabler 
Fin dagli anni Sessanta la selezione di libri scolastici in Texas è stata un obiettivo della destra religiosa, contraria a che gli scolari siano indottrinati al secolarismo, e dei politici conservatori, spaventati dal fatto che ai loro figli venga fornita una rappresentazione troppo lusinghiera del governo federale. 

A iniziare la crociata sono stati Mel e Norma Gabler, due cittadini qualunque che nel 1961 scoprirono numerosi errori (a loro avviso) nel testo di storia del figlio. Partendo dal tavolo della loro cucina di Hawkins, una piccola città nella contea del Nord Est del Texas, i Gabler fondarono la Educational Re-
search Analysts, un’organizzazione senza scopo di lucro finalizzata a «stanare» le affermazioni secolariste e anti-cristiane nei manuali di tutto il Paese. 

I coniugi Gabler portavano i loro sostenitori agli incontri di formazione del Consiglio Scolastico, esibendo quello che chiamavano «rotolo della vergogna»: lungo 54 piedi [circa 16 metri], questo foglio elencava tutte le possibili obbiezioni al contenuto dei manuali. Dobbiamo a loro se a un certo punto il New Deal è stato tolto dalla linea temporale degli eventi significativi della storia americana e se dal 1974 i testi scolastici che citano la teoria dell’evoluzione sono costretti a identificarla solo come «una delle diverse spiegazioni sulle origini del genere umano» e come «una mera ipotesi, non una teoria verificabile».

Foto di classe nel 1958 in Texas

Gli editori sotto ricatto
Ma come è possibile che quanto deciso in Texas abbia un’influenza diretta su tutti i manuali del Paese? La risposta sta nella combinazione di due fattori: i meccanismi dell’economia di scala e il funzionamento del mercato editoriale scolastico. 

Negli Stati Uniti i costi di edizione dei manuali sono elevatissimi. Richiedono in media da tre a cinque anni di lavoro, ma si arriva addirittura a un decennio per alcuni testi scientifici universitari. Contano le spese per far conoscere il proprio prodotto in un mercato di dimensioni continentali, ma soprattutto pesano i costi di produzione editoriale. Per realizzare un manuale universitario di medicina, ad esempio, bisogna che numerosi medici e illustratori collaborino fra loro per realizzare immagini esplicative di alto valore scientifico. Per questo tipo di testi il costo di produzione può arrivare anche a 5 milioni di dollari. 

Poiché gli investimenti sono così alti, gli editori non possono rinunciare al mercato del Texas, il più grande Stato americano dopo l’Alaska, in cui ogni anno gli studenti acquistano complessivamente ben 48 milioni di manuali, scolastici e universitari, il numero più alto dopo la California. Ed è per loro indispensabile minimizzare il rischio di incorrere nelle reprimende del Comitato texano, che in tal modo acquisisce di fatto un’enorme influenza sul mercato nazionale. 

Basti pensare che solo nel 1994, il Consiglio chiese ben 400 revisioni in cinque manuali di medicina, fra le quali vi era la cancellazione di numeri verdi  di associazioni per la prevenzione del suicidio fra gli adolescenti e per l’assistenza a gay e lesbiche. La casa editrice Holt, Rinehart e Winston, alla quale venivano rivolte le maggiori critiche, annunciò che avrebbe ritirato il suo libro dal mercato texano piuttosto che rispettare queste revisioni. Un decennio dopo, però, è tornata in Texas con un nuovo manuale in cui l’omosessualità non è neanche citata. 

Fra ideologia e mercato
Il Texas non è l’unico Stato con gruppi di pressione agguerriti che cercano di stabilire il contenuto dei libri di testo. Anche la California, che vanta il maggior numero di studenti delle scuole pubbliche, potrebbe avere un’influenza analoga a livello nazionale. Ma i manuali prodotti in questo Stato hanno un’impostazione progressista difficilmente esportabile nel resto del Paese. Ad esempio, le informazioni su genere, salute riproduttiva ed educazione sessuale sono sempre capillari. 

Il professore Keith Erekson, direttore del Centro per l’Insegnamento e l’Apprendimento della Storia presso l’Università del Texas a El Paso, afferma che la California chiede agli autori dei manuali di presentare una narrazione “californi-centrica”, non adatta a qualsiasi altro luogo, mentre «la narrazione del Texas può essere utilizzata anche in altri Stati». Di fatto, seppure gli editori mantengono un grande riserbo sui dati di vendita, è risaputo che la percentuale dei manuali di social studies ispirati alle direttive del Comitato texano occupa l’80% di questo mercato a livello nazionale.

Le ultime revisioni
Nel 2014 il Consiglio del Texas ha approvato l’elenco dei nuovi manuali adottabili nelle scuole. Le revisioni maggiori sono state applicate ad alcune teorie scientifiche. In un testo di geografia sono stati inseriti alcuni passaggi che mettono in discussione la responsabilità dell’uomo sul cambiamento climatico: «Tutti gli scienziati sono d’accordo sul fatto che il clima sta cambiando. Ma non sono d’accordo sulle cause». 

Sono idee che riflettono le posizioni dell’Heartland Institute, un centro studi di dubbia credibilità finanziato dai fratelli David e Charles Koch, imprenditori con idee conservatrici che sovvenzionano decine di organizzazioni, istituti e centri studi al fine di mobilitare l’opinione pubblica e la politica contro l’amministrazione Obama e i suoi provvedimenti, a cominciare dalla riforma della sanità. 

Texas freedom network (Tfn), un’organizzazione senza scopo di lucro che difende la libertà religiosa e contrasta la diffusione di idee ultraconservatrici nella società texana, ha scoperto che molti esperti selezionati per esaminare i manuali non avevano né esperienza didattica né, in certi casi, un diploma scolastico. Solo tre delle 140 persone che formavano le commissioni avevano incarichi presso college o università del Texas. Molti dei commissari selezionati erano attivisti politici di orientamento conservatore. Tra questi Mark Keough, un pastore candidato al parlamento del Texas con il Partito Repubblicano. Qualche tempo fa, durante un’intervista, egli ha dichiarato: “Non credo che nella Costituzione esista una separazione tra Stato e Chiesa”.

La reticenza degli editori
Oggi il Consiglio del Texas è meno potente rispetto al passato. L’integrazione dei testi cartacei con materiali didattici digitali e con il web rende più facile per gli editori aggirare le preferenze di un singolo Stato, non importa quanto grande sia. Ma in un certo senso l’influenza del Texas è più forte che mai, ed è destinata a durare per anni, se non per generazioni. Le sue censure, infatti, hanno influenzato direttamente non solo i contenuti, ma anche lo stile con cui tutti i manuali del Paese sono scritti. 

Bisogna considerare che negli Stati Uniti il manuale tipico è composto da un testo base spezzato da moltissimi “box” che includono le biografie di personalità di spicco, mettono in evidenza aspetti particolari, questioni sociali o eventi storici specifici.
A mano a mano che le battaglie sui libri di testo si sono inasprite, quei box si sono moltiplicati come funghi. Un inserto grafico, infatti, è il luogo ideale per mettere o togliere gli argomenti oggetto di discordia, senza dover modificare il testo di base. È anche il luogo dove, per seguire l’eguaglianza razziale e di genere, possono essere infilate mini-biografie di donne importanti o di celebrità appartenenti a minoranze razziali. In un’epoca di editoria computerizzata, inoltre, cambiare i box è particolarmente facile, certamente più facile che dover cambiare il testo, un’operazione molto più costosa. 

Per tutte le pressioni che nel corso degli anni hanno subito, gli editori hanno ormai assunto l’abitudine di evitare un linguaggio chiaro e vivace, sempre a rischio di sollecitare le ire di una fazione o di un’altra. Nel tentativo di non prestare il fianco a critiche, chiedono agli autori di rimanere su un piano di generalità e astrattezza. Gli insegnanti e gli studenti americani devono quindi lavorare su testi reticenti e orientarsi in una selva interminabile e un po’ caotica di box. Il Texas non è mai riuscito a togliere l’evoluzione dai manuali di scienze. È riuscito però a rendere l’evoluzione, ma anche la storia e in generale ogni materia, estremamente fumosa.

Tratto da: Gail Collins, How Texas Inflicts Bad Textbooks on Us, in «The New York Review of Books», New York, 21 giugno 2012.

Gail Collins

è editorialista del  «The New York Times » e autrice di As Texas Goes: How the Lone Star State Hijacked the American Agenda (2012).

 
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