Un corso di formazione studiato da due insegnanti ed esperte teatrali, con l’obiettivo di fornire qualche proposta teorica e molti suggerimenti pratici e applicabili. Dopo un primo assaggio, ecco il secondo contributo, sul tema.

La compagnia dei burattini del Pinocchio illustrato da Attilio Mussino nel 1911.

Il tema può fare del laboratorio teatrale un canale educativo sintonizzato con varie discipline, e può essere l’occasione per collegarlo a un progetto vasto abbracciato da tutta la scuola, o Istituto Comprensivo, anche in vista dell’orientamento all’iscrizione, o partire da una scelta mirata a una specifica esigenza didattica di classe. In entrambi i casi può essere terreno di sperimentazione (in orizzontale e in verticale) che apre al confronto ragazzi e docenti.
Ciò che attrae il bambino /ragazzo verso l’attività teatrale è l’opportunità di imparare attraverso il lavoro collettivo, in modi non convenzionali, uscendo dal banco, “giocando” con gli insegnanti e i compagni a “fare finta di”.

Alcune regole, anzi suggerimenti.
Ogni tema è quello giusto, o può diventarlo, a patto di seguire alcuni semplici criteri:
– evitare le scelte improvvisate; 
– passare le prime idee al vaglio severo degli obiettivi fondamentali, tra cui la possibilità di far esprimere al meglio i ragazzi, a partire dalle loro varie abilità; l’apertura a tanti eventuali contributi dei ragazzi, dell’insegnante, del formatore; l’accessibilità; l’adattabilità al pubblico che dovrà assistere alla performance finale. 
– mettersi nei panni dei ragazzi: è un passo difficile, ma anche la sola strada perché il teatro sia davvero un’esperienza formativa e si depositi nella mente;
–essere pronti a rinunciare a temi affascinanti ma poco comprensibili; essere decisi a non inchiodare una classe al recupero di memorie care solo agli adulti; ricercare la condivisione intorno al tema prescelto; 
–non perdere di vista gli obiettivi educativi e formativi del teatro: anche il gioco è crescita, ovviamente, ma il gioco teatrale che si fa a scuola deve tendere a qualcosa di diverso e più alto.

Detto tutto questo, sono frequenti le situazioni in cui l’insegnante si trova di fronte a richieste più o meno esplicite che potrebbero avere risposte naturali nel laboratorio teatrale, ma un tema scelto per necessità non sempre dà il la a un laboratorio teatrale gradito da tutti e pienamente efficace anche rispetto all’intenzione di partenza.
Forniamo un esempio realistico di quanto può accadere all’insegnante che si occupa di teatro e che intende lavorare sui cosiddetti temi utili.

Ipotesi:
Un ragazzo ama molto il videogioco X. Si tratta di un alunno problematico, che non parla mai e solo se l’argomento cade sul quel particolare gioco, si accende e partecipa.
L’insegnante ritiene utile scegliere proprio quel videogioco come tema del laboratorio teatrale. L’obiettivo è il coinvolgimento del ragazzo difficile e la sua integrazione: se la scuola si occupa di ciò che gli piace, la scuola può diventare uno spazio accettato.

Possibili criticità: 1) a molti compagni quel gioco non piace e reclamano attenzione ai propri preferiti; 2) una parte della classe non è interessata ai videogiochi, anzi in famiglia cercano di dirottare altrove le attenzioni dei figli; 3) è forte l’incertezza del trattamento: demonizzare i videogiochi? Scoraggiare dal loro uso proponendo alternative? Quali?; 5) rischio di divisione in blocchi del gruppo.

Possibili soluzioni: 1) il tema può diventare “il gioco”: in tal caso tutti i ragazzi si sentono coinvolti; 2) il ragazzo “difficile” non diventa un caso e al tempo stesso può esprimersi con la sua specifica predilezione, mantenendosi all’interno del gruppo di “giocanti”; 3) il lavoro collettivo permette anche di superare il rifiuto della classe e dei compagni, tipico dei ragazzi problematici.

Come si può osservare, ogni scelta tematica offre aperture e nasconde tranelli, per cui il criterio sempre valido è quello di avviare il lavoro con le maggiori consapevolezze possibili su quanto potrà accadere. Un laboratorio teatrale non è un percorso dalle tappe fisse e dall’arrivo scontato: tutto è modificabile, basta non affezionarsi troppo al proprio progetto iniziale ed essere disponibili a cambiare strade e strumenti anche in corso d’opera, in base alle reazioni dei ragazzi e alle dinamiche suscitate di volta in volta. Ne guadagnerà il gruppo in coesione e coinvolgimento: che sono poi tra le più significative finalità del teatro a scuola.

I Carabinieri del Pinocchio illustrato da Attilio Mussino.

Entrando nel vivo delle scelte che la scuola incoraggia con maggior frequenza, emergono i temi di grande respiro, di solito legati all’educazione alla cittadinanza, un grande contenitore al cui interno trovano spazio argomenti e discipline di vario tipo. 
Ma come far passare efficacemente le tematiche di taglio civile, teoricamente importanti, nella mente dei giovanissimi, senza finire in percorsi incerti e estranei ai loro interessi? Tutto quanto si presenta loro come astratto e scarsamente tangibile implica il rischio di rimanere in aria.

In questi casi, il teatro viene visto come strumento prezioso per veicolare concetti complessi, dato il suo carattere vistosamente operativo: sono le situazioni in cui anche gli insegnanti più refrattari alle attività di drammatizzazione affidano volentieri ai colleghi responsabili dei laboratori teatrali il mandato collettivo e la conseguente responsabilità della riuscita generale del progetto.

A questo punto, occupiamoci di uno dei temi più classici nell’ambito dell’impegno civile, su cui la scuola lavora molto e diffusamente: la legalità. 
Il tema presenta problemi evidenti, tra cui spicca l’astrattezza, avvertita da grandi e piccoli, e la complessità del sistema di valori.
Ancora una volta ricorriamo al nostro Pinocchio per qualche spunto operativo: se si lavora sulla legalità, la storia di Pinocchio è esemplare.
Pinocchio è disobbediente alle “buone regole” fin dalla nascita e continua a esserlo per quasi tutta la narrazione, cioè finché si convince definitivamente a rispettarle per interrompere la catena di conseguenze negative per se stesso e l’amato babbo, derivate dalle sue infrazioni.

In un progetto di teatro-scuola, impostato su Pinocchio, si ipotizza la successione di una serie di quadri sulla sua disobbedienza, dove cambiano gli interpreti del protagonista e degli altri personaggi (Geppetto, Fata, Gatto, Volpe…). Questo permette di coinvolgere tutti i ragazzi negli stessi ruoli e nella condivisione totale del lavoro di preparazione.
In vista del coinvolgimento dell’intera classe nei vari ruoli, è opportuno aggiungere al training iniziale di movimento e vocalità alcuni esercizi specifici da fare dopo che i ragazzi avranno letto in classe Pinocchio, parzialmente o integralmente.
L’insegnante che abbia già progettato i “tagli” da fare all’opera in funzione di una messa in scena, probabilmente guiderà i ragazzi in una lettura parziale del testo di partenza.

Lucia Matergi e Maria Cristina Angeli

Lucia Matergi, docente di italiano e latino nei licei, ha alternato l’attività scolastica con quella politica-amministrativa, nei settori della scuola, della cultura e del sociale. Da qui la sua attenzione verso l’aspetto performativo dell’istruzione, inteso come coinvolgimento interattivo dei ragazzi e potenziamento della creatività. Conduttrice di laboratori di pratica teatrale riservati a studenti e docenti, è coordinatrice scientifica della Rassegna del teatro della scuola di Grosseto e ideatrice e curatrice della Rete Toscana Scuola e Teatro.

Maria Cristina Angeli, docente di letteratura italiana e storia nei licei, dall’osservazione dei propri allievi ha tratto spunto per sperimentare modalità di incontro tra loro e le discipline curricolari, approdando così al gioco teatrale applicato alle pagine delle discipline scolastiche. Particolarmente interessata al lavoro in gruppo dei giovani, ha dedicato molti anni al coordinamento di laboratori teatrali scolastici. Conduttrice di laboratori di pratica teatrale riservati a studenti e docenti, cura la Rete Toscana Scuola e Teatro. Da venti anni coordina la Rassegna del Teatro della scuola di Grosseto.

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