Al Ministero nessuno mi legge con attenzione, e questo è più che ovvio (oltre che legittimo e sacrosanto…). Infatti due anni fa – su queste colonne – lamentavo qualche incertezza nella “formulazione e della chiarezza delle consegne proposte” (scusate se mi cito…), e – soprattutto – esprimevo la mia perplessità, nell’ambito della Tipologia A (Analisi del testo), sulla richiesta soffermati formulata in più domande.

L'astronauta Aki Hoshide si fa un selfie durante la Spedizione 32 del settembre 2012.

Evidentemente quella richiesta gentile quanto vaga, che si potrebbe fare con tono un po’ aulico a un amico dopo la partita di calcio vista insieme (“soffermati a commentarla con me”), oppure con tono romantico d’altri tempi alla fidanzata (“soffermati con me per un aperitivo”) piace al Ministero, che l’ha voluta inserire al punto 2.3 del commento al bel passo di Umberto Eco, laddove chiede: Soffermati sul significato di “potere immateriale” attribuito da Eco alla letteratura. Quanto a lungo si saranno soffermáti gli studenti che debbo esaminare, lo scoprirò lunedì, all’atto delle correzioni…

Ma veniamo al “sugo” – direbbe Manzoni – delle tracce, nel complesso accettabili, in parte previste e comunque – come si suole dire – fattibili. Con però una piccola/grande osservazione complessiva, e cioè l’evidente (e forse eccessivo) superamento della prospettiva disciplinare (termine un po’ antiquato, ma che penso che la scuola non possa permettersi di buttar via del tutto); nel senso che l’analisi testuale del saggio di Eco (Tipologia A) parla di letteratura ma non è un testo letterario, e che il saggio d’ambito socio-economico (Tipologia B2) propone una documentazione davvero scarna e poco specialistica.
C’è però una forma di superamento disciplinare che rasenta il completo annullamento di una prospettiva metodologica: alludo alla “censura” quasi totale della storia intesa in prospettiva diacronica, se è vero che il pur ottimo saggio d’ambito storico-politico (Tipologia B3) parla in realtà del metastorico “valore del paesaggio”, e che il “tema storico” vero e proprio (Tipologia C) sul voto femminile in Italia è una sorta di “micro-saggio breve”, con riflessioni più psicologiche che storiche di Alba de Cespedes (scritta col solito errore Céspedesp) e Anna Banti. 

Interessanti e – a modo loro – originali, il saggio di ambito tecnico-scientifico (Tipologia B4), sull’uomo e lo spazio (chi scrive si emoziona ancora pensando allo sbarco sulla Luna di Neil Armstrong e Buzz Aldrin, il 20 luglio 1969…) e il tema d’ordine generale (Tipologia D) sul complesso (e più che mai attuale) concetto di confine, tutt’altro che il “tema-materasso” che alcuni studenti sognano come ultima spiaggia! Nella media di una certa mediocritas ministeriale, per concludere, il saggio sul rapporto padre-figlio nella letteratura del Novecento (Tipologia B1); argomento non originale, ma solido: peccato l’assenza di un riferimento alla Coscienza di Zeno di Italo Svevo, che avrei preferito allo scialbo e poco significativo passo di Federigo Tozzi. 

Ricapitoliamo, dunque. Penso che la scelta ecumenica di tracce “buone per tutti gli indirizzi” abbia comunque prodotto esiti nel complesso “più che sufficienti” (glielo diamo – cari colleghi - un 6 ½ al Ministro Giannini?). Che l’omaggio a Eco fosse dovuto, così come quello alle donne italiane che – con orgoglio – nel 1946 votarono per la prima volta; e che le recenti gesta astronautiche di Samantha Cristoforetti legittimassero il rinnovato interesse per lo spazio. 

Ribadisco però, tra quanto già detto prima, il mio dispiacere per la “censura” della storia, accompagnato da una più generale preoccupazione per il decadimento della prospettiva storica nella scuola e nelle università italiane: ne parlavano di recente anche alcuni autorevoli storici (appunto…) sulla Lettura, supplemento domenicale (19.06.16) del Corriere della sera. Non vorrei infatti – ma forse è già avvenuto… – che si passasse da un estremo all’altro, e cioè da una generazione (la mia) che ha passato elementari e medie a contemplare i “santini” di Garibaldi, Cavour e Mazzini, a una generazione che sa contemplare soltanto se stessa (e ipotizzare un nebuloso futuro); una generazione intenta a scattare una sorta di selfie collettivo nel quale il passato si intravvede in lontananza in forme sfumate, confuse e poco riconoscibili.
Eppure – lo scriveva Francesco De Gregori non Rosario Villari! – la Storia non ha nascondigli / la Storia non passa la mano, proprio perché la Storia siamo noi. Attenzione: se la scuola la misconosce si prende la responsabilità di creare generazioni dalla memoria corta, che non si scandalizzano se un quotidiano nazionale regala Mein Kampf come un tempo si regalava – in epoca estiva – un colorato telo da spiaggia…

Mauro Reali

Docente di Liceo, Dottore di Ricerca in Storia Antica, è autore di testi Loescher di Letteratura Latina e di Storia. Le sue ricerche scientifiche, realizzate presso l’Università degli Studi di Milano, riguardano l’Epigrafia latina e la Storia romana. È giornalista pubblicista e Direttore responsabile de «La ricerca».

 

 
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