È proprio inevitabile proporre sempre e comunque
testi disciplinari “difficili” per abituare alla 
“complessità” delle conoscenze e della cultura? 
Perché considerare ancora la semplificazione 
come banalizzazione dei contenuti e mortificazione 
degli studenti? E se scoprissimo che gli strumenti 
e le tecniche che usiamo per i BES sono validi per tutti?

Italo Calvino, fotografia di G. Giansanti, 1984, © Contrasto

Da due anni ho l’incarico del Laboratorio di Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione nei percorsi di Specializzazione sul Sostegno a Torino, per la scuola secondaria di secondo grado. In entrambi i corsi ho presentato ai corsisti il software FacilTesto e molti di loro lo hanno utilizzato nella realizzazione del prodotto multimediale che costituisce uno dei risultati professionali della loro formazione.
Nessun corsista – nonostante molti già operassero con persone in condizioni di disabilità – lo aveva mai sentito nominare prima. Qualcuno conosceva i principi basilari del “linguaggio piano1”, in particolare il suggerimento di inserire in un proprio scritto soltanto le difficoltà davvero necessarie. Nessuno, però, conosceva i “Protocolli dei tre livelli di adattamento per i testi scolastici2”, che riprendo qui di seguito:

Livello 1, adattamento a una 
insufficiente competenza linguistica
Il lessico è costituito prevalentemente (80-90%) da parole appartenenti al repertorio fondamentale del Vocabolario di Base di De Mauro.
Completo annullamento dell’espediente stilistico della variatio e dell’uso pleonastico di aggettivi e avverbi.
Le frasi contengono meno di 15 parole e sono organizzate sul versante sintattico da frasi nucleari complete ampliate da modificatori e avverbiali, frasi binucleari coordinate di azioni congiuntive e disgiuntive.
Esplicitazione costante del soggetto che svolge l’azione.
Assenza di forme passive.
Mantenimento di livelli elevati di coesione e di coerenza del testo, con conservazione dell’identità di referenza del testo, dell’ordine logico e gerarchico delle sequenze, dell’aderenza alla grammatica delle storie e dell’esplicitazione dell’obiettivo e della motivazione del testo.
Controllo dei riferimenti enciclopedici ed eliminazione dei processi inferenziali richiesti per la comprensione del testo.
La veste grafica prevede un corpo tipografico sufficientemente grande, un numero di parole per pagina compreso tra 80 e 150, paragrafi brevi e pagine poco fitte.
Il testo è accompagnato da immagini esplicative analogiche colorate.

Livello 2, adattamento a una 
mediocre competenza linguistica
Il lessico è costituito prevalentemente (80-90%) da parole appartenenti al repertorio fondamentale e al repertorio di alto uso del Vocabolario di Base.
Parziale annullamento dell’espediente stilistico della variatio e dell’uso pleonastico di aggettivi e avverbi.
Le frasi contengono meno di 20 parole e sono organizzate sul versante sintattico da frasi nucleari complete ampliate da modificatori e avverbiali; frasi binucleari coordinate di azioni congiuntive e disgiuntive; frasi binucleari subordinate causali e temporali (esplicite con verbo di modo finito) e finali (implicite con verbo di modo indefinito).
Esplicitazione incostante del soggetto che svolge l’azione.
Introduzione di forme passive.
Mantenimento di livelli medi di coesione e di coerenza del testo; conservando in modo parziale l’identità di referenza del testo; l’ordine logico e gerarchico delle sequenze; l’aderenza alla grammatica delle storie e l’esplicitazione dell’obiettivo e della motivazione del testo.
Controllo dei riferimenti enciclopedici e riduzione dei processi inferenziali richiesti per la comprensione del testo.
La veste grafica prevede un corpo tipografico di moderata dimensione; un numero di parole per pagina compreso tra 150 e 200; paragrafi di moderata lunghezza e pagine più ricche di testo rispetto al livello 1 (Iniziale).
Il testo può essere accompagnato da immagini più schematiche anche in bianco e nero.

Livello 3, adattamento a una 
quasi sufficiente competenza linguistica
Il lessico è costituito prevalentemente (80-90%) da parole appartenenti al repertorio fondamentale; di alto uso e di alta disponibilità del Vocabolario di Base; con l’introduzione di parole non appartenenti al Vocabolario di Base.
Presenza significativa dell’espediente stilistico della variatio e dell’uso pleonastico di aggettivi e avverbi.
Le frasi contengono anche più di 20 parole e sono organizzate sul versante sintattico dall’introduzione delle frasi subordinate consecutive; ipotetiche; concessive; avversative; comparative; modali; aggiuntive; esclusive; eccettuative e limitative.
Prevalente tendenza a rendere implicito il soggetto che svolge l’azione.
Presenza costante di forme passive.
Mantenimento di livelli incostanti di coesione e di coerenza del testo.
Controllo dei riferimenti enciclopedici e richiesta all’alunno di eseguire frequenti processi inferenziali necessari per la comprensione del testo.
La veste grafica prevede un corpo tipografico definito dal testo originale e un numero di parole per pagina compreso tra 200 e 250.
Il testo può non essere accompagnato da immagini.

Nati per compensare le difficoltà degli alunni sordi, i tre protocolli sono stati empiricamente utilizzati in diverse situazioni per adattare parti di libri di testo “ordinari”, ma anche come criteri di scrittura controllata, ovvero per la produzione di testi costruiti innanzitutto per essere comprensibili. Molti dei miei corsisti si sono cimentati con l’una e l’altra possibilità e l’opportunità, inizialmente velata di tecnocrazia – qualcuno addirittura immaginava che il programma fosse in grado di automatizzare l’operazione di adattamento, quando invece esso fornisce una serie di statistiche quantitative e propone i protocolli come check list di riferimento –, è stata poi considerata molto significativa e davvero arricchente sul piano didattico e, prima ancora, cognitivo.
Tutti gli aspiranti insegnanti dei due corsi hanno infatti tirato la medesima conclusione: semplificare un testo già esistente è molto complesso così come scriverne uno nuovo “controllato”. Perché agire intenzionalmente e costantemente sul testo e con il testo per farsi capire è un modo di procedere che porta alla luce «quanto a scuola tutti diamo troppo spesso per scontato nello scrivere e nel (far) leggere», come ha sintetizzato in modo quanto mai efficace una corsista presentando il proprio lavoro.

L’idea di fondo dell’adattamento protocollare dei testi e della scrittura controllata è fortemente inclusiva sul piano della cittadinanza culturale, perché ipotizza che con opportuni accorgimenti possano diventare più accessibili nozioni, matrici concettuali e altri contenuti dai quali siano state rimosse le complicazioni linguistico-cognitive inutili.
Siamo lontani dall’aver dimostrato che si tratti di una sfida che è possibile vincere. Ma certo è una prospettiva più stimolante e democratica di quella che assumono i molti colleghi che pensano che sia inevitabile proporre sempre e comunque agli studenti testi disciplinari “difficili”, per allenarli e abituarli alla “complessità” delle conoscenze e della cultura. E che vivono la semplificazione come banalizzazione dei contenuti e mortificazione degli studenti. Che hanno una visione quasi deterministica della scrittura e non si pongono minimamente il problema del fatto che il variare delle relative intenzioni, tecniche e strategie può determinare condizioni anche molto diverse di richiesta, attivazione e sostegno della comprensione. E quindi dell’apprendimento.

NOTE
1. Cfr. http://www.unibz.it/it/education/welcome/pages/LinguaggioPiano.aspx.
2. Cfr. M. T. Tiraboschi (a cura di), La cornacchia ladra. Guida per gli insegnanti al testo di facile lettura, Tecnodid, Napoli 1994.

Marco Guastavigna

Insegnante nella scuola secondaria di secondo grado e formatore. Tiene traccia della sua attività intellettuale in www.noiosito.it.

 
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