A partire dalla riforma Moratti fino a quella Gelmini, è diventata centrale l’esigenza di ripensare la vecchia Educazione civica per rendere più efficace la formazione dei nuovi cittadini.

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La riforma Moratti (Legge 28 marzo 2003 n.53) ha introdotto nella scuola una nuova materia, l’educazione alla convivenza civile, che presenta però caratteristiche diverse rispetto alle materie tradizionali. Gli aspetti principali di questa nuova disciplina, relativamente alle scuole medie superiori, sono chiarite nel Decreto Legislativo 17 ottobre 2005, n. 226. Il decreto riguarda l’applicazione della riforma del 2003 nella scuola superiore e in esso i riferimenti all’educazione alla convivenza civile sono numerosi: in apertura si ricorda che “Nel secondo ciclo del sistema educativo si persegue la formazione intellettuale, spirituale e morale, anche ispirata ai principi della Costituzione, lo sviluppo della coscienza storica e di appartenenza alla comunità locale, alla collettività nazionale e alla civiltà europea”. Poco più avanti si ribadisce: “I percorsi liceali e i percorsi d’istruzione e formazione professionale nei quali si realizza il diritto-dovere all’istruzione e formazione sono di pari dignità e si propongono il fine comune di promuovere l’educazione alla convivenza civile, la crescita educativa, culturale e professionale dei giovani…”.

Nell’allegato A, relativo al profilo in uscita degli studenti, e quindi agli obiettivi da perseguire, la nuova materia viene approfondita e articolata. Si tratta sia di conoscere gli ordinamenti dello Stato, a partire dalla Costituzione, sia di conoscere i valori che ispirano gli ordinamenti e la vita democratica, sia di essere in grado di partecipare al dibattito culturale, sia di “cogliere la complessità dei problemi esistenziali, morali, politici e sociali, economici e scientifici e formulare risposte personali argomentate”. 

A queste finalità generali se ne aggiungono altre, suddividendosi negli obiettivi specifici in sei aree di apprendimento: educazione alla cittadinanza, stradale, ambientale, alla salute e infine educazione alla relazione e all’affettività. Questa nuova prospettiva comprende quindi anche la vecchia Educazione civica ma non si esaurisce in essa e si raccomanda infatti esplicitamente un approccio interdisciplinare che coinvolga in diversa misura tutti gli insegnanti del consiglio di classe.Al primo punto dell’allegato A viene evidenziato un altro nucleo di finalità relative alla “Conoscenza di sé”, in particolare prendendo coscienza “delle dinamiche che portano all’affermazione della propria identità attraverso rapporti costruttivi con adulti e coetanei”. I due punti, la conoscenza di sé e l’educazione alla convivenza civile, sono strettamente collegati se si considera, come le indicazioni suggeriscono, che la prima si forma attraverso il rapporto costruttivo con gli altri.Consideriamo ora il progetto.

Coniugando questi due aspetti, l’istituto Russell Newton di Scandicci (provincia di Firenze, Dirigente scolastico prof.ssa Sandra Ragionieri Scotti) ha avviato fin dall’anno scolastico 2006/2007 un progetto dal titolo significativo: “Per capire chi siamo. I saperi di cittadinanza”. Anche se successivamente la riforma Gelmini ha in parte modificato quella Moratti introducendo il nuovo insegnamento “Cittadinanza e Costituzione”, il progetto ha conservato la propria validità, orientata all’acquisizione dei saperi essenziali per comprendere la realtà contemporanea. Attualmente sono state privilegiate le seguenti aree: diritto, storia ed economia.

Operativamente, il progetto si svolge mediante alcune fasi intensive, che coinvolgono contemporaneamente per alcuni giorni l’intero istituto, e alcune fasi di lavoro in classe. Una prima fase intensiva di tre giorni si svolge in dicembre o in gennaio e prevede che in ogni classe si tengano lezioni di Diritto, di Economia e di Storia nella prima parte della mattinata, seguiti da attività di approfondimento e da lavori di gruppo nelle ultime ore.Analizziamo ora i contenuti. Per ogni fascia di classi sono previsti argomenti diversi: nelle classi prime si affronta il tema “L’Italia è una Repubblica democratica. Una fotografia dell’Italia di oggi”, analizzando la realtà italiana dal punto di vista giuridico-costituzionale e socio-economico; nelle classi seconde si sviluppa il tema “I diritti e i doveri dei cittadini”, sia in riferimento alla Costituzione, sia analizzando le principali dinamiche sociali, come ad esempio quelle interculturali; nelle terze si approfondisce un tema scientifico, nello specifico quello dell’energia nucleare, con le implicazioni politiche e sociali legate soprattutto ai referendum; nelle quarte il tema è quello del lavoro, sia mediante una ricostruzione della storia recente (dallo Statuto dei lavoratori in avanti), sia con un approfondimento giuridico ed economico delle diverse tipologie di contratti a tempo determinato attualmente esistenti; nelle quinte, infine, viene affrontato il tema del Welfare State e del sistema fiscale che lo sostiene.

Nel periodo successivo, da gennaio ad aprile, le classi sviluppano, soprattutto in orario extra-scolastiche, delle aree di progetto, cioè attività di gruppo finalizzate alla realizzazione di progetti che trovano espressione in materiali conclusivi quali film, presentazioni multimediali, spettacoli, pannelli da esporre, ecc. I temi vengono scelti liberamente, in relazione a quello principale ricordato sopra. In aprile una seconda fase intensiva prevede la sospensione delle attività didattiche per due mattinate, dedicate alla conclusione dell’area di progetto e alla messa a punto dei materiali conclusivi, che potranno essere presentati a una commissione che premierà i migliori.In questo modo, nel corso dei cinque anni, ogni studente percorrerà l’intero itinerario formativo, acquisendo i contenuti e sviluppando le abilità previste. l’istituto comprende un liceo scientifico, un liceo classico, un istituto di ragioneria e uno per geometri.

Tra queste diverse realtà si realizza in occasione di questa iniziativa una certa interazione, dato che insegnanti di economia e di diritto degli istituti tecnici svolgono attività di docenza nei licei, dove gli studenti hanno occasione di conoscere i fondamenti di discipline che non fanno parte del loro curriculum. In tutte le classi, inoltre, nel corso dell’anno gli insegnanti di storia inseriscono nella programmazione, accanto al percorso curricolare, anche argomenti relativi al secondo Novecento. Anche qui i contenuti sono definiti per ogni fascia di classi (gli anni Cinquanta nelle prime, gli anni Sessanta nelle seconde, e così via), in modo che ogni studente possa nel quinquennio approfondire la conoscenza della seconda metà del secolo scorso, un arco di tempo d’importanza fondamentale per comprendere il presente e che spesso, nello svolgimento dei programmi, risultava trascurato.Vediamo infine gli aspetti metodologici. Nelle fasi intensive non viene soltanto interrotta la normale attività didattica, ma in una certa misura anche il “normale” modo di fare didattica: alle lezioni frontali, infatti, si accompagnano momenti operativi, lavori di gruppo, dibattiti… L’intenzione è quella d’introdurre una didattica attiva che contribuisca anche per il metodo alla formazione di una “cittadinanza attiva e partecipativa”. Ovviamente alcuni insegnanti già lavorano in questo modo nell’insegnamento quotidiano, ma in altri casi si tratta di una sollecitazione importante a un coinvolgimento maggiore degli studenti.

In generale, poi, si intende, anche se soltanto come esperienza di alcuni giorni, introdurre una didattica simile in tutto l’istituto, che costituisca un elemento di riflessione e di discussione tra i docenti anche al di fuori dei pochi giorni dedicati al progetto.Questa didattica attiva dovrebbe poi essere proseguita dagli studenti stessi mediante le aree di progetto, che prevedono un’organizzazione autonoma del proprio lavoro (anche se con un eventuale coordinamento da parte dei docenti di classe) per la realizzazione di un progetto di cui loro stessi sono responsabili, decidendone i temi, i tempi e le modalità.Un altro aspetto interessante è la preparazione dei materiali didattici utilizzati nella prima fase intensiva. Per dare una base comune all’opera formativa, i materiali didattici sono già predisposti, anche se ogni insegnante può utilizzarli in modo flessibile. Tali materiali, nella forma di dispense, sono però realizzati dagli stessi insegnanti dell’istituto, in modo da adattarli alla realtà locale e alle finalità educative individuate dal collegio dei docenti, ma anche per valorizzare le competenze interne nella produzione del materiale didattico. Manca ancora la collegialità, dato che la produzione dei materiali attualmente in uso è opera di singoli docenti.

Tali materiali, però, sono stati integrati da altri insegnanti mediante presentazioni multimediali e documentazione aggiuntiva utilizzata nella concreta azione didattica e in prospettiva questi nuovi materiali possono essere integrati con quelli esistenti per costruire un patrimonio comune da utilizzare nei prossimi anni. Siamo a questo punto in grado di trarre qualche considerazione conclusiva. Di solito nelle varie discipline si distingue tra contenuti e competenze, che sono ovviamente strettamente congiunti ma non si identificano.

Questa ovvietà non sempre, però, corrisponde al vero. La costruzione dei “saperi di cittadinanza” muove dalla constatazione che le competenze richieste, in termini di comprensione della società contemporanea e di partecipazione civile, richiedano alcuni contenuti che non sono previsti nei curricula di alcuni tipi di scuola, ad esempio dei licei. È difficile comprendere il mondo contemporaneo senza una conoscenza, sia pure di base, dell’economia e del diritto. Senza la prima è difficile ad esempio inquadrare i processi che hanno determinato l’attuale crisi economica che ha avuto riflessi profondi sugli sviluppi politici, anche nel nostro Paese. Senza il secondo rischiano di sfuggirci alcuni aspetti importanti dell’assetto istituzionale dello Stato, degli Enti locali e anche degli stessi aspetti giuridici dei rapporti interpersonali o delle istituzioni che sono più vicine allo studente, a partire da quella scolastica. 

Una migliore comprensione del significato della dimensione del diritto può determinare una maggiore consapevolezza dei propri diritti e dei propri doveri, di come conoscerli e di come farli valere, fino alla partecipazione più consapevole, mediante i diversi organismi rappresentativi, alla gestione della scuola. Al di là dei singoli contenuti, che sono comunque importanti per mettere in moto alcuni processi e dar loro uno spessore diverso, conoscere il diritto o l’economia significa anche acquisire un modo diverso di analizzare alcuni aspetti della realtà contemporanea e della propria esperienza personale. Inoltre, mediante queste conoscenze di base, si pongono le premesse per una migliore comprensione di processi che potranno poi essere approfonditi in modo autonomo, utilizzando (cosa altrimenti difficile) le informazioni e le analisi proposte dalla televisione o presenti sui giornale o in Internet.

Il senso del progetto, come quello dell’Educazione alla convivenza civile nel suo insieme, è proprio quello di fornire gli strumenti e le prospettive intellettuali per iniziare un percorso da proseguire poi in modo autonomo. Le attività scolastiche non possono essere risolutive, in ambiti complessi che investono la personalità e il comportamento degli studenti, ma aprono delle porte consentendo di avviarsi lungo percorsi per acquisire competenze e abilità che senza questo momento iniziale probabilmente non avrebbero potuto neppure essere intrapresi.

Enzo Ruffaldi

Insegnante nella scuola secondaria di secondo grado e formatore. Tiene traccia della sua attività intellettuale in www.noiosito.it.
 
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