La buona scuola ci scrive

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Si sono messi “in ascolto”, dice Davide (Faraone). E poi a scrivere: lettere, agli insegnanti. Una l’ha ricevuta Marina Boscaino, che ce la racconta.

Davide ci scrive. Chi è Davide? È Davide Faraone, PD, da qualche mese sottosegretario all’Istruzione. Renziano di ferro, fa parte di quella folta schiera di personaggi fidatissimi che il premier ha portato alla ribalta come manovalanza e claque dell’ardita opera di rottamazione di cui si è fatto promotore.
Per la verità, a porsi alla ribalta Faraone ci ha pensato da solo, considerando la recente esternazione, reiterata, sulle occupazioni scolastiche. Esternazione in cui – con incauto atteggiamento, certamente non istituzionale – rivendicava (in un nemmeno velato tentativo di captatio benevolentiae nei confronti degli studenti, che naturalmente non hanno abboccato) l’importanza delle occupazioni come momento di crescita personale; ricorreva a romantiche rievocazioni personali con tanto di amori e motorini; e sosteneva infine, in un pot pourri imbarazzante di civismo, elogio della partecipazione, banalizzazione paternalistica di un tema serio, giovanilismo di risulta e reminiscenze nostalgiche: «Il governo crede così tanto nell’autonomia scolastica che pensiamo che i singoli istituti potrebbero prevedere, se lo ritenessero utile, momenti simili, di autogestione programmata, come esperienza curricolare da far fare ai ragazzi».
Risultato: imbarazzo del governo, una petizione per chiederne le dimissioni, contestazioni accanite da parte di alcuni dirigenti scolastici.

Ebbene, Davide – così confidenzialmente si firma – ci scrive. Scrive agli insegnanti. Io ho trovato la sua mail nella mia casella di posta elettronica, qualche giorno fa. Ma voi potete leggere direttamente qui il contenuto del messaggio.

Si sono messi “in ascolto”, ci dice Davide (Faraone), sottosegretario all’Istruzione. L’enfasi e la retorica sono quelle cui siamo abituati – diverse qualitativamente, ma non meno euforiche e invasive dello stile Berlusconi. D’altra parte, anche l’ex premier amava inondare i nostri spazi privati di messaggi, spedizioni, gadget, richiami al Verbo, attraverso una sapiente interpretazione del marketing e della comunicazione. Emozione, senso di responsabilità, entusiasmo, determinazione, fiducia: questi i sentimenti che hanno accompagnato i primi due mesi di mandato di Davide all’istruzione. Approvazione per il lavoro delle “buone scuole” visitate nei tour; vicinanza per quelle con problemi

Si sono messi “in ascolto”, ci dice Davide. Ancora una volta convinto – come Renzi, come Giannini, come Puglisi – che dire “ascolto” significhi ascoltare davvero. Quanto tra il dire e il fare ci sia di mezzo il mare lo ha dimostrato Matteo Renzi solo pochi giorni fa, con un video che, sorvolando accuratamente sul flop in cui la campagna mediatica e il sondaggio sulla Buona Scuola si sono concretizzati, annunciava senza alcuna esitazione che entro il 28 febbraio “scriveremo il decreto e il disegno di legge” estrapolati al documento La Buona Scuola, quello ignorato o bocciato dalla maggior parte dei partecipanti al famigerato “ascolto”. Contro il quale sono state raccolte in pochi giorni e da un manipolo sparuto di volenterosi 200 delibere di collegi dei docenti. Ma, nel loro strano mondo, dire “ascolto” automaticamente comporta la messa in atto di tutte quelle pratiche democratiche da parte di un Governo che, con il proprio stesso nascere, le ha eluse piuttosto evidentemente.

Dobbiamo ricordare – a futura memoria – alcuni passaggi della lettera di Davide: «le riforme non possono essere calate dall’alto. […] Non si può non tenere conto di chi opera ogni giorno per il futuro degli studenti e del Paese, ma la scuola non è una casa del Grande Fratello. Per questo abbiamo tirato fuori la scuola dalla palude del linguaggio tecnico/sindacale che capiscono solo gli addetti ai lavori e lo abbiamo portato tra i cittadini». Che vuol dire, concretamente? In che modo lo avrebbero fatto? Con un sondaggio “pilotato”, i cui esiti – a distanza di quasi due mesi dalla chiusura – non sono ancora chiari e trasparenti? Quali cittadini? I sedicenti 207 mila che avrebbero partecipato al sondaggio medesimo (a fronte di un pubblico potenziale di 10 milioni di persone (tra docenti, studenti, Ata e genitori): questo il magro bottino (peraltro con qualche legittimo dubbio) che il Governo avrebbe portato a casa?

Le riforme non possono essere calate dall’alto. Non si può non tenere conto di chi opera ogni giorno per il futuro degli studenti e del Paese, ma la scuola non è una casa del Grande Fratello – Che vuol dire, concretamente? Dopo l’ottimismo e la rivendicazione democratica, Davide passa all’analisi dei successi del Governo nel campo dell’istruzione. E, dopo l’ennesimo tentativo di tirare un colpo al cerchio e uno alla botte, ai buoni propositi: ammesso che «ovunque, nel Paese, c’è oggi una buona scuola […] dobbiamo dare ai protagonisti della scuola tutti gli strumenti e le risorse (non solo economiche, ma anche economiche) per poter lavorare. Individueremo le buone pratiche e favoriremo la loro diffusione, porremo le condizioni perché sia sempre più forte il collegamento tra scuola, università, territorio, imprese: la scuola è società, la società deve tornare a curarsi della sua scuola». Avete mai sentito un Governo che parlasse con toni e argomentazioni differenti? Però, scrive Davide, «sulla valutazione degli insegnanti nessun passo indietro. Oggi “todos caballeros” e scatti per tutti per anzianità, senza alcuna valutazione dell’attività svolta. Ora basta. Certo si dovrà tenere conto anche dell’anzianità tra gli elementi di valutazione, ma non può, né deve essere, l’unico parametro». La minaccia – al solito – non supportata da alcun piano preciso, considerando che la quota del 66% dei meritevoli – proposta dal Piano Renzi sulla Buona Scuola – è l’unica cosa che il Governo ha pubblicamente ammesso essere stata cassata dai partecipanti all'”ascolto”.

Rivendica – Davide – legittimamente l’assunzione dei 150.000 nuovi insegnanti, dimenticando di far il benché minimo riferimento alla sentenza di novembre della Corte di Giustizia che rende quelle assunzioni inevitabili. Si sfoga contro la “supplentite” e promette una riforma del sostegno; il capitolo dell’edilizia scolastica si concretizza in una operazione matematica: «Nel 2015 apriremo circa 1.600 cantieri di scuole sicure + 1.600 cantieri di scuole nuove + circa 600 di efficientamento energetico + circa 100 nuove scuole (fondi Inail). Infine, in 15.000 scuole, si interverrà con il progetto “scuole belle”, con interventi di manutenzione e abbellimento». Chissà se avranno tempo di occuparsi anche del soffitto dell’asilo nido di Settimo Torinese, crollato il 13 dicembre, o di quello ancor più recente della scuola dell’infanzia del IC Rovani, di Sesto San Giovanni. Entrambi, fortunatamente, senza conseguenze fatali. Ma per mere casualità.

Continua – Davide – a parlare delle promesse in ambito universitario. Ma, per quanto ci riguarda (la scuola), basta così. Da notare che la lista iniziava con la seguente domanda: «Cosa è stato già fatto e cosa continueremo a fare per scuola, università e ricerca?» e che le differenti voci (al netto delle assunzioni, per le quali sono stati stanziati nella legge di stabilità 1000 milioni, di cui 500 immediatamente disponibili) sono solo delle promesse: ancora del potere taumaturgico della parola.

Ma la parte più interessante della missiva di Davide è la conclusione: «Vogliamo fare con voi, di volta in volta, il punto su quello che facciamo e che ci proponiamo di fare: per questo Cambiamenti verrà aggiornato ogni mese. Siamo solo all’inizio e c’è tanto da fare. Non manca, però, la voglia di lavorare, di mettersi in discussione, di pensare che ciò che immaginiamo di buono per il nostro Paese possa essere realizzato. E non siamo pazzi o visionari: sappiamo che da qualcosa bisogna pur cominciare. E lo stiamo già facendo con l’aiuto – sotto forma di critiche o di consigli – di chi si è messo e si mette in dialogo con noi per una scuola, un’università e una cultura, volano della ripresa del nostro Paese. Vi chiedo di continuare a farlo scrivendomi a segreteria.faraone@istruzione.it. Non sempre riesco a rispondere a tutti, ma ogni vostro consiglio o critica viene letto, valutato, messo in relazione con quello che stiamo facendo. Grazie davvero».
Mi permetto di riproporre questa esortazione a coloro che leggeranno la comunicazione del sottosegretario da queste pagine. Noi del Comitato per la Riproposizione della Lip una risposta l’abbiamo data. Io qui pubblicamente, associandomi a quelle dei miei compagni di principi e di battaglia politica, che lo hanno fatto direttamente sulla mail di Davide, e che troverete in parte pubblicati sulla pagina FB Adotta la Lip. Ecco alcuni suggerimenti:

“Esiste già in Parlamento una proposta di Legge scritta da centinaia di docenti, genitori, studenti e sottoscritta, documento controllato alla mano e non online, da 100.000 cittadini, una scuola “per la Repubblica” che adempia al dettato costituzionale.
Se si volesse davvero ascoltare basterebbe partire da qui. Ma lo si vuole davvero o è solo una dichiarazione propagandistica?
Cordiali saluti”.
Giovanni Cocchi, insegnante e papà

“Gentile sottosegretario, rispondo all’invito proposto nella sua mail per segnalarle che, se davvero volete porre attenzione a chi la scuola la vive ogni giorno, potete farlo occupandovi seriamente della proposta di Legge, depositata in Parlamento, sia alla Camera che al Senato, scritta da centinaia di docenti, genitori, studenti e sottoscritta con firme regolarmente certificate da 100.000 cittadini. È nata come Legge d’iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica, facendo propri i dettami costituzionali, ed è stata ripresentata nei due rami del Parlamento con il seguente titolo: “Norme generali sul sistema educativo d’istruzione statale nella scuola di base e nella scuola superiore. Definizione dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di nidi d’infanzia”. Se volete veramente ascoltare partite da qui.
Cordiali saluti”.
Carlo Salmaso, insegnante di scuola superiore e papà

“Ci meravigliamo che a tutt’oggi Lei non abbia ascoltato una voce profonda che proviene da numerosi Collegi dei docenti e da altre espressioni della società civile a sostegno dei principi costituzionali contenuti in una proposta di legge forte di ben 100.000 firme raccolte.
Mi riferisco alla LIP- Legge di Iniziativa Popolare per una Buona Scuola per la Repubblica- che addirittura è già da mesi un ddl del Parlamento.
Confidiamo in una Sua prossima attenzione a quel testo, che può trovare iscritto sia al Senato che alla Camera”.
Antonia Sani, insegnante e genitrice

“Ma Lei lo sa che in Parlamento “giace” una proposta di Legge scritta da centinaia di docenti, genitori, studenti e sottoscritta e certificata da 100.000 elettrici ed elettori? Il suddetto DL, presentato sia alla Camera che al Senato, si intitola “Una buona scuola per la Repubblica” e si ispira correttamente al Dettato Costituzionale. Un vero ascolto presupporrebbe che questa proposta uscisse fuori dai cassetti dei Presidenti dei due rami del Parlamento, per essere discussa dai rappresentanti del popolo sovrano. La invito, pertanto, a voler cortesemente adoperarsi perché ciò avvenga.
La ringrazio per l’attenzione e La saluto distintamente.”
Matteo Viviano, Coordinatore Ligure dell’Associazione Per la Scuola della Repubblica.

“Sarebbe un grande segnale di attenzione se voleste prendere in considerazione l’atto 1583 del Senato e 2630 della Camera, proposta di Legge, depositata in Parlamento, scritta da centinaia di docenti, genitori, studenti e sottoscritta con firme regolarmente certificate da 100.000 cittadini.
È  nata come Legge d’iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica, facendo propri i dettami costituzionali, ed è stata ripresentata nei due rami del Parlamento con il seguente titolo: “Norme generali sul sistema educativo d’istruzione statale nella scuola di base e nella scuola superiore. Definizione dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di nidi d’infanzia”.
Ecco, questo sarebbe un gran bel gesto nei confronti di tutte quelle cittadine e cittadini di questa Repubblica che, avendo a cuore la scuola pubblica statale, hanno investito energie e sogni per progettare una legge che contenga e valorizzi le pratiche migliori delle nostre aule.
Provateci!”
Marta Gatti, maestra scuola primaria statale

“La prego di rispondermi, di rispondere a tutti coloro che la pensarono, costruirono e condivisero e agli oltre centomila cittadini che la firmarono.
Se veramente volete ascoltare, allora fatelo sul serio, ascoltate coloro che scrissero quella proposta, confrontatevi, ascoltate quanto scritto in centinaia di documenti redatti da altrettanti Collegi Docenti e costruiamo una Scuola laica inclusiva, rispettosa dei tempi di apprendimento al fine di creare dei cittadini consapevoli.
Prof. Orazio Sturniolo, Physicist – docente di matematica e fisica

Essendo maestro elementare sono particolarmente interessato alle parole e al loro significato. Quindi le chiedo: come può definire “ascolto” la compilazione di un questionario on-line?
Come riesce ad affermare che “abbiamo tirato fuori la scuola dalla palude del linguaggio tecnico/sindacale che capiscono solo gli addetti ai lavori e lo abbiamo portato tra i cittadini” quando il documento cosiddetto “La Buona Scuola” è caratterizzato da molti vocaboli appartenenti ad un linguaggio tecnico/aziendale? (Solo per citarne alcuni: Barcamp, Blended Learning, Bring Your Own Device, Co-design Jams, Coding, Content and Language Integrated Learning, Crowdfunding, Decision Making, Design Challenge, Digital Makers, Early leavers, Gamification, Hackathon, Matching Fund, Nudging, Opening Up Education, Service Design, Social Impact Bonds, School Bonus, School Essendo maestro elementare sono particolarmente interessato alle parole e al loro significato. Quindi le chiedo: come può definire “ascolto” la compilazione di un questionario on-line? Guarantee, World Cafés). Un buon percorso di ascolto, nel presente, potrebbe essere quello di partire da una proposta, organica e rispettosa del dettato costituzionale, contenuta nella Legge di Iniziativa Popolare (LIP) per una Buona Scuola per la Repubblica già depositata sia alla Camera che al Senato, dal titolo: “Norme generali sul sistema educativo d’istruzione statale nella scuola di base e nella scuola superiore. Definizione dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di nidi d’infanzia”.
Salute e saluti”
Mauro Presini, maestro elementare

“…e se leggeste la ‪#‎LIP?, se vi confrontaste con la #LIP?, e se ascoltaste la #LIP? se leggeste tutti i documenti approvati dai collegi dei docenti?
…e se l’obbligo scolastico iniziasse nel 5° anno della scuola dell’infanzia e proseguisse fino a 18 anni?
…e se fosse abrogata la legge Gelmini e fossero restituiti alla scuola gli 8 miliardi tolti?
…e se fossero restituiti alla scuola primaria moduli e tempo pieno e fossero abrogati i voti anche nella media?
…e se fosse restituito all’INVALSI il compito di ricerca e sostegno alle scuole e ai docenti per il miglioramento della didattica e della valutazione?
…e se si dicesse e dimostrasse concretamente che la fonte che ispira e fonda giuridicamente la scuola è la nostra Costituzione?
…e se si riaffermasse il principio che il compito della scuola è quello di formare persone e cittadini prima ancora che lavoratori?
[…] [seguono molte altre – sensate – domande, NdA]
#megliolaLIP che a tutto queste domande dà una risposta chiara, precisa, concreta, fattibile anche subito.
Gentile sottosegretario, gentile ministro, gentile governo adottate la LIP anche voi, altrimenti non volete bene alla scuola e al Paese come pure dichiarate in modo altisonante da tutti i microfoni e da tutti i media generosi solo con voi, perché solo a voi danno “ascolto”, non agli insegnanti, genitori, studenti che pure qualcosa hanno da dire, hanno detto con la LIP e continueranno a dire, spero non vostro malgrado”.
Cosimo De Nitto
docente in pensione

Ecco alcuni spunti. Rimarranno lettera morta, come le 200 delibere dei collegi dei docenti, che abbiamo inviato con posta certificata presso tutti gli Usr, a ministro, sottosegretari – anche a Davide! – premier, responsabile scuola del Pd circa un mese fa?
Per favore, Davide. Questa volta, se ci sei, batti un colpo.

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Marina Boscaino

Docente di italiano e latino in un liceo classico di Roma, blogger del Fatto Quotidiano e di MicroMegaOnline, e coordinatrice delll’Associazione Nazionale Per la Scuola della Repubblica. Scuola e Costituzione il binomio cui ispira la sua attività di insegnante e giornalista e il suo impegno di cittadina.

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