Disponibile, per iniziativa del CIDI (Centro Iniziativa Democratica Insegnanti), di Legambiente, dell’Associazione Maestri Cattolici, di Proteo Sapere e con la collaborazione della cattedra di Pedagogia Sperimentale dell’Università di Roma Tre, il secondo rapporto sul Sistema Educativo Italiano.

Appenzell, 1964: gli scolari durante il primo giorno di scuola. Archivio Fotografico Indire
Appenzell, 1964: gli scolari durante il primo giorno di scuola. Archivio Fotografico Indire

L’intenzione che anima gli estensori del rapporto viene chiarita già dall’introduzione: "L’idea di fondo che ha guidato e accompagnato il lavoro di analisi dei dati inclusi nei vari capitoli è che la conoscenza della realtà in cui si opera è indispensabile per guidare qualsiasi scelta di intervento e di trasformazione. In altri termini, che qualsiasi progettazione delle politiche educative non possa prescindere da una conoscenza approfondita della realtà su cui queste politiche intendono intervenire".

L’analisi della realtà parte dai dati relativi alla frequenza (la “partecipazione”), dati che colpiscono immediatamente per le diverse composizioni numeriche delle differenti fasce anagrafiche, con effetti sulla programmazione del sistema di istruzione che, se il trend di ignorare le evidenze proseguirà, probabilmente non saranno “gestiti” (in alcune regioni la fascia di popolazione 6-10, confrontata con quella 14-18, fa prevedere un calo significativo di presenze nel secondo ciclo nei prossimi anni, mentre in altre si prevedono incrementi anche significativi). Rilevante tuttavia l’impossibilità di comprendere come si determinino numeri superiori al 100%. Infatti, per il primo ciclo degli anticipatari, ovvero prendendo in considerazione la fascia di età della scuola primaria, si ottiene una percentuale superiore al 100% di partecipazione, per effetto di quei bambini che vanno a scuola un anno prima e di un numero poco significativo di ripetenze.
Nel caso della scuola secondaria di primo e secondo grado, invece, sono le ripetenze a “ingrossare” le fila degli iscritti. La numerosità di queste ultime, come è noto, non è valutata in modo unanime: sono il 4% e 6% per il MIUR, ma sono il 17% secondo i ragazzi intervistati nella ricerca PISA dell’OCSE (alla domanda se avessero mai ripetuto una classe il 17% degli intervistati risponde positivamente).
Parlando di partecipazione al sistema non si può non evidenziare come vi sia, al momento, una situazione tale da dover parlare di “due velocità”. Se prendiamo, ad esempio, la disponibilità di posti nei nidi, si va da una copertura del 26,5% della popolazione di bambini per l’Emilia Romagna al 2,5% in Calabria. Riesce difficile immaginare l’organizzazione dei genitori, preso anche il dato della partecipazione alla scuola dell’infanzia che, in Calabria, essendo di gran lunga superiore al 100% (112%), fa facilmente ipotizzare un’anticipazione dell’iscrizione alla scuola dell’infanzia non essendovi disponibilità dei nidi.

Nella scuola dell’infanzia sono in crescita i dati relativi ai servizi privati che hanno, però, una distribuzione territoriale affatto uniforme: dal 61,5% dell’offerta complessiva in Veneto, all’11,6% delle Marche. Il tasso di partecipazione è molto elevato, più di quello che suggerirebbe l’insistenza dei quotidiani sulle liste d’attesa.

Nella scuola primaria il tempo pieno riflette un’ulteriore divaricazione dell’offerta. Dal 50% del Piemonte si giunge sino al 7% della Campania, dimostrando ancora una volta come nelle aree con maggiore disagio vi sia un’offerta minore e dunque sia prevedibile il successivo mantenimento di percentuali molto alte di evasione, dispersione, abbandono e un basso livello di acquisizione di competenze, testimoniato da numerose ricerche nazionali e internazionali.

I principali dati numerici della scuola statale, ove non si dia conto dei dati delle province di Trento e Bolzano e della Valle D’Aosta, ci ricordano che l’istituzione scuola riguarda un numero impressionante di bambini e ragazzi: 7 milioni e 730 mila studenti di cui quasi 677 mila sono bambini e ragazzi stranieri e, dunque, privi di cittadinanza italiana. Sono quasi 200mila i ragazzi certificati come diversamente abili. Per avere una rappresentazione complessiva della popolazione scolastica, bisogna pensare che ogni cento alunni, a livello nazionale (con le eccezioni sopra richiamate), 13 frequentano la scuola dell’infanzia, 33 la scuola primaria, 22 la scuola secondaria di I grado e 32 la scuola secondaria di II grado. La numerosità maggiore, dunque, si concentra nella scuola primaria e nella secondaria di secondo grado. Non è difficile ipotizzare i trend successivi sulla base di questi numeri.

Contrariamente a quanto ci si attenderebbe, la media di alunni per classe va dai 22,1% dell’Emilia Romagna, la più alta, sino ai 18,6% del Molise. Gli alunni stranieri sono presenti con una forbice che va dal 15,7% dell’Emilia Romagna sino all’1,9% della Campania (la media nazionale è dell’8,8%). In media sono il 2,4% gli alunni disabili rispetto al totale della popolazione scolastica, e ci sono 1,8 alunni disabili ogni insegnante di sostegno.

Sono intorno al milione le persone impiegate nel sistema di istruzione, comprendendovi gli insegnanti, gli insegnanti di sostegno, i dirigenti (fortemente diminuiti in relazione all’accorpamento delle diverse autonomie scolastiche), i collaboratori scolastici e il personale tecnico e amministrativo.

Questi i primi dati del rapporto, che forniscono una sorta di “fotografia” della situazione del sistema d’istruzione. Seguiranno, nei prossimi giorni, altri contributi, per valutare complessivamente quali indicazioni ci fornisca il Rapporto.

Federico Batini

Insegna Metodologia della ricerca educativa, dell’osservazione e della valutazione, Pedagogia sperimentale e Consulenza pedagogica all'Università degli Studi di Perugia. Ha fondato e dirige le associazioni Pratika e Nausika, da cui è data la LaAV. È autore Loescher. federicobatini.wordpress.com
 
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