Istruzione

La prima riforma di cui la scuola italiana ha bisogno è il superamento del senso di frustrazione degli insegnanti. Non ce lo possiamo più permettere.

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La delegazione cinese sorride puntuale. Sono sette persone più l’interprete. Arrivano da molto lontano: dalla città natale di Confucio.

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In certe situazioni l’insistenza sulla consapevolezza metodologica complica inutilmente processi conoscitivi fondatisull’esperienza e sull’intuizione.

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Le competenze vanno valutate, certo. Ma ci sono due modi per farlo: quello matematico dei test INVALSI, che si limita a misurare il presente, e quello qualitativo, attento ai tempi lunghi di ogni processo di maturazione.

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Imparare a imparare, il saper apprendere, è la competenza che potremmo definire madre di tutte le altre, in quanto di esse generatrice e ad esse sottesa.

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Nell’istruzione scolastica la competenza richiede parimenti pratica delle abilità e conoscenza riflessa.

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La didattica delle competenze è spesso descritta come una moda importata dal mondo anglosassone. In realtà, il nesso fra il conoscere e l’agire è un tratto importante della tradizione del pensiero occidentale.

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Gli esiti di No Child Left Behind, l’ultima riforma della scuola americana che ha introdotto i test di valutazione per gli alunni, i docenti e gli istituti.

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Nonostante la confusione normativa, l’irrisolta complessità legislativa e le resistenze di alcuni esperti, la costruzione di efficienti strumenti valutativi rimane un’esigenza fondamentale per migliorare il servizio scolastico.

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La narrativa psicologicamente orientata può essere uno strumento utile per l’educazione all’affettività, un fattore essenziale nel promuovere il benessere degli scolari. Ma si deve riconoscere che ci sono tante forme di intelligenza.

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