Riconoscimento, dialogo, accettazione dell’alterità e rifiuto dello stereotipo sono alla base di una pedagogia che educhi al rispetto delle diversità di genere: presentiamo il Quaderno della Ricerca n. 8 Identità sessuale: un’assenza ingiustificata, inteso a fornire una dotazione strumentale e cognitiva a chiunque si occupi di istruzione.

È uscito il Quaderno della Ricerca dedicato al tema dell’identità sessuale all’interno della scuola, o meglio ai problemi ingenerati dall’assenza di una qualsivoglia attenzione a questo tema. I dati di ricerca riportati nel quaderno, relativi all’incidenza del bullismo omofobico e al livello di preparazione e d’informazione di studenti e insegnanti delle scuole secondarie (ma anche in ambito universitario), lasciano purtroppo propendere per lo sconforto. Stereotipi e cattiva informazione la fanno da padrone, e un confronto con le scuole spagnole acuisce ulteriormente la preoccupazione, quando non è causa di vero allarme. Nel sistema d’istruzione italiano, come si è detto spesso, il corpo è completamente cancellato: si va a scuola, insomma, come se si fosse immateriali, con gravi conseguenze sull’apprendimento, sulla significatività dell’esperienza scolastica, sui livelli di frustrazione, sulle capacità di gestione e controllo della propria fisicità, sul rispetto di ogni tipo di differenza. Ignorare e imbavagliare il corpo produce riemersioni dello stesso per vie sotterranee, ambigue, a volte violente, e produce stereotipi, disaffezioni, opposizioni, disagi di ogni tipo.

L’insegnamento di Foucault
Proponiamo in questa sede un’estrema sintesi di alcuni degli obiettivi che, nel quinto capitolo del Quaderno citato, verranno individuati come possibili direzioni per fondare una pedagogia dell’identità sessuale.
In una società contemporanea evoluta la libertà si può declinare, assumendo un’ottica pedagogica, come l’opportunità offerta a ciascuno di perseguire i propri obiettivi di sviluppo ed empowerment nel rispetto degli altri. La traduzione di questa possibilità in opportunità reale passa attraverso la dotazione strumentale e cognitiva alla quale ogni sistema di istruzione dovrebbe provvedere.
Come ha ampiamente dimostrato Michel Foucault, i sistemi di controllo hanno trovato nel corpo e nei comportamenti sessuali delle persone aree sulle quali insistere con particolare pervicacia. La regolazione attraverso le forme del controllo medico, normativo, religioso (con i correlati dei comportamenti considerati devianti tradotti in: patologie, reati, peccati) ha interessato le società occidentali sino ai giorni nostri. Il principio della libertà di comportamento delle persone adulte, ove questa libertà non intacchi in alcun modo le libertà altrui, ha trovato sostanza in poche realtà statuali, che hanno così affermato la laicità dello Stato medesimo e la non pretesa di normare “eticamente” i comportamenti adeguati e quelli non adeguati.
Educare alla diversità, forse, significa proprio questo: insegnare la capacità di guardarsi negli altri come in uno specchio complesso, per riconoscervi quanta sfumatura dell’altro/dell’altra ci sia dentro di noi; riconoscere quanto di differente, di fuori dalla norma, di non appartenente alla maggioranza sia in ciascuno di noi. Educare alla diversità significa ampliare il numero e il repertorio dei significati possibili, per poterli attribuire personalmente alle esperienze che viviamo e alle relazioni che intrecciamo, per non cadere nei significati proposti da etichette mediatiche, buone per ogni contesto e per molte situazioni, ma che non aggiungono vita all’esperienza. Educare alla diversità significa lasciare cittadinanza alle emozioni, consentire che siano espresse, aiutare a rifletterci, a viverle e gestirle, nel rispetto degli altri, imparando a separare emozioni e comportamenti.
Esperire la differenza attraverso l’incontro rimane il metodo migliore, il più dirompente, quello più entusiasmante, che fa traboccare di gioia per la scoperta vera che rappresentano gli altri. Volendo tuttavia sollecitare tutti coloro che si occupano, a vario titolo, di educazione, istruzione e formazione a trattare questi temi, bisogna anche ricordare cosa significa sperimentare direttamente la bellezza del cambiamento di opinione, il disvelamento di pregiudizi, il rapido prendere coscienza degli stereotipi che ci portiamo dietro: attraverso segmenti formativi e, perché no, anche attraverso alcune semplici attività e poche informazioni di prima alfabetizzazione.
Nel nostro sistema di istruzione il controllo del corpo e dei comportamenti sessuali si è declinato nel silenzio e nella sistematica rimozione di ogni elemento che potesse mettere in discussione ciò che è implicitamente promosso (la coppia eterosessuale monogamica centrata sulla procreazione).
Per contribuire alla costruzione di una scuola inclusiva, rispettosa delle differenze, capace di offrire a ciascuno strumenti e competenze adeguate alla gestione del proprio futuro in quanto cittadino/a e lavoratore/trice è necessario partire dalla scuola dell’infanzia, con l’esercizio di alcune attenzioni.
Il riconoscimento della dignità di ogni persona e il suo diritto al rispetto degli altri, alla sospensione del giudizio (prima di conoscere e provare ad assumere il suo punto di vista), il diritto di ciascuno alla possibilità di costruirsi e di perseguire la propria piena realizzazione devono essere promossi attivamente attraverso inserti teorici, esperienze pratiche, riflessioni e confronti. Il riconoscimento del carattere mutevole di valori e significati, esplorando come alcune cose che riteniamo oggi assolutamente “normali” e quotidiane non lo fossero in altri tempi, o non lo siano in altri luoghi geografici, costituisce uno dei primi passi che si possono fare.

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Tutte le attenzioni necessarie
Ecco una sintesi delle attenzioni necessarie:
- nei primissimi anni di scolarità favorire la frequentazione di piccole storie con protagonisti che affermano una differenza come valore;
- utilizzare testi pensati proprio per spiegare le differenti composizioni possibili delle famiglie;
- la necessità di includere, in modo reiterato e con variazioni relative all’età e al livello cognitivo dei ragazzi/e, narrazioni che affrontino lo stesso tema da più punti di vista, per favorire la comprensione di come lo “sguardo” di ciascuno di noi possa costituire, a volte, la causa di fraintendimenti e incomprensioni che non derivano, necessariamente, da cattiva volontà, ma da impossibilità di accedere ai significati dell’altro/a se non lavoriamo sulle nostre capacità empatiche;
- la necessità di leggere ad alta voce testi appartenenti a più culture in aula, per il gusto e la funzione di confrontarsi sulle storie;
- la necessità di confrontarsi con storie plurali in cui vi siano soggetti in formazione che giungono a esiti differenti circa la propria identità di genere, circa il proprio orientamento sessuale;
- proporre modelli di ruolo che non siano solo maschili ed eterosessuali (evitare il fenomeno per cui nelle società occidentali il maschio caucasico eterosessuale viene utilizzato come fosse l’unico rappresentante possibile del genere umano);
- recuperare porzioni del curricolo nascoste: se si affrontano le biografie dei personaggi che sono studiati ricordarsi che esiste un numero enorme di artisti, pensatori, condottieri, inventori eccetera omosessuali o transessuali;
- prevedere nel corso dell’anno scolastico momenti di confronto su diverse tematiche relative ai vari tipi di differenza;
- favorire già dalle scuole secondarie di primo grado l’attivazione dei ragazzi, perché anche sulla scorta di episodi di cronaca possano compiere azioni di ricerca, sondaggi di opinione, momenti di confronto con le opinioni di altri;
- favorire la frequentazione di letture che “aprano” al possibile, alla seconda opportunità, alla costruzione e realizzazione di sé, al superamento delle difficoltà, alla resilienza;
- educare alla differenza significa riconoscere le differenze di cui ciascuno è portatore e valorizzarle: discussioni, giochi, attività sul tema costituiscono una componente ineliminabile della formazione dei soggetti adolescenti (nel citato Quaderno in uscita troveranno posto esempi concreti di giochi ed attività e un percorso narrativo completo con le istruzioni per il conduttore e le schede per gli alunni);
- favorire incontri con persone che rappresentano le differenti posizioni sui diversi temi collegati all’identità sessuale (diritti civili, omogenitorialità, matrimonio civile, omofobia e normazione della stessa) e favorire un dibattito in cui i ragazzi, specie nella secondaria di secondo grado, prendano posizione dopo aver ricercato materiali, essersi confrontati con testimonianze dirette, aver effettuato ricerche, dopo aver letto testi o visto film;
- favorire l’incontro con persone omosessuali e transessuali per ridurre i pregiudizi e gli stereotipi. Notevole è infatti il dato (confermato dalle ricerche) secondo il quale le persone eterosessuali che conoscono un gay hanno un atteggiamento di maggiore accettazione verso il gruppo omosessuale, e questo è vero anche in gruppi demografici dove sono più diffusi atteggiamenti negativi, ad esempio tra le persone altamente religiose o le persone poco istruite;
- inserire nel curricolo un’alfabetizzazione scientifica seria sui costituenti dell’identità sessuale;
- dare spazio al riconoscimento dei generi e al confronto sui comportamenti attesi in relazione al sesso biologico, in relazione all’orientamento sessuale, in relazione all’identità di genere;
- non favorire le semplificazioni e l’insorgenza di stereotipi, attraverso il confronto (pur accettando qualsiasi opinione e senza colpevolizzare chi la esprime) e l’approfondimento di ogni posizione;
- favorire i confronti anche in famiglia riguardo questi temi.

La formazione degli insegnanti
Gli insegnanti si trovano spesso soli e impreparati ad affrontare problematiche relative al bullismo omofobico e alla discriminazione verso adolescenti gay, lesbiche e trans. Consapevoli dell’importanza del loro ruolo sociale come educatori e formatori anche su un piano umano, relazionale e di crescita personale, essi possono, con il loro esempio e attraverso la trasmissione di informazioni corrette, promuovere un atteggiamento aperto e stimolare riflessioni su questi argomenti, producendo un cambiamento significativo da un punto di vista sociale e culturale e affermando i valori di libertà, autodeterminazione, rispetto e integrazione delle diversità.
La formazione degli insegnanti certamente è uno strumento di primaria importanza nella lotta alla discriminazione e nella prevenzione del bullismo omofobico. Non è pensabile affidare ogni situazione difficile all’intervento di esperti esterni: occorre che queste competenze entrino in possesso di chi insegna e di chi educa, perché la differenza trovi cittadinanza nella scuola.

Federico Batini, ricercatore e professore aggregato di Metodologia della ricerca in educazione e di Pedagogia sperimentale all’Università di Perugia. Dirige la rivista «Lifelong Lifewide Learning». Tra le sue ultime pubblicazioni: L’identità sessuale a scuola (Liguori), Comprendere la differenza (Armando), Insegnare per competenze (Loescher) e con Simone Giusti (a cura di) Imparare dalla Lettura (Loescher). Ha fondato l’associazione Pratika www.pratika.net e l’associazione Nausika www.narrazioni.it

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Il quaderno è stato selezionato tra i finalisti del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica!

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