Che rapporto c’è tra Dio e gli oggetti astratti? Un problema molto simile si presentava già nel quesito posto nell’Eutifrone, uno dei primi dialoghi di Platone: il santo è tale perché lo dice Dio, o Dio dice che è santo, perché esso è santo? Detto altrimenti, la santità esiste in sé, indipendentemente? A dire di sì, paiono esserci dei limiti anche per Dio; a dire di no, ci si trova nella situazione imbarazzante di dover spiegare come sarebbe il mondo, se Dio avesse deciso di dire che il santo è ciò che ora è il suo opposto. Col problema da cui siamo partiti, le cose si fanno però ancora più complicate, perché lì entrano in campo gli oggetti astratti: entità strane il cui statuto ontologico ha creato per secoli controversie formidabili.

 

Come si vede, il quesito circa Dio e gli oggetti astratti (OA) è tutt’altro che astratto, se ciò va inteso come «di nessun interesse». Esso infatti ha importanti conseguenze, come quelle che riguardano i limiti di Dio e l’eventuale esistenza di altro da Lui e coeterno e, ancora, come quelle che riguardano l’esistenza degli universali. Scuole di pensiero fra loro diverse, come il teismo platonico, il teismo attivista, il concettualismo divino e il nominalismo risolvono la questione in maniere irriducibili. Paul M. Gould, nel bel saggio di apertura di Beyond the Control of God, ha cercato di mettere ordine, ricapitolando la situazione a partire dal seguente elenco di tesi:

AD: (i) Dio non dipende da nulla di distinto da Lui per la propria esistenza, e (ii) ogni cosa distinta da Dio dipende per la propria esistenza dall’attività creatrice di Dio.

(1) Gli oggetti astratti esistono. (Platonismo)
(2) Se esistono gli oggetti astratti, allora sono dipendenti da Dio. (da AD)
(3) Se esistono gli oggetti astratti, allora sono indipendenti da Dio. (assunzione platonica)

Posto AD, (1)-(3) non possono essere tenuti insieme, scrive Gould. O si fa cadere (1), ma si rinuncia a una linea di pensiero feconda. O si fa cadere (2) e si rimane nell’ambito del platonismo, pagando però anche il prezzo di un distacco da AD. Oppure, infine, si rinuncia a (3). Le difficoltà di tenerli tutti insieme si ritrovano già nelle posizioni assunte dai grandi classici del pensiero cristiano. Infatti, Agostino e Tommaso d’Aquino rigettarono (3), mostrando così un’originaria tensione tra la tradizione platonica e la fede cristiana. Vediamo, in forma sinottica, le posizioni in campo, relativamente alle quattro tesi in gioco:

  Teismo platonico Teismo attivista Concettualismo divino Nominalismo
(1) NO
(2) NO ?
(3) NO NO ?
Gli OA sono creati da Dio NO NO NO


La tavola, stanti le sole prime tre righe, non consente di focalizzare la differenza tra le due posizioni intermedie. Questa consiste nel fatto che i primi, i fautori del teismo attivista, ritengono che Dio crei proprio tutto e perciò anche gli OA. I secondi invece, cioè i fautori del concettualismo divino, ritengono che gli OA siano idee nella mente divina, e in questo senso siano dipendenti da Dio e tuttavia increati.

Con chi schierarsi? Nel libro curato da Gould, le quattro posizioni sono ben rappresentate, al saggio che difende ciascuna seguono alcuni interventi di critica ai quali l’estensore del saggio offre le proprie risposte. Dopo tanto dibattere, il contributo di Graham Oppy, che chiude il volume, suona provocatorio: che gli OA esistano, o che non esistano, non cambia nulla. Anche questa tesi, però, solleva molti problemi e un vivace dibattito.

Gian Paolo Terravecchia

Cultore della materia in filosofia morale all'Università di Padova, si occupa principalmente di filosofia sociale, filosofia morale, teoria della normatività, fenomenologia e filosofia analitica. È coautore di manuali di filosofia per Loescher editore. Di recente ha pubblicato: “Tesine e percorsi. Metodi e scorciatoie per la scrittura saggistica”, scritto con Enrico Furlan.

 
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