Il rapporto OCSE lo ha detto con chiarezza: ci vorrebbero ancora 15 anni perché l’Italia per quanto riguarda la percentuale di distribuzione delle Lavagne Interattive Multimediali arrivasse al livello del Regno Unito. La recente nota ministeriale sulle adozioni dei libri di testo per il prossimo anno ha ragionevolmente chiarito che quella della produzione di materiali digitali è una possibilità per insegnanti e studenti, non un obbligo, come l’ambiguo testo di legge poteva portare a pensare.

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Il darwinismo digitale è teoricamente in azione, soprattutto a fini di visibilità mediale, ma la pur spietata selezione dei bandi nazionali e locali continua a premiare un numero così irrisorio di classi e istituti che nella pratica la sopravvivenza della scuola 1.0 non è per nulla messa in discussione. Tanto più che gli esami finali dei cicli e perfino i test Invalsi, da qualcuno considerati irrinunciabile testimonianza di modernità e di didattica europeistica, si svolgono con tecnologie tradizionali: fogli di carta, penne biro e stilografiche. Vietato per contro – come spiega anche Wikipedia – il bianchetto da correzione.

Ma questo non significa che la dimensione digitale sia del tutto estranea alla didattica quotidiana. E viceversa.

Una delle mie classi ha ammesso me e i colleghi che ne hanno fatto richiesta al proprio gruppo Facebook, connotato dalla segretezza. Ed è avvenuto abbastanza rapidamente che fossimo noi prof – in barba alla nostra condizione di migranti – a improntare l’ambiente, fino a farne un prolungamento davvero utile delle attività scolastiche.

Tutti gli allievi sono maggiorenni – questo fatto è tra le ragioni che ci ha spinto a far parte della speciale comitiva – ma una curiosa interpretazione di diritti e doveri rende loro complicatissimo accedere al registro elettronico per visualizzare le proprie valutazioni, dato a cui ovviamente tengono moltissimo. Secondo le autorità costituite esisterebbe infatti una sorta di “prelazione” genitoriale all’informazione, per cui i ragazzi dovrebbe farsi delegare per ricevere le credenziali necessarie all’operazione. Senza contare che spesso l’applicativo non funziona. Abbiamo superato gli inghippi formali e tecnici pubblicando nel gruppo Facebook le schermate con l’elenco dei nomi e dei voti, catturate come immagini.

La migrazione su supporto elettronico ha complicato anche la gestione dell’agenda. Non c’è più sulla cattedra il registro di classe, oggetto immediatamente disponibile a tutti e collettivo; ciascuno di noi per avere memoria e proiezione futura delle scadenze (per esempio la collocazione delle verifiche) deve munirsi di un dispositivo, accedere individualmente all’apposito applicativo, farsi identificare, aprire la versione digitale e scorrere le diverse videate, concepite quasi scientificamente in modo da non fornire con rapidità la visione di insieme permessa dalle due pagine affiancate del predecessore di carta.

Anche in questo caso abbiamo tagliato la testa al toro: le date delle simulazioni delle prove d’esame, per esempio, sono state pubblicate dalla coordinatrice nel gruppo e tutti abbiamo ricevuto un’immediata notifica di questo fatto, molti sullo smartphone in tempo reale. Qualche settimana fa, poi, mi servivano precisazioni sul calendario scolastico: ho “postato” una domanda e più di un ragazzo mi ha risposto nell’arco di pochi minuti. Spesso socializziamo con anticipo i quesiti (leggi nuclei concettuali) su cui prepararsi per le diverse prove scritte, testimoniando così che la logica della scuola non è quella dei quiz, ma piuttosto: “Ti spiego quello che devi sapere e poi – guarda un po’ – te lo chiedo”. Anche in nome della trasparenza.

Non ci muoviamo soltanto sul versante gestionale e informativo: ci siamo via via inventati anche altri impieghi. Il gruppo è il deposito ufficiale delle slide e degli altri materiali che noi docenti utilizziamo più o meno estemporaneamente in aula; gli allievi (ma anche i colleghi) possono, se lo desiderano, scaricare i file, o anche soltanto visualizzarli.

Il gruppo è anche il luogo virtuale e condiviso dove, semplicemente segnalando e recensendo un link, possiamo invitare gli studenti a  percorsi di approfondimento su quanto svolto in classe, ad esempio mediante filmati di carattere storico o inerenti questioni letterarie, ma anche su argomenti di attualità che li incuriosiscono come giovani cittadini, come la questione ucraina.

Ultime, ma non meno importanti, le “tesine”: il gruppo è occasione per fornire indicazioni e esemplificazioni in merito e ridurre l’ansia che – come ogni anno – sta montando dentro alcuni allievi.

Oltre alle mie discipline curriculari, mi sono state assegnate alcune ore di “Comunicazione digitale”. Tra le ragioni dell’efficacia delle lezioni, vi è con certezza la rasserenante consapevolezza da parte degli studenti che tutto quanto verrà illustrato non dovrà essere frettolosamente appuntato, perché mi sono impegnato – in una sorta di azione “meta” – a collocare su Facebook un’articolata documentazione di ogni incontro.

Marco Guastavigna

Insegnante nella scuola secondaria di secondo grado e formatore. Tiene traccia della sua attività intellettuale in www.noiosito.it.

 
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