“Come faccio a sapere se sono vere le cose che trovo su Internet per la tesina?” mi chiede A. durante un intervallo. Il quesito che mi pone M. in cortile è invece doppio: “Cosa succede in Ucraina, prof? C’è una specie di dittatura?”. Dall’integrazione di queste due domande con quello che avevo in mente io nasce una lezione un po’ particolare.

UKRAINE

 

Loro, i ragazzi, sono seduti nei banchi, io manovro la Lavagna Interattiva Multimediale, installata – in barba alle richieste istituzionali del relativo piano di diffusione – in quella che viene pomposamente chiamata “sala video”, anziché in un’aula di lezione. In questo modo almeno teoricamente tutti possano ruotare; nella pratica il sistema di prenotazione premia coloro che per primi riempiono con il loro nome e la classe la tabella oraria affissa ogni settimana sulla porta.

La LIM è dotata di una connessione a Internet veloce e rapidamente mostro ai miei studenti di quinta come accedere al Catalogo del Servizio Bibliotecario Nazionale e allo strumento di ricerca delle Biblioteche Piemontesi online. Poi è la volta di Google Libri, di Forgotten Books e di Google accademico, che in genere a scuola nessuno conosce.

Adesso però cedo il comando ad A.: lei inserisce nel PC la propria chiavetta USB – il dispositivo la permanenza del cui impiego testimonierebbe secondo gli snob che usano soltanto più la nuvola l’incurabile arretratezza tecnologica della scuola italiana – e apre il file che contiene gli appunti digitali (sintesi e URL) del suo progetto d’apertura dell’orale d’esame, che verterà, almeno nelle intenzioni, sulla condizione della donna in India. Clicca sui link e scopriamo che parecchie delle informazioni fino a ora trovate sono su siti di agenzie di viaggio, la cui piena attendibilità scientifica ci sembra discutibile. A. decide quindi di cercare altre fonti. Nel chiederci chi sia l’autore stiamo applicando i criteri definiti da Michael Kerry per valutare le risorse di rete in un contributo del 1998, ancora disponibile grazie a WayBack Machine. Di donne indiane si occupano diversi blog, tra cui “L’essere donna”, che risiede su piattaforma Wordpress. Spiego ai ragazzi che in casi come questi l’URL va scomposto: ricaviamo così il nome di Dalila Goffi e una breve indagine ci permette di capire che nella sostanza siamo di fronte alla sua tesi di laurea, condivisa appunto via blog. Colgo l’occasione per accennare alla presenza di motori finalizzati alla ricerca di informazioni sulle persone, come 123people e Pipl e per far riflettere i ragazzi su privacy e protezione dei dati.

 

bob-dylan-1Ad A. si sostituisce G.; il suo argomento è Bob Dylan. Inserendo nome e cognome del cantante su Google abbiamo davanti un esempio d’uso dell’algoritmo Knowledge Graph, implementato da non moltissimo tempo anche nella versione italiana. Il musicista statunitense è infatti identificato in modo molto preciso dal motore, che non si limita quindi a presentare le pagine che contengono in modo significativo le nostre parole-chiave, ma ci fornisce una vera e propria scheda, che sintetizza i dati essenziali, propone le relative voci di wikipedia in italiano e in inglese, accanto al sito web ufficiale, oltre ad elencare gli album più famosi e le ricerche correlate alla nostra. Sono quelle che più frequentemente hanno avviato gli utenti di Google che hanno inserito le nostre medesime parole-chiave e riguardano Joan Baez, Neil Young, Jimi Hendrix, Bruce Springsteen e sul figlio di Dylan, Jacob. Faccio presente a G. che è particolarmente fortunata. Se risolve il problema della contestualizzazione storica, ha già in mano la trama concettuale della sua “tesina”.

Prendo un attimo solo per me e constato con notevole soddisfazione che anche Mario Lodi è trattato da Knowledge Graph come un’unità semantica riconosciuta e significativa.

Toccherebbe a M. e alle sue curiosità sull’Ucraina, ma S. – russofona – lo precede e mi chiede di poter far vedere ai compagni un video, che secondo lei interpreterebbe gli avvenimenti in modo molto diverso da quello che sente dire dalla tv italiana. Apre quello che lei chiama “Facebook russo”, inserisce le proprie credenziali e ci mostra un video che sostiene che quanto sta avvenendo in piazza a Kiev è frutto di un milione di dollari pagati dagli USA.

S. ci traduce in tempo reale a grandi linee l’audio, ma tutti siamo in grado di cogliere nel discorso dello speaker la frequente presenza di parole molto simili a “nazismo” e “nazisti” e di cogliere la somiglianza con la croce uncinata dei simboli sovrapposti alle immagini della folla in tumulto. Fornisco ai ragazzi qualche sommaria informazione sul collaborazionismo ucraino e li faccio riflettere sul fatto che uno dei fattori di attendibilità e credibilità dei siti è proprio la riconoscibilità di intenzioni e finalità di carattere politico. Perché capiscano meglio li conduco sul sito della radio “Voce della Russia”.

Chiudiamo la sessione di lavoro con un rapido sguardo a Limes, rivista italiana di geopolitica. Due ore sono volate.

Marco Guastavigna

Insegnante nella scuola secondaria di secondo grado e formatore. Tiene traccia della sua attività intellettuale in www.noiosito.it.

 
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