Purtroppo le regole di Facebook non consentono ai digital native minori di 13 anni di iscriversi e di praticare le attività del Social Network più famoso e frequentato del mondo occidentale, tanto che – nell’indifferenza dei genitori e del mondo adulto, a cominciare da Mark Zuckerberg – molti giovanissimi inseriscono dati anagrafici falsi per risolvere in modo truffaldino il problema.

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A vantaggio dei depauperati giovanissimi del nostro Paese è però recentemente intervenuto il Superiore Ministero, che – in omaggio alla modernità con cui ama ammantarsi, soprattutto nel rapporto con i media – ha messo in campo due formidabili iniziative, destinate a colmare questa tremenda lacuna, che rischia davvero di costituire un gravissimo ed esiziale vulnus per il loro pieno sviluppo relazionale e cognitivo. Mi riferisco ai siti WebimparoweB e ilsocial.eu, indirizzati rispettivamente a bambini e ragazzi sotto e sopra i fatidici 13 anni, con lo scopo di garantire l’esercizio dei diritti implicati dal loro essere “nativi sociali”, definizione destinata probabilmente – con buona pace di Aristotele e Rousseau – a provocare un ulteriore stato di estasi nell’universo del marketing concettuale, in cui si sono collocati da tempo le nostre istituzioni educative e molti degli addetti ai lavori nel campo dell’istruzione e della cultura.

Non stupirà i più avvezzi di noi al Linguaggio 2.0 la sobrietà della prosa con cui la redazione presenta l’iniziativa per i ragazzi più grandi: “Finalmente un social su misura per te, nuovo, energico e frizzante: lo abbiamo modellato sulle richieste degli studenti, raccogliendone idee, spunti e proposte. IlSocial.eu è una piazza virtuale, un vero e proprio centro di aggregazione nel web, di ragazze e ragazzi che vogliano confrontarsi tra loro, dialogando con i propri coetanei o chiedendo consigli a studenti un po’ più grandi. Uno spazio aperto per parlare non solo di scuola e di università – “come affrontare la prossima interrogazione?” “ c’è qualcuno che frequenta l’università in grado di aiutarmi a compilare il mio piano di studi?” – ma anche dei propri interessi: dal calcio e dallo sport in genere alla musica, dai libri al cinema, dalla moda ai colloqui di lavoro e ai “segreti” per affrontarli e tanto altro. E ricorda che per essere “social”, bisogna rispondere sempre alle parole d’ordine: dialogo, rispetto, comunicazione… perciò, ascolta per essere ascoltato; dialoga e non sarai “bannato”! A te la parola: registrati, condividi, dialoga, discuti, entra in una nuova comitiva online… semplicemente, “be social”!

Se dopo i 13 anni per partecipare sono obbligatorie l’attivazione di un account e l’acquisizione di un’identità individuale, nell’altro caso invece “non occorre nessuna iscrizione per inviare i propri pensieri, conseguentemente non sarà creata nessuna banca dati degli iscritti. Basterà, semplicemente, inviare un’email attraverso il form contenuto nella sezione redazione del menu contatti, firmato con nome e scuola. Sarà quindi la redazione del social a pubblicare integralmente quanto arrivato, senza correggerne i contenuti. I contributi e le discussioni non sono a tema libero ma, suddivise in sei grandi macro aree (Da me a te; Un libro in dieci righe; MeM; Onoff; Add…; WoW), trattano argomenti di partecipazione scolastica, d’attualità e soprattutto sono vicino agli interessi dei giovani”.

In tutti i casi, anche l’iniziativa per i più giovani è descritta con evidente senso della misura e ampio spirito critico: “Con questo social, il Ministero dell’Istruzione, (sic! L’arci-grafema a dividere soggetto e predicato verbale è una chicca linguistica della pagina che stiamo citando) dirige l’uso delle ICT in modo globale e diffuso andando oltre la singola classe e implementando metodi nuovi d’insegnamento e apprendimento. Offre la possibilità ai più giovani di misurarsi sul piano della comunicazione sociale entro ambiti definiti, apprendendo le regole del buon utilizzo e della sicurezza informatica. Ai docenti dà l’opportunità di insegnare ai ragazzi la partecipazione e il confronto su specifici temi con uno strumento che diventa socio educativo. Ai genitori, nella serenità delle regole sulla sicurezza informatica, dà una nuova occasione di confronto con i propri figli cercando di ridurre quel naturale digital devide (sic! il simpatico neo-anglicismo campeggia a sua volta sulla pagina originale) creatosi tra importati digitali ed e-generation”. Va anche sottolineata l’acutezza della visione neo-mercantilista degli ideatori del progetto, lucidamente preoccupati dei rischi implicati dal permanere nella bilancia personale dei nostri bambini delle “importazioni”, ovvero dei modelli di apprendimento e di rapporto interpersonali legati alla tradizione, alla pericolosissima socializzazione con persone in carne e ossa nel cortile di scuola o di casa, alla futile chiacchiera sui mezzi pubblici di trasporto o al parco, all’irrazionale gioco con oggetti materiali collocati in luoghi fisici, e così via.

Quando ho esplorato i due siti, il numero di accessi contemporanei al mio si contava sulla punta delle dita, così come erano scarsamente significativi sul piano della quantità gli interventi nei dibattiti o i commenti agli editoriali. È presto per un bilancio: vedremo presto però se il progetto manterrà ed estenderà la propria carica innovativa o se andrà piuttosto a collocarsi nella triste sequenza delle attività in cui vengono impiegati fondi pubblici senza ottenere nemmeno in minima quota i risultati entusiasticamente previsti.

Marco Guastavigna

Insegnante nella scuola secondaria di secondo grado e formatore. Tiene traccia della sua attività intellettuale in www.noiosito.it.

 
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