Non sono previste proroghe o dilazioni: le “proposte di voto”, che formalizzeranno i risultati trimestrali degli apprendimenti degli allievi, devono infatti improrogabilmente essere collocate da ciascuno di noi insegnanti sul registro elettronico – leggi sui server della ditta privata che fornisce alla scuola il servizio, ovviamente a pagamento – entro il 6 gennaio 2014. A trasformare in una sorta di ordine di servizio un’esigenza che certamente non scaturisce da una delibera del Collegio dei Docenti, ma più probabilmente da un rovesciamento strisciante del concetto di customer care, è stata appena diramata e spedita nelle nostre caselle di posta elettronica un’apposita circolare.

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La particolarissima e delicata situazione professionale – la nostra rassegnazione a essere sempre più eterodiretti è infatti ancora in fase di rodaggio, anche se vi sono qualificatissimi precedenti, prima tra tutti l’accettazione supina dei test Invalsi – ha richiesto che venissero prodotte e inviate in sequenza, a poche ore una dall’altra, tre versioni del medesimo documento. Ciascuna di esse annullava la precedente, perché accanto alla definizione della scadenza, conteneva un file con le istruzioni necessarie per eseguire la procedura di inserimento dei dati, evidentemente giudicata fin dall’origine da coloro che l’hanno ideata così poco intuitiva da dover essere guidata step by step.

Nemmeno Equitalia, probabilmente, è così rigida: nel caso in cui il termine per effettuare un’operazione coincida con una giornata festiva, infatti, il medesimo slitta, se non sbaglio, al giorno dopo. Un merito, a dire il vero, va però riconosciuto all’uso più o meno forzoso del registro elettronico: anche i più ostici tra i professori capiranno finalmente cos’è la valutazione collegiale. Ciascuna singola “proposta”, infatti, è individuale e diventerà voto vero e proprio solo quando sarà stata oggetto, in sede di scrutinio, di una deliberazione esplicita del Consiglio di classe. Per alcuni sarà davvero duro rinunciare al concetto di “voto di consiglio”, che da sempre funziona, in un immaginario docimologico e amministrativo tanto disinformato – “è tutta burocrazia!” - quanto consolidato, come alibi per trasformare le insufficienze assegnate dal singolo in sufficienze elargite dal collettivo degli insegnanti, la cui responsabilità etica, deontologica ed educativa ricadrà implacabilmente su tutti, tranne che sul titolare della materia in ballo, la cui valenza formativa e epistemologia non verranno così violate.

I registri e le pagelle sono su supporto informatico, ma i libri di testo sono ancora di carta, con buona pace di tutti quegli intellettuali snob che stanno cercando di avviare una campagna di opinione perché i recenti incentivi governativi per la lettura di libri cartacei sia estesa ai loro omologhi digitali. Questo non impedisce però di allenarci al futuro. Dotandoci di una buona dose di pazienza, visti i tempi di reazione medi dei siti a ciò dedicati, possiamo infatti accreditarci presso le diverse case editrici, inserire le chiavi di attivazione forniteci insieme alle copie dei volumi che abbiamo adottato, e –soprattutto – effettuare il download gratuito di uno straordinario programma, fornito per tutti i principali sistemi operativi e sotto forma di app per tablet e smartphone. Esso ci permetterà di scaricare le versioni digitali dei libri di testo, addirittura su cinque dispositivi diversi. Una buona idea! Il libro di carta rimane a scuola; le copie elettroniche risiedono sui nostri diversi strumenti: come minimo si alleggeriscono non solo gli zainetti degli studenti, ma anche le nostre più tradizionali borse e cartelle.

E così l’altro giorno, dovendo preparare una verifica per gli studenti, ho cominciato a lavorare con un certo entusiasmo: ho lanciato il programma sul mio Mac e ho avviato il volume di cui mi serviva consultare le pagine per non rischiare di mettere in difficoltà gli studenti con formulazioni distanti da quelle utilizzate dagli autori della letteratura in uso nella mia quinta. Tempi di reazione inaccettabili, continui crash, scorrimento delle pagine alternativamente paralizzato e lentissimo, in genere ingovernabile. E così via, con uno spreco di tempo inaccettabile sul piano personale, prima ancora che professionale. Fino a quando l’offerta sarà di questo tipo, mi sarà davvero difficile rinunciare alle versioni materiali del libro: non riesco infatti, pur con tutta la buona volontà, a rinunciare al fatto che tutte le pagine siano già reificate e quindi certamente disponibili, che il passaggio dall’una all’altra sia sicuro e pressoché istantaneo, per non parlare della possibilità di vederne due affiancate o del fatto che il libro di storia e quello di letteratura sono due oggetti distinti, consultabili contestualmente senza doverne ridurre la dimensione.

Marco Guastavigna

Insegnante nella scuola secondaria di secondo grado e formatore. Tiene traccia della sua attività intellettuale in www.noiosito.it.

 
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