Il tema della terza edizione delle Romanae Disputationes è «Unicuique suum»: radici, condizioni ed espressioni della giustizia.
«Il nostro discorso politico è diffusamente determinato da un’idea di società basata su un contratto di mutuo vantaggio, un’idea che nella tradizione occidentale ha dominato l’intera teoria politica. Tutte le teorie del contratto sociale ricorrono a un’ipotesi immaginaria che sembra del tutto innocente: la finzione di un adulto competente»: così scrive Martha Nussbaum nel suo Giustizia sociale e dignità umana (p. 35). Senonché, mostra l’autrice con una serie di esempi illuminanti, tale concezione non riesce a dare conto delle non rare situazioni in cui il soggetto sociale è una persona bisognosa di cura, tanto da non essere autonoma. Abbiamo dunque bisogno di pensare alle nostre concezioni della giustizia per trovare un impianto concettuale capace di giustificare una struttura sociale più sensibile sia alle esigenze di chi non è autonomo, sia di chi lo assiste, dedicandosi a lui, offrendogli sostegno, attenzione e amore.

Dopo aver parlato di ragione (RD 2014) e di libertà (RD 2015) è dunque venuto il tempo di parlar di giustizia. Il Concorso nazionale Romanae Disputationes, nella sua terza edizione, propone un tema classico e di notevole complessità teoretica, oltre che di grande interesse morale e civile. Se la definizione classica di «a ciascuno il suo» ha mantenuto il proprio valore, come sembra suggerire il titolo del Concorso (qui il bando), resta però ancora molto da comprendere: qual è il «suo» che ciascuno può legittimamente rivendicare? Il sottotitolo allora aiuta a ricercare il giusto nei suoi fondamenti, nei suoi presupposti e nei suoi esiti: il lavoro richiesto agli studenti sarà perciò impegnativo e bello e li porterà a scavare su questioni teoriche il cui impatto sul quotidiano è enorme e importante. Essi potranno riflettere coi grandi della filosofia, da Platone ad Aristotele, da Hobbes a Kant, da Kelsen a Rawls, passando per i contrattualisti, gli utilitaristi, i comunitaristi, i socialisti e il liberali. Potranno fare tesoro delle sottolineature di Amartya Sen, o di quelle di Martha C. Nussbaum. Sarà però, soprattutto, chiesto loro di essere personali, di «pensare con la propria testa», facendo tesoro della lezione kantiana che è stata il tema dell’edizione 2014.

«A ciascuno il suo», dicevano i romani. Resta però ancora molto da comprendere: qual è il «suo» che ciascuno può legittimamente rivendicare?Come già negli anni scorsi, alle giornate romane è premesso un momento preliminare di formazione. Il 29 ottobre il prof. Gustavo Zagrebelsky, Presidente emerito della Corte costituzionale, terrà una lezione su Le radici della giustizia. Gli studenti saranno così introdotti al tema in maniera autorevole. All’evento si potrà partecipare o recandosi presso l’Aula Magna dell’Università Cattolica di Milano, oppure in streaming presso la propria scuola, previa iscrizione. Seguirà l’elaborazione del testo o del multimediale per partecipare al Concorso.

Quest’anno le giornate romane (18-19 marzo) saranno due, intense come sempre, con le lezioni accademiche, il laboratorio di filosofia e musica e le visite «Romana Itinera». Dopo il grande successo riscosso l’anno scorso saranno riproposti i Seminari di discussione «Age Contra». Le lezioni accademiche saranno tenute da ospiti illustri: Marta Cartabia, Vicepresidente della Corte costituzionale, e Sebastiano Maffettone, docente alla LUISS “Guido Carli” di Roma.

Diesse, associazione che patrocina l’iniziativa delle Romanae Disputationes, contestualmente, offre ai docenti un corso di formazione di alto profilo sul tema del concorso. Sono infatti previste relazioni di Franco Trabattoni, Franca d’Agostini, Giovanni Catapano, Giuseppe Barzaghi, Eugenio Mazzarella, Francesco Viola, Roberto Mordacci (qui ulteriori informazioni). Il percorso che verrà proposto ricostruisce il dibattito sulla giustizia nei classici greci (Platone e Aristotele), nelle radici del pensiero cristiano (Agostino), e nel pensiero contemporaneo (Rawls), aprendosi a questioni teoretiche, ma non dimenticando nemmeno le problematiche relative alla formazione delle competenze (argomentative).

Gian Paolo Terravecchia

Cultore della materia in filosofia morale all'Università di Padova, si occupa principalmente di filosofia sociale, filosofia morale, teoria della normatività, fenomenologia e filosofia analitica. È coautore di manuali di filosofia per Loescher editore. Di recente ha pubblicato: “Tesine e percorsi. Metodi e scorciatoie per la scrittura saggistica”, scritto con Enrico Furlan.

 
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