Filosofia

La complessità non è condizione di rigore e, per contro, la chiarezza e l’accessibilità non sono segno di banalità e semplificazione. Molti testi di Tommaso d’Aquino o di Cartesio, per fare due nomi, sono semplici e accessibili, pur contenendo tanto tecnicismo e una complessità notevole, così che si prestano tanto alla lettura, quanto allo studio e persino allo scavo.

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“Si ha l’impressione che ci siano oggi due filosofie: una filosofia professionale, blindata nello specialismo e apparentemente poco capace di incidere sul resto della cultura, e una filosofia mediatica, sostanzialmente irrilevante per i filosofi professionali. È proprio così? In che cosa consiste oggi il mestiere del filosofo?", chiede Diego Marconi.

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Ci sono dispute in cui la vittoria non solo non è opportuna, ma va evitata accuratamente.

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"Sapere aude": la scuola che pensa, che agisce il sapere, che ha coraggio. Tutti i vincitori del Concorso Nazionale di Filosofia.

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Quello che in agosto era solo un progetto, in pochi mesi è diventata una bella realtà. “Sapere aude! Natura e possibilità della ragione umana”: ecco il tema del Concorso nazionale di filosofia “Romanae Disputationes” per il 2013-‘14, rivolto agli studenti liceali. I vincitori saranno proclamati nella due giorni di Roma, il 18 e 19 marzo, presso la Pontificia Università Urbaniana.

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Finiti da poco i miei tre shiai per la filosofia, credevo di aver chiuso il discorso. Fatto appena in tempo ad assaporare la situazione, mi sento afferrato e gettato in aria da un articolo sull’abolizione dell’insegnamento della filosofia. Il combattimento ricomincia.

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Che strana ironia: quando in Italia qualcosa funziona, magari in maniera non ottimale, forse non perfettamente, ma funziona, c’è sempre qualcuno pronto a smantellarla! Questa volta è il turno dell’insegnamento della filosofia.

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Continuamente esercitiamo atti di fiducia e la nostra vita sociale è tanto ricca anche perché ci fidiamo. Questo è vero al punto che, se smettessimo, saremmo presi in cura da uno psichiatra per le nostre paranoie. Dunque, dobbiamo fidarci. Ma la fiducia non è qualcosa di gratuito? E se lo è, com’è possibile che sia l’esito di una necessità?

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Dunque, di nuovo: cos’è un paradosso? Ecco la definizione brillante che ne fornisce Mark Sainsbury: “una conclusione apparentemente inaccettabile, che deriva da premesse apparentemente accettabili per mezzo di un ragionamento apparentemente accettabile”.

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Mi pare che tutto il fascino della questione metafisica del realismo stia proprio nella parola “indipendente”, tanto usata nelle definizioni classiche (come quella di Salis), quanto discussa ancora in maniera insufficiente dagli studiosi, tra cui D’Agostini.

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