Filosofia

Ostendere, ostentare, ostracizzare. Fenomenologia del mostrare sociale

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Si è appena conclusa la tre giorni delle Romanae Disputationes 2015 (12-14 febbraio), il Concorso nazionale di filosofia per studenti delle scuole superiori che, nell'edizione di quest’anno, aveva a tema: "Libertà va cercando, ch'è sì cara. L’esperienza della libertà".

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Dal 12 al 14 febbraio si terranno le premiazioni delle Romanae Disputationes. Tema: "Libertà va cercando, ch'è sì cara".

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Che rapporto c’è tra Dio e gli oggetti astratti? Un problema molto simile si presentava già nel quesito posto nell’Eutifrone, uno dei primi dialoghi di Platone: il santo è tale perché lo dice Dio, o Dio dice che è santo, perché esso è santo? Detto altrimenti, la santità esiste in sé, indipendentemente?

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Leggere nel titolo di un opuscolo il nome di Martin Buber è già un’attrazione; se poi l’autore è addirittura Emmanuel Lévinas, l’attrazione diventa tentazione. Se, infine, il testo è arricchito da un confronto epistolare tra il protagonista e l’autore, la cosa si fa irresistibile.

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L’immagine femminile, nella pubblicità, deve essere più realistica? La tecnologia garantirà un’uguale opportunità d’accesso all’educazione? Il principio di precauzione è più controproducente che conveniente? I Comandamenti sono principi superati o ancora validi? Ecco i temi del I° Torneo Nazionale di Dibattito

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La richiesta ossessiva di trasparenza che si nota nella società occidentale, soprattutto in questi ultimi anni, nasce da un preconcetto di cui dovremmo disfarci. Sembra infatti che se si procede rendendo visibili gli atti compiuti, allora vi è onestà.

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Immaginate di ordinare un caffè e che, al momento di pagare, vi dicano che non serve: il caffè vi è stato offerto da uno sconosciuto. Sembra trattarsi del dono perfetto, quello fatto “per nessun motivo”. Ma se è davvero “per nessun motivo”, perché lo si fa?

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Cos’è indispensabile, sul piano etico, per poter davvero imparare nell’ambito di una pratica di studio? Non vorrei suonare pretenzioso utilizzando un gergo heideggeriano, ma il mio intento è di raccogliere qui qualche appunto per un’analitica esistenziale dell’apprendere, ricercando i modi di essere fondamentali per la ricerca autentica.

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Quand’è che convincere è manipolare? Di per sé – dicono alcuni – il semplice fatto di convincere gli altri non è manipolare, o almeno non è moralmente riprovevole: avviene continuamente e nessuno se ne scandalizza e anzi è facile mostrare che, a volte, riuscire a convincere qualcuno può persino salvare delle vite umane.

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