Pubblichiamo alcuni estratti di una ricerca comparativa a livello mondiale sulle norme che regolano la produzione, il controllo statale e la distribuzione dei libri di testo. L’inchiesta è stata commissionata dalla National Foundation for Educational Research (NFER), un ente inglese non governativo sostenuto dal Department for Education and Skills. Risale al 1996: nei Paesi europei le prassi qui sintetizzate sono state specificate da ulteriori normative, che in nessun caso però hanno mutato l’indirizzo di fondo.
Traduzione di Ubaldo Nicola.
I manuali scolastici sono prodotti dallo Stato in Giappone, Corea, Singapore, Nuova Zelanda (ma solo alcuni testi) e dai Cantoni in Svizzera. In tutti gli altri Paesi sono prodotti da editori privati e devono sottostare a prescrizioni statali relative al:
• contenuto (in Francia sottoposto a verifica del Ministro dell’Educazione, in Germania dai Länder, in Svizzera dai Cantoni, da altre istituzioni statali in Ungheria, Giappone e Singapore;
• formato (Germania e Francia);
• qualità dell’opera (Germania);
• costo (Germania, Italia).

Svizzera
In Svizzera vige nella scuola primaria un sistema molto diverso dalla secondaria. A livello elementare, infatti, sono i Cantoni a decidere, in totale autonomia, quali materiali didattici debbano essere considerati obbligatori e quali invece solo permessi. Obbligatori sono in genere i testi di matematica, lingue straniere e, in particolare, quelli di letteratura in lingua madre. In alcuni casi i maestri possono scegliere i materiali da usare, ma solo fra quelli raccomandati dalle autorità cantonali. Possono elaborare autonomamente testi aggiuntivi, ma tale attività diventa illegale se si pone in sostituzione di quelli approvati. 

In linea di principio, anche per il ciclo obbligatorio della secondaria sono i Cantoni a prescrivere i testi, tuttavia alle scuole e ai collegi dei professori è concessa una certa libertà di scelta. 

Un regime di totale autonomia vige invece per le classi non obbligatorie della secondaria, quelle del ginnasio. Non esiste alcun organismo nazionale che regoli in qualche modo le scelte dei professori. Inoltre, per ragioni linguistiche, la produzione, per lo meno in alcune materie, è fortemente influenzata da quella estera. A questo livello, quindi, non vi sono testi obbligatori, permessi o consigliati; l’unico vincolo è che seguano i curricula, stabiliti per il ginnasio a livello cantonale. È interessante che in questa situazione molto frammentata e caratterizzata da una forte libertà di mercato, solo pochi libri di testo scritti dagli insegnanti hanno acquisito uno status autorevole. 

Per tutte le classi della scuola obbligatoria la produzione si attua sia a livello cantonale sia intercantonale, tuttavia i costi sono sempre e totalmente sostenuti dalle istituzioni locali. A carico dei genitori è solo il livello secondario superiore.

Germania
Il controllo delle liste dei manuali approvati in ciascuna area tematica per l’uso in classe spetta al Comitato per i Libri di Testo presso il Ministero dell’Istruzione e delle Attività Culturali in ciascuno dei Länder. I libri prodotti da editori commerciali sono approvati:
• se sono in linea con i principi generali della Costituzione e con gli obiettivi educativi stabiliti dai provvedimenti legislativi;
• se sono compatibili con i programmi di studio e con i risultati della ricerca educativa per i vari tipi di scuole;
• se la qualità del prodotto è appropriata e il prezzo giustificabile.

Anche altri criteri, come il numero di pagine, vengono presi in considerazione ai fini della approvazione. Dimensioni e formato devono essere coerenti con i contenuti previsti nei programmi di studio, con l’approccio didattico scelto per affrontare la materia e infine con l’età degli studenti. I libri usati per l’insegnamento della religione devono essere approvati anche dalle autorità ecclesiastiche. 

Questo forte controllo delle autorità si spiega con il fatto che ai libri di testo è affidato un ruolo decisivo nella pianificazione didattica; ad essi, molto più che ai programmi curricolari, spetta il compito di definire gli standard didattici, la ripartizione delle materie e la pianificazione dei contenuti del corso.
In ogni Land, il Ministero dell’Istruzione e delle Attività Culturali pubblica regolarmente un elenco dei manuali approvati. Emana inoltre disposizioni giuridiche e amministrative che disciplinano i criteri con cui i funzionari ministeriali devono valutarli. 
La scelta nella gamma dei testi approvati dal Ministero dell’Istruzione avviene in riunioni che coinvolgono tutti i professori della scuola o di una singola materia. 
Alcuni Länder prevedono anche l’approvazione dell’Ispettorato delle scuole; altri hanno regole specifiche per la consultazione dei rappresentanti dei genitori e degli studenti.
I manuali sono prodotti da un’editoria privata fortemente specializzata, molto attenta nel seguire le indicazioni ministeriali dalle quali dipende l’approvazione dei testi.

Per consentire a tutti gli studenti l’accesso allo studio, indipendentemente dal loro reddito familiare, il costo dei manuali è interamente a carico delle istituzioni, Länder, enti locali e scuole. Gli alunni che frequentano le scuole statali ricevono i libri e altri materiali didattici (ad esempio calcolatrici tascabili) sia a fondo perduto sia in prestito. Solo materiali supplementari, come cancelleria, strumenti per il disegno, per il cucito o l’artigianato, devono essere acquistati dai genitori. Vi sono tuttavia variazioni locali: alcuni Länder non forniscono materiale in prestito ma sovvenzionano le famiglie per il loro acquisto, in relazione al reddito o al tipo di scuola.

Francia
Secondo la legge francese, tutti i libri di testo, siano essi prodotti da un editore indipendente o da un’agenzia pubblica, devono conformarsi ai curricula e alle raccomandazioni ufficiali del Ministero dell’Educazione. Una volta che le case editrici hanno ricevuto le linee guida ministeriali, hanno a disposizione un periodo minimo di quattordici mesi per produrre i testi. Alla fine, questi devono essere valutati e approvati, a ogni livello scolastico, da una Commissione Nazionale di Vigilanza che monitorizza e valuta (in termini di correttezza, ecc.) tutte le pubblicazioni destinate ai giovani, non solo quelle scolastiche.  Gli editori scolastici francesi sono soliti pubblicare testi finalizzati ad accompagnare il manuale adottato e a facilitarne l’uso, sia per gli studenti sia per i docenti. Questi volumi aggiuntivi non devono sottostare a regole particolari, ma le loro indicazioni devono accordarsi a quelle indicate nelle Linee guida ufficiali espresse dal Ministero. È frequente inoltre che, a livello regionale o locale, determinate istituzioni e centri di documentazione producano materiali scolastici in supporto ai manuali d’uso nazionale.

Una volta compilata, la lista dei manuali approvati viene sottoposta agli insegnanti, che devono motivare le loro scelte con criteri espliciti e conformi alle Indicazioni Nazionali. 
La decisione è presa dagli insegnanti in riunioni disciplinari sotto la direzione del preside. Liste e criteri vanno discussi anche nel Consiglio d’Istituto, che include i rappresentanti dei genitori, il cui parere non è comunque vincolante. La lista finale deve essere pubblicata entro il mese di giugno precedente l’anno scolastico. A questo punto spetta al dirigente scolastico prendere contatto con gli editori e i librai per procedere all’acquisto, un’operazione di tipo commerciale che compie sotto la sua diretta ed esclusiva responsabilità. 

Ci si aspetta che gli editori non modifichino troppo spesso i loro prodotti e che ogni edizione abbia una vita minima di quattro anni. Ma, d’altra parte, ci si aspetta che gli insegnanti non cambino troppo frequentemente i testi adottati.
Un decreto emanato nel 1985 stabilisce che la spesa dei libri di testo sia a carico dello Stato tanto nei collèges (le scuole secondarie di primo grado, fra 11 e 15 anni) e nelle scuole speciali, quanto nei licei professionali (scuole secondarie di secondo grado, 16-19 anni).

In generale, i libri sono dati dalla scuola in comodato d’uso, ossia in prestito gratuito, a tutti gli studenti nella scuola dell’obbligo. In caso di perdita o danneggiamento, i genitori sono tenuti a risarcire la scuola in base all’età del volume: al 100% se nuovo, al 50%, 30% e 20% se al secondo, terzo o quarto anno di vita. A livello di scuola primaria spetta ai Comuni inserire in bilancio il costo dei libri di testo e trasferire ai presidi le somme concordate. Solo nel 10% dei casi le comunità locali non riescono a soddisfare questi bisogni e sono costrette a chiedere un contributo ai genitori. 

Alle famiglie spetta invece il costo dei manuali negli ultimi due anni di liceo non compresi nella fascia dell’obbligo. Anche in questo caso, tuttavia, la legislazione favorisce modalità collettive di acquisto. Infatti, i testi non possono essere scontati dall’editore o dal libraio oltre il 5% se sono acquisiti da un singolo, ma tale cifra sale al 20-45% se il compratore è un soggetto collettivo, ad esempio l’associazione dei genitori di una scuola. 

Giappone
Nelle scuole dell’obbligo giapponesi si possono usare solo libri di testo approvati o direttamente prodotti dal Ministero dell’Istruzione, della Scienza e della Cultura (Monbusho). Lo stesso ente prescrive i contenuti del corso di studio, che devono essere sviluppati sia nei manuali sia nei programmi di lavoro degli insegnanti. 
Gli editori commerciali devono ottenere l’avvallo del Ministro, il quale può contare sul parere di una struttura specializzata: il Consiglio per le Autorizzazioni dei Manuali Scolastici. 
I testi sono analizzati approfonditamente all’inizio dei nuovi corsi di studio (mentre sono oggetto di revisioni minori ogni quattro anni). Sono forniti per tutte le materie tranne per l’educazione fisica. 

Il fatto che nella scuola giapponese sia i manuali sia i curricola siano determinati in modo molto prescrittivo dallo Stato permette agli insegnanti di concentrarsi esclusivamente sullo svolgimento effettivo del programma, senza doverlo progettare o pianificare.
I libri approvati dal Ministero sono forniti gratuitamente dallo Stato a tutti gli studenti della scuola dell’obbligo, indipendentemente dal fatto che frequentino una scuola pubblica o privata. Ognuno di loro, anche se compie i suoi studi all’estero, riceve gratuitamente dal governo un set completo di libri di testo. Dato che non esiste il mercato dell’usato, questi volumi sono spesso conservati e formano una piccola biblioteca casalinga presente in Giappone anche nelle famiglie più umili.

La maggior parte dei manuali, circa 600 titoli, sono prodotti da editori privati e approvati dallo Stato. Quelli prodotti direttamente dal Ministero sono circa 40 e sono usati in istituti di educazione speciale o per corsi di alta formazione professionale nei quali esiste un’insufficiente domanda di mercato. 
La selezione dei testi nella lista di quelli approvati è fatta dal collegio dei docenti nella scuola statale e dai dirigenti scolastici in quelle private; le adozioni possono essere rinnovate solo ogni tre anni. 

Le particolarità dei libri di testo giapponesi sono state studiate da Harold Stevenson, uno psicologo dello sviluppo presso l’Università del Michigan, che in una ricerca durata tre decenni ha messo a confronto le pratiche scolastiche americane con quelle orientali. 
Ha concluso che i manuali in uso in Giappone sono più funzionali allo sviluppo di un pensiero attivo. Richiedono sistematicamente di integrare informazioni acquisite in lezioni precedenti con il materiale fornito in quella presente. Cercano di sollecitare la fantasia. Evitano ad esempio di presentare gruppi di problemi forniti di risposta, come fanno quelli americani; offrono invece diverse varianti di uno stesso problema lasciando allo studente la risposta, pur facilitandone il processo di apprendimento. Talvolta sfidano lo studente proponendo esercizi di difficilissima soluzione o che richiedono un drastico mutamento dei modelli sino ad allora acquisiti. 

Rispetto agli standard occidentali, sia il lavoro dei professori sia le proposte contenute nei libri di testo si caratterizzano per una forte fluidità: lo sforzo è diretto più verso la formazione che l’informazione: si cerca di incoraggiare lo studente a risolvere problemi sempre nuovi, aggiornando via via gli strumenti per risolverli.

Tratto da: J. Le Métais, Control and supply of textbooks, “International Review of Curriculum Andassessment Frameworks”, London, 1996.

Joanna Le Métais

olandese di nascita e dottorata in Filosofia, è stata per molti anni ricercatrice indipendente per conto della National Foundation for Educational Research (NFER). Per le sue ricerche comparative sui sistemi scolastici a livello mondiale, nel 2000 la Brunel University le ha conferito honoris causa il titolo di "Doctor of Education".

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