Cannes 2020

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Quest’anno niente Cannes. Rincuoriamoci con una rassegna di alcune celebri Palme d’Oro.

La 73ª edizione del Festival di Cannes non si svolgerà a causa del protrarsi della pandemia Covid19. È la quarta volta che il Festival viene annullato. Nel 1948 e nel 1950 per problemi finanziari e nel 1968 per i movimenti di contestazione che infiammarono Parigi e non solo.

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Il 10 maggio 1968, proprio nel giorno d’inaugurazione del Festival di Cannes, gli studenti scendevano nelle strade di Parigi a manifestare violentemente. Il 13 maggio la protesta arrivò anche sulla Croisette. Nei giorni seguenti la situazione precipitò rapidamente. Roman Polanski, Louis Malle e Monica Vitti decisero di abbandonare la Giuria del Festival. Alcuni importanti registi, tra cui Carlos Saura e Alain Resnais, ritirano i loro film dal concorso. Jean-Luc Godard, François Truffaut, Louis Malle e altri autori francesi si unirono alle proteste, rinnovando le critiche al governo francese, che all’inizio di febbraio aveva rimosso Henri Langlois dalla direzione della Cinémathèque Française. Il clima si fece sempre più incandescente e nonostante alcuni tentativi dell’organizzazione di far proseguire le proiezioni, la manifestazione venne definitivamente sospesa e annullata.

Il Festival riprenderà il suo cammino l’anno successivo, con uno spirito rinnovato e con una maggiore attenzione verso le opere d’avanguardia. Non è un caso che nel 1969 la Palma d’Oro venne assegnata al film Se… di Lindsay Anderson, un’opera ispirata ai mutamenti della società contemporanea e alle nuove istanze avanzate dai movimenti di protesta giovanile.

L’edizione del Festival di Cannes del 1968 ha lasciato un’eredità importante. Sull’onda della contestazione nel maggio 1968, il 14 giugno alcuni registi, tra cui, Robert Bresson, Costa-Gavras, Claude Lelouch, Jacques Rozier, Philippe de Broca, Jacques Rivette, Jacques Deray, Louis Malle, Luc Moullet, Marcel Carné, Claude Berri, fondarono la Société des Réalisateurs de Films, con il fine di difendere la libertà artistica, morale e professionale nell’ambito della creazione cinematografica. A partire dall’edizione del 1969, la nuova istituzione organizzerà una sezione collaterale al programma ufficiale dei Festival: la Quinzaine des Réalisateurs, proprio per dar voce al cinema d’autore e ai giovani registi emergenti e alle opere più innovative e trasgressive.

Ricordiamo che la prima edizione del Festival di Cannes si sarebbe dovuta tenere nel settembre del 1939. Era tutto pronto, ma l’invasione della Polonia da parte della Germania di Hitler interruppe il progetto. La Mostra del Cinema di Venezia era nata nel 1932 e l’idea di creare un evento alternativo in Francia nasceva da desiderio di opporsi alla crescente influenza nazifascista, che cominciò a condizionare l’esito della manifestazione veneziana. Nel 1938, infatti, la Coppa Mussolini per il miglior film venne assegnata ex-equo a: Luciano Serra Pilota di Goffredo Alessandrini e a Olympia di Leni Riefenstahl, due opere ideologicamente orientate in favore dei regimi dittatoriali. Solo nel 1945 si ricominciò a parlare dell’organizzazione del Festival di Cannes, che finalmente vide la luce nel settembre del 1946.

Orfani della Croisette e dei suoi film, possiamo utilizzare questa pausa per ripercorrere la storia del Festival di Cannes attraverso alcune opere che si sono aggiudicate la Palma d’Oro. Abbiamo scelto 12 film tra quelli premiati con il massimo riconoscimento, opere che hanno segnato una tappa importante nella storia del Festival e più in generale della storia del Cinema. Una “meravigliosa dozzina”, per parafrasare un celebre titolo di Robert Aldrich, da scoprire o rivedere con calma per apprezzarne tutto il valore artistico.

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La dolce vita

Nel 1960 viene premiato un film italiano, che ancora oggi resta tra i titoli più importanti della storia del cinema. La dolce vita è un ritratto della Roma degli anni ’60 firmato dal genio creativo di Federico Fellini. Un affresco affabulante e metalinguistico, che ruota come un caleidoscopio attorno al mondo del cinema, tra toni surreali e intuizioni geniali.

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Blow-Up

Scegliamo un alto film italiano che nel 1967 conquistò la Giuria presieduta da Alessandro Blasetti: Blow-Up di Michelangelo Antonioni. La “swinging London” degli anni Sessanta diventa lo scenario di un’indagine concettuale sullo sguardo, illusorio e sfuggente e sulla natura ambigua della realtà. Alcune foto scattate in un parco rivelano al buio della camera oscura le tracce di un omicidio. Ciò che lo sguardo non ha visto è stato registrato sulla pellicola. Ma dobbiamo credere a ciò che vediamo sulla pellicola, anche su quella cinematografica? E fino a che punto?

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La conversazione

Pochi anni più tardi, Francis Ford Coppola torna sullo stesso argomento ispirandosi al capolavoro di Michelangelo Antonioni. La conversazione, interpretato da uno straordinario Gene Hackman è un altro saggio sull’incerta interpretazione della realtà. Questa volta è un investigatore privato, specializzato in intercettazioni ambientali, a carpire frasi segrete che creano un conflitto interiore tra il dovere professionale e l’etica personale.

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Taxi Driver

Nel 1976 sulla Croisette irrompe il cinema di un altro grande autore d’oltreoceano. Martin Scorsese conquista la Palma d‘Oro con Taxi Driver. Uno straordinario Robert De Niro interpreta un reduce dal Vietnam, insonne e socialmente disadattato, che decide di trasformarsi in una sorta di giustiziere solitario per ripulire dal crimine i bassifondi di New York.

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Apocalypse Now

Nel 1979 la Palma d’Oro viene assegnata ex-equo ad Apocalypse Now di Francis Ford Coppola e a Il tamburo di latta di Volker Schöndorff, ma è il primo film che entrerà nella ristretta cerchia dei capolavori della storia del cinema. Liberamente ispirato al romanzo Cuore di Tenebra di Joseph Conrad, l’opera di Coppola è un viaggio nell’inferno della guerra del Vietnam. Un itinerario lungo un fiume che serpeggia nella giungla più profonda fino a raggiungere l’orrore più oscuro e profondo della guerra e dell’animo umano.

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Kagemusha

Altro ex-equo nel 1980, con la Palma d’Oro a Kagemusha di Akira Kurosawa e al All That Jazz di Bob Fosse. Nella storia resterà il film del regista del Sol Levante. Una grandiosa saga ambientata nel Giappone del Cinquecento, in cui tre clan si contendono il predominio sulla Nazione. Il tema del doppio, della realtà e della rappresentazione, della sfuggente messa a fuoco di una verità sfuggente, tornano ad abitare come un’ossessione il cinema di Kurosawa.

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Paris, Texas

Il 1984 è l’anno del Nuovo Cinema Tedesco. Finalmente Wim Wenders si aggiudica una meritatissima Palma d’Oro con Paris, Texas. Ormai da un decennio nell’olimpo dei grandi autori del cinema europeo, Wenders firma un road movie esistenziale ambientato in scenari desolati, che sembrano stranianti citazioni dei classici del cinema hollywoodiano. Il difficile rapporto tra la cultura Europea e il tentativo di colonizzazione Americana tornano ad animare lo spirito creativo di Wenders come un cortocircuito che emerge fin dal titolo del film. Splendida la colonna sonora giocata sulle note rarefatte della steel guitar di Ry Cooder.

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Cuore selvaggio

Nel 1990, la giuria presieduta da Bernardo Bertolucci rende omaggio al talento visionario di David Lynch. Nicolas Cage e Laura Dern sono gli indimenticabili protagonisti di Cuore selvaggio, uno dei film simbolo della deriva dei generi. Road movie, film noir, gangster story, poliziesco, film d’amore, s’intrecciano in una trama complessa e articolata, scandita da inquadrature eccentriche e da colori fiammeggianti.

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Pulp Fiction

Pulp Fiction e la Palma d’Oro del 1994. Quentin Tarantino firma il suo capolavoro. La costruzione narrativa si frantuma in punti di vista diversi, flash back, scene ed episodi che s’intrecciano, gusto postmoderno per le citazioni, violenza iperrealista, dialoghi e situazioni surreali. Spazio e tempo si rimodulano seguendo un percorso disarticolato e sincopato, all’interno di una visione destrutturata della macchina cinematografica.

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Underground

L’anno seguente trionfa l’esuberante vitalità balcanica di Emir Kusturica. Underground è una metafora della guerra, della sua inutilità, di un tempo sottratto alla vita. Sotterraneo, onirico e surreale, il film porta in luce il talento visionario e folle di un grande regista. Indimenticabili le musiche di Goran Bregović.

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Il nastro bianco

Con un salto di una quindicina d’anni arriviamo al 2009, consacrazione di Michael Haneke, che conquista la Palma d’Oro con Il nastro bianco. Girato in uno splendido bianco e nero, il film racconta la vita di un piccolo borgo nel cuore della Germania alla viglia del primo conflitto mondiale. In una società regolata da leggi ferree e spietate, in cui non c’è spazio per i sentimenti, alcuni accadimenti sembrano un sordo avvertimento di un futuro che sta germinando all’ombra di un clima oppressivo, fatto di relazioni umane spersonalizzanti e violente. La guerra è alle porte e il velenoso seme del nazismo s’insinua strisciante nelle coscienze di una generazione.

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Il regno d’inverno

Chiudiamo la nostra rassegna con Il regno d’inverno di Nuri Bilge Ceylan. Nel 2014 il maestro del cinema turco mette tutti d’accordo con un vero capolavoro ambientato in una remota località dell’Anatolia. Un microcosmo umano si confronta con sentimenti eterni, tormenti esistenziali e i silenzi d’un paesaggio, che fanno deflagrare le relazioni e scavano inattesi crateri nell’anima dei personaggi. Tre ore di film che passano in un attimo.

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Alessio Turazza

Consulente nel settore cinema e home entertainment, collabora con diverse aziende del settore. Ha lavorato come marketing manager editoriale per Arnoldo Mondadori Editore, Medusa Film e Warner Bros.

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