Un film può essere uno strumento utile per approfondire una vicenda storica. Ma spesso è esso stesso un documento, una fonte, un agente di storia.

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La storia per mezzo del cinema? Il 29 novembre del 1945, durante una seduta del Processo di Norimberga che giudica i criminali nazisti dopo la fine della Seconda guerra mondiale, viene proiettato il film di un’ora intitolato Nazi Concentration Camp. Questo documentario statunitense, prodotto dall’accusa, mostra una serie di atrocità, sevizie e torture inflitte nei campi di concentramento. Il filmato offre a tutti i presenti una testimonianza decisiva della crudeltà del regime nazista. Così, per la prima volta, il cinema diventa una prova in un tribunale ed entra di diritto nella storia.

È soprattutto la storiografia anglosassone a sottolineare l’importanza dei documentari come possibili fonti storiche, e a porre il problema della conservazione a fini storiografici dei materiali audiovisivi. Spetta però alla scuola francese delle “Annales” il merito di aver esteso il campo dei documenti ammissibili per la ricerca storica anche al cinema di finzione. Infatti, sin dagli anni Settanta del Novecento, gli storici Marc Ferro e Pierre Sorlin pongono al centro della loro attenzione l’intera produzione filmica, e in particolar modo la cosiddetta fiction. Va precisato che un film storico di finzione non è – né potrebbe esserlo – una fonte per ciò che fa vedere e per ciò che racconta. Anche quando la narrazione filmica è fedele quanto più possibile ai documenti di un’epoca, non è certo una testimonianza oggettiva del passato, perché si tratta, comunque, di una ricostruzione. Una pellicola deve pur sempre ricostruire in modo puramente immaginario la maggior parte di quello che mostra con i suoi fotogrammi. Ciò non toglie che i film storici possono rappresentare uno strumento per conoscere gli eventi passati, al pari – e forse più – di un libro di storia; possono essere, cioè, una forma di scrittura del passato, attraverso il suono e le immagini.

Ma l’importanza del cinema a sfondo storico a fini storiografici non si limita a questo. Infatti, oltre a essere utilizzabili per raccontare la storia dell’epoca che viene descritta dalle loro immagini, secondo Ferro e Sorlin le pellicole storiche sono in grado di svolgere anche altre due importanti funzioni. Infatti tali film possono essere considerati sia come una testimonianza per conoscere la storia del periodo in cui sono stati prodotti (quali documenti d’epoca), sia come “agenti di storia”, cioè come protagonisti essi stessi di eventi storici.

Uno strumento per raccontare
Riguardo alla prima funzione del cinema storico, inteso come mezzo per raccontare gli eventi del passato, bisogna distinguere due tipi fondamentali di opere. Da una parte, ci sono i film nei quali la storia è semplicemente una cornice, come nei kolossal tipo Ben-Hur (id., 1959) di William Wyler, El Cid (id., 1961) di Anthony Mann, o il più recente Il gladiatore (Gladiator, 2000) di Ridley Scott, che, pur essendo delle notevoli opere di intrattenimento, sono scarsamente attendibili, poiché le vicende storiche risultano deformate a scopo narrativo, i costumi sono del tutto inventati o fuori tempo, ecc.

Dall’altro lato, ci sono, invece, i film nei quali la storia è davvero l’oggetto principale della narrazione, come, per esempio, Barry Lyndon (1975) di Stanley Kubrick, capolavoro sul Settecento inglese, o Il mondo nuovo (1982) di Ettore Scola, dedicato alla fuga di Luigi XVI nel 1791. Tra i film di quest’ultimo tipo, ve ne sono alcuni che contribuiscono a illuminare certi fenomeni storici in modo particolarmente creativo. «Il regista italiano Luchino Visconti, per esempio», ha scritto Marc Ferro, «nel film La caduta degli dei (1969), offre una via règia a chi vuole comprendere la penetrazione del nazismo nell’alta borghesia tedesca» (M. Ferro, Cinéma et Histoire, Parigi, Gallimard, 1993, p. 221).

Il film storico, se ben fatto, è in grado di svolgere un’importante funzione, perché è capace di trasferire gli spettatori in mondi ormai perduti attraverso i grandi mezzi di cui può disporre, quali la ricostruzione degli ambienti e delle scene di massa. Tanto più che oggi la sperimentazione digitale ha reso possibile la visualizzazione di immagini grandiose di assoluto realismo, come, per esempio, le sequenze delle battaglie che, grazie agli odierni effetti speciali, possono riprodurre il numero esatto dei combattenti dell’epoca. Le pellicole di questo genere riescono a rendere visibile e concreto ciò che altrimenti sarebbe soltanto immaginabile; grazie a esse, il passato può sembrare meno estraneo, e si arricchisce di suggestioni che coinvolgono sia la sfera cognitiva, sia quella emotiva del pubblico.

Per quanto riguarda il cinema e la storia, dunque, non si vede perché i film storici non possano essere utilizzati anche sul piano didattico, sfruttando il fatto che essi lanciano agli spettatori dei messaggi molto coinvolgenti. La storia narrata in un film può rimanere più impressa agli studenti di quella raccontata attraverso altre forme di comunicazione, anche perché i giovani sono già predisposti verso le immagini, essendo cresciuti in un ambiente multimediale. Il fatto che in molti film in costume compaiano degli anacronismi, non è una ragione sufficiente per squalificare nel complesso questo genere di spettacolo come mezzo per raccontare il passato. In realtà, anche gli errori commessi nelle pellicole a sfondo storico possono essere sfruttati a scopo didattico. Quando le castronerie non sono così macroscopiche come il legionario con l’orologio al polso di Scipione l’Africano (1937) di Carmine Gallone (1886-1973), la “caccia all’errore” è un esercizio stimolante che abitua alla “distanza” critica rispetto alle immagini di un film, e che suscita discussioni e ricerche storiche non banali per una corretta ricostruzione di ciò che lo schermo ha falsato.

È ovvio che la visione di una pellicola non deve sostituire i manuali, l’analisi delle fonti, l’opera dell’insegnante e la fatica dell’apprendere. Però, è anche vero che, grazie al cinema, il passato può sembrare meno estraneo e arricchirsi di emozioni e di suggestioni, pratiche educative assolutamente da non sottovalutare. Naturalmente, perché un film storico possa svolgere una funzione di stimolo e sia in grado di far nascere l’interesse per la conoscenza del passato non dev’essere noioso. Non tutte le pellicole in costume sono valide per l’insegnante, che dovrebbe proporre solo opere appassionanti e dotate di valore artistico. Un esempio di film perfetto da questo punto di vista è Il principe guerriero (The War Lord, 1965) di Franklin Schaffner, che narra un episodio della guerra mossa dai normanni contro i frisoni pagani. In questa pellicola, tratta dal lavoro teatrale The Lovers (1954) di Leslie Stevens, la lotta contro gli infedeli si trasforma nella difesa del confine tra la civiltà e la barbarie. Il film (distribuito in DVD da Koch Media), ottimamente interpretato da Charlton Heston e splendidamente fotografato da Russell Metty, offre un’immagine corretta e non convenzionale del Medioevo, rappresentando le superstizioni e i pregiudizi popolari in una regione sul mare del Nord nell’XI secolo.

l cinema come documento
Se è vero – come si è detto – che i film storici non costituiscono una “fonte” per l’epoca che descrivono nelle loro immagini (rappresentando solo uno “strumento” per narrarla), essi, però, possono essere un documento prezioso per conoscere l’epoca in cui tali film sono stati girati.In realtà, tutta la produzione filmica, e non solo il cinema storico, costituisce una testimonianza significativa della società a essa contemporanea, storicamente individuata nei suoi caratteri materiali e spirituali. Il cinema è addirittura il documento storico più tipico del Novecento, che, non a caso, è considerato il secolo delle immagini in movimento. Questo ruolo di testimonianza sociologica, comunque, se è proprio di tutti i film di finzione, è svolto in maniera più accentuata proprio dal cinema storico, perché le pellicole in costume hanno spesso esercitato una funzione di propaganda politica per il presente, non solo nei regimi totalitari, ma anche in quelli di democrazia liberale. I film di questo genere molte volte aspirano a trarre dal passato delle lezioni e dei paralleli validi per l’età contemporanea, sottolineando ciò che unisce le diverse epoche della storia, e svelano le intromissioni politico-pedagogiche del potere.

Molte pellicole ambientate nel passato ci offrono un’informazione sociologica sul modo in cui l’opinione pubblica o il potere concepiscono la propria storia remota o recente. Basti pensare al già citato film Scipione l’Africano (1937) di Carmine Gallone, che evidenzia un nesso preciso fra la guerra d’Etiopia del 1935-1936 e la Seconda guerra punica (218-201 a.C.). Il lavoro di Gallone è incentrato sul tema del riscatto patriottico: vendicare la sconfitta romana di Canne (216 a.C.) equivale a vendicare la sconfitta subita da Crispi ad Adua (1896). È infatti evidente che nel ventennio fascista i film storici prodotti in Italia sono uno strumento per propagandare la politica estera del regime e per la conquista del consenso. Lo stesso discorso vale per i film storici prodotti nella Germania nazista. Ma anche nell’attuale regime democratico degli Stati Uniti, un film patriottico come Salvate il soldato Ryan (Saving Private Ryan, 1998), che descrive lo sbarco in Normandia nel 1944, sembra una giustificazione della politica estera americana alla fine degli anni Novanta. Da un punto di vista didattico, insegnare agli studenti a “leggere” il cinema come un documento per la conoscenza storica significa invitarli a considerare il film storico come una testimonianza di un certo periodo della storia contemporanea, in grado di fornire delle informazioni significative sulla “mentalità” e sullo spirito del tempo. Occorrerà quindi interpretare il cinema come un prodotto complesso della società, in modo da individuare, al di là dei valori artistici, i caratteri ideologici della produzione e anche le stesse esigenze di mercato alle quali sottostà l’industria cinematografica.

Il cinema come “agente di storia”
Oltre che “strumento” per raccontare la storia, e come “fonte” per conoscere l’epoca in cui sono stati girati, i film storici possono svolgere infine anche una terza funzione, proponendosi qualche volta come “agenti di storia”, cioè possono addirittura influire sull’evoluzione della società. Ciò accade quando una pellicola diviene essa stessa protagonista di avvenimenti significativi sul piano storico, per le polemiche che può suscitare, o per l’influenza che può avere sull’immaginario collettivo. Esempi significativi di film “agenti di storia”, al di fuori del cinema storico, sono i capolavori fantascientifici di Stanley Kubrick. Si consideri, al riguardo, la straordinaria incidenza esercitata da certe scene dell’avveniristico 2001: Odissea nello spazio (2001: A Space Odyssey, 1968) sui mezzi di comunicazione di massa (cinema, fumetti, pubblicità, ecc.). Alcuni pensano, inoltre, che Arancia meccanica (A Clockwork Orange, 1971), sempre di Kubrick, abbia addirittura ispirato numerosi atti di violenza teppistica attestati dalla cronaca nera, tant’è vero che il regista, nel 1974, per porre fine alle illazioni sulle presunte colpe del suo film, lo ritirò dalla distribuzione in Inghilterra.

Tra i film storici che rappresentano un avvenimento significativo sul piano sociale, si può citare una pellicola come Katyn (id, 2007) di Andrzej Wajda, dedicata alla strage di 22 000 prigionieri polacchi, prevalentemente ufficiali e sottufficiali, uccisi dai comunisti sovietici nel 1940 a sangue freddo con un colpo alla nuca. In Polonia il film – anche se esteticamente non eccelso – diventa un “caso” nazionale e viene visto da circa tre milioni di spettatori. Katyn è basato su Post mortem, il libro di Andrzej Mularczyk, e sul diario del maggiore Adam Solski, trovato durante l’esumazione del cadavere nel 1943. 

Dalla finzione alla realtà
Lo stesso regista è figlio di uno degli ufficiali polacchi uccisi a Katyn, Jakub Wajda. La pellicola evidenzia il tentativo di occultamento effettuato dai comunisti sovietici per nascondere la loro responsabilità dell’eccidio, e così riapre in Polonia delle vecchie ferite. Marc Ferro osserva che in passato erano le opere letterarie a incidere sull’opinione pubblica. Si pensi, per esempio, alla battaglia culturale che suscitò oltralpe il dramma Ernani (Hernani) di Victor Hugo nel 1830. Oggi, invece, sono i film, gli spettacoli televisivi e soprattutto Internet gli strumenti di informazione privilegiati, in grado di esercitare, talvolta, un’azione sulle vicende storiche. Anche un film può lasciare delle tracce durature nella storia (nel bene come nel male), e diventare costruttore di eventi storici. Insomma, finzione cinematografica e storia agiscono costantemente l’una sull’altra: il cinema riflette la società e contribuisce in parte a modificarla.

Andrea Sani

Insegnante di Storia e Filosofia in un liceo fiorentino. Si occupa di logica, cinema e fumetti.

 
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