È morto a 103 anni uno degli attori più famosi del cinema americano. Con il suo volto spigoloso, il suo sguardo intenso e beffardo, ha attraversato il periodo d’oro di Hollywood lavorando con i più grandi registi dell’epoca e partecipando ad alcuni film che restano nella storia.

  • xOrizzonti di gloria (Paths of Glory), 1957, scritto e diretto da Stanley Kubrick

Nel rigido sistema dei generi classici hollywoodiani, costruiti su personaggi spesso stereotipati e manichei, Kirk Douglas ha saputo portare non solo una fisicità quasi selvaggia, ma soprattutto un’irrequietezza d’animo e un tormento interiore, spesso in anticipo rispetto ai tempi. La sua forte presenza scenica, la sua espressività istintiva e quasi tagliente, hanno contribuito a scardinare l’impianto rassicurante del cinema americano degli anni ’50 e ’60 e a condurlo verso una consapevole maturità e una maggiore complessità.

La sua capacità di dare ai personaggi contraddittorie sfaccettature e vibranti sfumature emotive ha coinciso con la progressiva perdita d’innocenza dell’Hollywood del secondo dopoguerra. Kirk Douglas è stato tra gli attori che meglio hanno incarnato questo passaggio e questo mutamento generazionale. I suoi eroi sono irrequieti e problematici, spesso hanno lo stesso rapporto scontroso e difficile con la realtà che lo stesso attore ha avuto nella sua vita privata. Dal carattere forte e ribelle, poco incline ai compromessi, non sempre ha avuto vita facile all’interno dell’establishment Hollywoodiano, scegliendo spesso la via dell’indipendenza dalle major, per ritagliarsi spazi di libertà personale ed espressiva.

Nato nel 1916 ad Amsterdam, nello stato di New York, da una famiglia russa immigrata negli Stati Uniti, fin da ragazzo coltiva la passione per la recitazione e il teatro. Tra molte difficoltà economiche riesce a laurearsi e a diplomarsi all’Accademia di Arte Drammatica di New York. Al termine della Seconda guerra mondiale comincia a lavorare a Broadway e cambia il suo nome da Issur Danielovitch in Kirk Douglas. L’esordio sul grande schermo arriva nel 1946 con Lo stano amore di Marta Ivers di Lewis Milestone, ma è il suo terzo film a consacrare la nascita di una nuova stella. Lo straordinario noir di Jacques Tourneur Le catene della colpa(1947) offre a Kirk Douglas l’opportunità di mettersi in luce accanto a un altro ribelle di Hollywood: Robert Mitchum.

  • xSpartacus, 1960, di Stanley Kubrick

Le ambigue e tenebrose atmosfere hard-boiled del film si addicono perfettamente alla sua sensibilità interpretativa.

I primi anni ’50 sono segnati da molti film di genere e da due grandi interpretazioni: Pietà per i giusti (1951) di William Wyler e Il grande cielo (1952) di Howard Hawks. Tuttavia è verso la fine del decennio che Kirk Douglas raggiunge la sua piena maturità di attore, complice il fortunato incontro con il genio di Stanley Kubrik.

Nel 1957 è il protagonista di Orizzonti di Gloria, il film più lucido e drammatico sull’inutile stupidità della guerra e le aberranti e disumane logiche militari. Tre anni dopo veste i panni del gladiatore ribelle in Spartacus (1960), altro capolavoro di Stanley Kubrik. La sua carriera resterà per sempre legata a queste due interpretazioni, che permettono a Kirk Douglas di esprimere tutto il suo talento, esaltato dalla sensibilità di uno straordinario regista, che ne comprende la grandezza e l’istintiva gamma espressiva.

Gli anni ’60 vedono Kirk Douglas spesso protagonista di western non sempre memorabili: L’occhio caldo del cielo (1961) di Robert Aldrich, Solo sotto le stelle (1962) di David Miller, La via del West (1967) di Andrew V. McLagler, Carovana di fuoco (1967) di Burt Kennedy.

  • xSolo sotto le stelle (Lonely Are the Brave),1962, diretto da David Miller

Ci piace ricordare la sua interpretazione in Solo sotto le stelle, un western moderno, che anticipa i toni crepuscolari del decennio successivo. Il film, girato in un suggestivo bianco e nero, mette in scena la malinconica fine di un’epoca e di un mondo sospeso tra leggenda e storia, che si scontra con la dura realtà del tempo. Da segnalare la splendida sceneggiatura di Dalton Trumbo, amico di Douglas, messo al bando durante il periodo buio del maccartismo per le sue idee di sinistra.

Gli ultimi decenni della carriera di Kirk Douglas non hanno offerto interpretazioni memorabili. Citiamo solo il fortunato incontro con John Huston per I Cinque Volti dell’Assassino (1963) e con Joseph L. Mankiewicz perUomini e cobra (1970).

Addio Kirk.

 

 

 

Alessio Turazza

Consulente nel settore cinema e home entertainment, collabora con diverse aziende del settore. Ha lavorato come marketing manager editoriale per Arnoldo Mondadori Editore, Medusa Film e Warner Bros.
 
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