È uscito in sala pochi giorni prima di Natale un interessante documentario dedicato alla figura di Orson Welles, uno dei protagonisti più geniali della storia del cinema. Il regista Mark Cousins – già autore di “The Story of Film: An Odyssey”, una storia del cinema per immagini della durata di oltre 15 ore – ci regala un insolito ritratto, che prende spunto dalla passione dell’autore di “Quarto potere” per le arti grafiche.

  • xOrson Welles alla radio il 30 ottobre 1938: War of the Worlds
  • xOrson Welles e la prima moglie Virginia Nicolson nel 1938
  • xOrson Welles ritratto da Jane Bown nel 1951. © Jane Bown/TopFoto

Mark Cousins è rimasto incuriosito dai disegni e dagli schizzi di Wells conservati al Dipartimento di Arti Audiovisive e Cultura dell’Università del Michigan: centinaia di fogli con progetti di scenografie e ritratti, che la figlia di Welles, Beatrice, ha messo per la prima volta a disposizione per la realizzazione del documentario.
Sono state proprio queste tracce lasciate sulla carta il punto di partenza per costruire un itinerario dentro il mondo creativo del regista statunitense. Il documentario è pensato come un’immaginaria lettera confidenziale a Orson Wells, scritta sfogliando i suoi disegni. Si susseguono così così curiosità, suggestioni, a volte illuminanti spiegazioni sul suo cinema, sul suo modo di rivoluzionare la scrittura, la fotografia e la messa in scena. Sullo schermo appare un universo creativo permeabile, in cui gli schizzi, i fotogrammi,  gli amori e le sue idee politiche, parlano la stessa lingua e sembrano comporre le tessere di un unico grande e complesso puzzle.

  • xOrson Welles a Parigi nel 1958. Photo Georges Ménager

Il documentario offre una visione intima, discorsiva e non celebrativa, in cui prevale il desiderio di addentrarsi nei processi creativi di un grande autore. Appare chiaro come la passione per le arti grafiche e il cinema siano state diverse sfaccettature di un unico sguardo, di un unico modo di vedere l’esistenza e di rappresentarla attraverso il filtro della sua rivoluzionaria vena artistica. Stiamo parlando di un autore che negli anni ’40 ha introdotto nel cinema la profondità di campo, ha giocato con l’ambiguità semantica delle immagini, ha utilizzato un’estetica destabilizzante d’ispirazione espressionista, il tutto in un periodo in cui i film hollywoodiani erano basati su una standardizzata verosimiglianza, fedele alle regole del montaggio classico. Giusto per ricordare qualche titolo, Orson Welles ha firmato capolavori come Quarto potere (1941), L’orgoglio degli Amberson (1942), La signora di Shanghai (1948), Rapporto confidenziale (1955) e L’infernale Quinlan (1958). Appassionato di pittura fin dall’infanzia, molto probabilmente avrebbe seguito la strada delle belle arti, se non avesse maturato in gioventù la passione per il teatro e il cinema. Tuttavia ha sempre coltivato il suo naturale talento per il disegno, che è diventato un prezioso compagno di viaggio, spesso anticipatore di scene di film, di visioni estetiche, di concetti artistici poi tradotti in immagini cinematografiche.

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Il documentario di Mark Cousins è un vero e proprio viaggio “dentro lo sguardo” di uno dei più grandi autori della storia del cinema, che rivela la ricchezza del suo mondo interiore, il suo amore per ogni forma d’arte. Luoghi, persone, vicende private e cinema trovano nel tratto grafico il filo rosso che lega ogni cosa e dona un senso ai frammenti di un’esistenza. Ne esce l’affresco di una vita straordinaria. Il ritratto di un artista poliedrico e coraggioso, che si è interrogato sul rinnovamento della visione estetica del cinema, sul ruolo dello sguardo e del punto di vista nella narrazione, ma anche sui grandi temi dell’identità personale, della memoria, del destino, dell’amore, della verità, del rapporto con il potere e le sue distorsioni.

Lo sguardo di Orson Welles
Un film di Mark Cousins
Durata: 110 minuti
Produzione: UK, 2018

Alessio Turazza

Consulente nel settore cinema e home entertainment, collabora con diverse aziende del settore. Ha lavorato come marketing manager editoriale per Arnoldo Mondadori Editore, Medusa Film e Warner Bros.
 
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