In questo inizio d'anno, tra cinepanettoni indigesti e melasse di falsa bontà, c’è un film da non perdere assolutamente: “Cold War” del regista polacco Pawel Pawlikowski, già autore dello splendido “Ida”. Presentato al Festival di Cannes del 2018, si è aggiudicato il premio per la migliore regia. 

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La pellicola è girata in uno splendido bianco e nero old style, che rende le atmosfere ancora più affascinanti. Le meravigliose immagini richiamano alla mente un altro bellissimo film ambientato nel mondo della musica, che purtroppo in Italia non ha avuto fortune distributive: Ne change rien (2009) del talento portoghese Pedro Costa, interpretato da Jeanne Balibar, che casualmente – o forse no – fa parte anche del cast di Cold War

Il direttore della fotografia Lukasz Zal inonda lo schermo di neri densi e profondi, illuminati da spot di luce algida e albina, che si alternano a sequenze diurne dipinte da tagli di luce laterali, che fanno vibrare lo schermo di un’ampia gamma di grigi e di cupe ombre. Una fotografia degna della migliore tradizione del cinema noir americano. In questo mondo di tenebre esistenziali e di luminosi slanci vitali, si rincorrono i complessi arabeschi di una storia d’amore di un uomo e una donna, bruciati da una passione forse troppo intensa e travolgente per essere vissuta. 

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Il film è dunque la storia di un amore maledetto e impossibile, ambientato nel cupo e opprimente orizzonte della Polonia comunista. Wictor è un musicista intellettuale e irrequieto, che soffre per la mancanza di libertà artistica e personale; Zula è una giovane cantante talentuosa e sfrontata, fin troppo consapevole del valore della sua sensuale bellezza. Dal loro incontro nasce una passione tormentata e autodistruttiva, che si consuma tra viaggi, incontri e abbandoni sulla rotta Polonia-Parigi, nel complesso e contraddittorio scenario della guerra fredda. 

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Il film è liberamente ispirato alle vicende personali del regista e alla sua storia familiare. I protagonisti hanno i nomi dei suoi genitori, che si sono presi e lasciati per 40 anni rincorrendosi da una parte all’altra della Cortina di Ferro, per morire beffardamente poco prima della caduta del muro di Berlino. Come dice Pawlikowski in un’intervista:

Erano tutte e due persone forti e meravigliose, ma come coppia un disastro totale.
Ho vissuto a lungo e ho visto tante cose, ma la storia dei miei genitori mette in ombra tutte le altre. Sono stati i personaggi più interessanti che abbia mai incontrato.

Un grande amore impossibile e forse per questo tanto affascinante. Come dice Wiktor a Zula:

L’amore è amore, punto e basta.

Non ci sono e non servono spiegazioni. La storia di Wiktor e Zula è un amore assoluto, che forse tutti hanno sfiorato almeno una volta nella vita. Un sentimento che corre sul sottile margine dell’abisso, tra momenti esaltanti e cadute improvvise. Una passione alimentata da uno struggente desiderio l’uno dell’altra, ma condizionata da un’incompatibilità di carattere che rende impossibile la vita insieme. 

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Tra le pieghe delle vicende personali, l’opera racconta anche la difficile esistenza di un artista all’interno del sistema culturale di un regime totalitario, il dolore dell’esilio in una terra lontana, dove la libertà è sempre velata da un malinconico sentimento di nostalgia. Il regista riesce nel difficile compito di integrare perfettamente la storia d’amore tra i due protagonisti e le vicende politiche del periodo storico. Il regime comunista, l’ottusità dei burocrati, lo spionaggio, il continuo sospetto, l’illusorio sogno di libertà dell’occidente non rappresentano un anonimo e freddo sfondo, ma entrano prepotentemente nella vita di Wiktor e Zula, condizionandone il destino. 

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Da un punto di vista stilistico, la regia di Cold War si allontana da quel certo immobilismo espressivo che era perfettamente coerente con il tema del precedente film Ida. Qui la macchina da presa, senza concedere nulla allo stupore dell’immagine fine a se stessa, segue il nomadismo itinerante della storia, l’energia dei personaggi e della musica, in modo sempre funzionale alla messa in scena drammaturgica, dimostrando anche in questo caso una perfetta coerenza tra forma e sostanza.

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Cold War
Regia: Pawel Pawlikowski
Con: Joanna Kulig, Tomasz Kot, Borys Szyc, Agata Kulesza, Cédric Kahn, Jeanne Balibar, Adam Woronowicz, Adam Ferency
Durata: 85 minuti
Produzione: Polonia, 2018

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Alessio Turazza

Consulente nel settore cinema e home entertainment, collabora con diverse aziende del settore. Ha lavorato come marketing manager editoriale per Arnoldo Mondadori Editore, Medusa Film e Warner Bros.
 
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