Sebastián Lelio, regista argentino autore del bellissimo film “Gloria” (2013), è in sala con la sua ultima opera, “Disobedience”. La storia, tratta dall’omonimo romanzo di Naomi Alderman, è ambientata all’interno della comunità ebraica ortodossa di Londra.

Romit, fotografa a New York, torna in Inghilterra per la morte del padre, famoso e stimato rabbino. D’un tratto si ritrova catapultata in un passato che non le appartiene più. La sua vita di donna libera ed emancipata stride con il rigido conservatorismo religioso. Come se tutto ciò non bastasse, scopre che il cugino Dovid ha sposato Esti, una timida ragazza con cui Romit aveva avuto una relazione che aveva scandalizzato il padre e la comunità. Proprio quest’evento l’aveva spinta a lasciare Londra e a trasferirsi a New York. Tuttavia, il passato quasi sempre presenta il conto. Tra le due donne ben presto si riaccende l’attrazione, destinata a travolgere definitivamente i loro destini.

Lelio si avvicina alla storia con rarefatta delicatezza. Più che le parole, sono gli sguardi e i silenzi a scandire il percorso psicologico dei personaggi, il loro spingersi pericolosamente al di là dei propri confini. La fotografia dai toni lividi, gli ambienti spogli ed essenziali, un montaggio lineare e quasi impercettibile, contribuiscono a sottolineare l’atmosfera cupa del film.

Romit è la figura centrale della storia. A metà strada tra un “figliol prodigo” e un “vaso di Pandora”, è il personaggio che scardina le rigide regole della comunità ebraica ortodossa, portandone in superficie i conflitti latenti e le meschine contraddizioni. Rappresenta il punto di rottura tra il desiderio di libertà e la piena realizzazione personale, e i soffocanti precetti di un mondo chiuso e bigotto: se si desidera vivere a pieno la propria vita, bisogna anche saperne pagare il prezzo; bisogna avere la forza e la consapevolezza di andare contro le regole sociali – per Romit simbolicamente rappresentate dal padre rabbino. Ogni conquista, ogni passo verso la propria autodeterminazione ha un costo, spesso alto. La società non fa sconti a chi decide di mettere in discussione le regole del gioco e di ribaltare il tavolo. 

Come spesso accade nei grandi film, la scena iniziale – il discorso del rabbino – contiene in nuce il nucleo narrativo dell’opera: il tema del dilaniante conflitto tra opposte visioni del mondo, del travaglio della scelta, del coraggio di portare in luce la verità e di viverla. L’obbedienza cessa così di essere una virtù per assumere i contorni di un’oscura prigione. Ogni uomo deve fare la sua scelta, anche se dolorosa.

Disobedience
Regia: Sebastián Lelio
Con: Rachel Weisz, Rachel McAdams, Alessandro Nivola, Cara Horgan, Mark Stobbart, Dominic Applewhite, Sophia Brown, Bernardo Santos, Anton Lesser.
Durata: 114 minuti
Produzione: USA, 2017

Alessio Turazza

Consulente nel settore cinema e home entertainment, collabora con diverse aziende del settore. Ha lavorato come marketing manager editoriale per Arnoldo Mondadori Editore, Medusa Film e Warner Bros.
 
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