Dopo aver ricevuto il Gran Premio della Giuria all’ultima edizione del Sundance Film Festival, esce in sala “La diseducazione di Cameron Post”. L’opera, ispirata al romanzo di Emily M. Danforth “The Miseducation of Cameron Post” (2012), è firmata dalla giovane regista newyorkese d’origini iraniane Desiree Akhavan, una delle autrici più interessanti e originali della scena contemporanea del cinema indipendente americano. Come nel lungometraggio d’esordio “Appropriate Behavior” (2014), anche con il suo secondo film torna a occuparsi del tema della ricerca e dell’accettazione della propria identità sessuale nel difficile periodo dell’adolescenza.Cameron è una studentessa di liceo, che nonostante abbia un fidanzato, prova un’attrazione per l’amica Coley. Quando la loro relazione viene a galla, è il dramma. Orfana dei genitori e cresciuta con una zia bigotta, la ragazza viene spedita al college religioso God’s Promise per essere curata e rieducata a una “sana eterosessualità”. Comincia così il film e il viaggio di Cameron in un universo angosciante. 

La regista ha dichiarato d’essersi ispirata anche alla sua esperienza personale, quando da adolescente ha conosciuto la dura realtà di un centro di riabilitazione per la cura dei disturbi alimentari. Il piccolo microcosmo di God’s Promise, gestito da una strana e ambigua coppia di coniugi, diventa una sorta di straniante mondo parallelo. Al posto d’essere aiutati a trovare una loro identità e a vivere la sessualità in modo libero e spontaneo, gli adolescenti sono colpevolizzati, intimiditi e manipolati psicologicamente. All’interno della comunità non è neppure permesso pronunciare la parola omosessualità e ogni ragazzo è trattato come un paziente da guarire e salvare da una pericolosa patologia.
Desiree Akhavan ci porta all’interno di questo mondo distorto attraverso lo sguardo scettico di Cameron, che al contrario di molti coetanei, sembra più schermata e capace di restare impermeabile al nuovo indottrinamento. È grazie al suo punto di vista, silenziosamente rivoluzionario, che il fragile castello ideologico di rieducazione mostra le prime crepe. Cameron rappresenta il piccolo granello di sabbia che fa progressivamente inceppare l’ingranaggio. La sua consapevolezza di essere nel giusto diventa l’antidoto invisibile contro il “lavaggio del cervello”, capace di trasmettersi anche ai coetanei dallo spirito più forte e ribelle. I suoi occhi disillusi guardano oltre l’orizzonte di una quotidianità insopportabile e la sua resistenza passiva la tiene al riparo dalle esperienze più dolorose. Le sue corse solitarie nel parco, le lunghe escursioni nei boschi, sono un modo per prendere le distanze da un luogo d’inutile sofferenza, una sorta di allenamento fisico e psicologico per preparare una fuga verso la libertà.
Grazie a un registro narrativo di delicata leggerezza, capace anche di sfumature ironiche e sarcastiche, Desiree Akhavan evita i facili toni melodrammatici, spostando sempre l’attenzione sui sentimenti più intimi dei ragazzi e mettendo in luce anche la fragilità di chi dovrebbe rieducarli. Un film di grande eleganza espressiva, che riesce ad affrontare un tema difficile e complesso con rara naturalezza e sensibilità.>

La diseducazione di Cameron Post
Regia:i Desiree Akhavan
Con: Chloe Grace Moretz, John Gallgher Jr., Sasha Lane, Forrest Goodluck, Marin Ireland, Owen Campbell, Kerry Butler, Quinn Shephard, Emily Skeggs
Durata: 90 minuti

Alessio Turazza

Consulente nel settore cinema e home entertainment, collabora con diverse aziende del settore. Ha lavorato come marketing manager editoriale per Arnoldo Mondadori Editore, Medusa Film e Warner Bros.
 
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