È tornato sugli schermi delle principali città italiane il capolavoro di Bernardo Bertolucci “Ultimo tango a Parigi”, anche se solo per pochi giorni. La pellicola proiettata in sala il 21, 22 e 23 maggio è la versione integrale restaurata dal Centro Sperimentale di Cinematografia, in collaborazione con Grimaldi Film Productions e Metro-Goldwyn-Mayer Studios.

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Finalmente tutti hanno potuto vedere gli 8 secondi più famosi della storia del cinema, inspiegabilmente tagliati dalla censura italiana, visto che non contengono nulla di sconvolgente rispetto alle immagini che li precedono e li seguono, giusto un paio di intensi gemiti di piacere di Maria Schneider. Il restauro ci ha restituito la luce, i colori e i dettagli originali del film, appiattiti dal tempo sotto una patina che ne attenuava lo splendore.
Tuttavia, il ritorno al cinema di Ultimo tango a Parigi non ha solo un valore artistico. Ha anche il sapore di un viaggio a ritroso nel tempo, in un’Italia dell’inizio degli anni Settanta, che nonostante il movimento del ’68, restava arroccata a una morale perbenista, un po’ ipocrita e bigotta. Forse nessun film ha inciso così profondamente nel tessuto della società italiana, destabilizzandone le fondamenta, come Ultimo tango a Parigi.

Il film è nato da un soggetto di Bernardo Bertolucci, pare ispirato a un suo sogno o forse a una sua ricorrente fantasia erotica. Sceneggiato dal regista con Franco Arcalli, ha visto anche la collaborazione di Agnès Varda per l’adattamento e di Jean-Louis Trintignant per i dialoghi. La fotografia è stata curata dal maestro della luce Vittorio Storaro e la colonna sonora dal jazzista argentino Gato Barbieri.
A quest’elenco d’illustri nomi, vanno aggiunti quelli di Marlon Brando e di una giovanissima e quasi esordiente Maria Schneider. In realtà Bernardo Bertolucci avrebbe voluto come attori Jean-Louis Trintignant e Dominique Sanda, che avevano già lavorato con lui ne Il Conformista (1970), ma l’attore francese non si sentiva adatto al ruolo e la Sanda era incinta. Così, dopo alcuni tentativi con altri attori, tra cui Belmondo e Delon, Bertolucci scelse la coppia Brando e Schneider [in seguito Schneider dichiarò in più interviste – facilmente reperibili online; citiamo solo questo articolo del Daily Mail – di avere “subìto” la famosa scena del burro, non concordata, e in generale di essersi sentita, lei così giovane e inesperta, umiliata e manipolata dal regista durante tutta la lavorazione del film].

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Ultimo tango a Parigi è un capolavoro maledetto, che ancora oggi fa discutere per la sua forza eversiva. Presentato in anteprima a New York nell’ottobre del 1972, uscì nelle sale italiane il 15 dicembre dello stesso anno, ma il 30 dicembre era già sotto sequestro. Cominciò così un lungo e complesso iter giudiziario, che tra assoluzioni, ricorsi e nuovi sequestri, si concluse nel 1976 con una sentenza della Corte di Cassazione che disponeva la distruzione della pellicola. Per fortuna si salvò dal rogo una copia conservata alle Cineteca di Roma; per la riabilitazione ufficiale bisognerà attendere fino al 1987.
Nonostante, o forse grazie a tutte queste disavventure, il film è stato uno dei più grandi successi del cinema italiano, con oltre 15 milioni di spettatori.

La storia è molto semplice, e si svolge a Parigi. Dopo il suicidio della moglie, un americano di mezz’età e una ragazza si trovano per caso a visitare lo stesso appartamento da affittare. L’attrazione sessuale è immediata. Fanno l’amore e decidono di utilizzare l’appartamento per i loro incontri sessuali, con il patto di non conoscere nulla l’uno dell’altra. Neppure il nome.

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Ma cosa ha reso Ultimo tango a Parigi così scandaloso? Solo qualche breve scena di sesso? No di certo. Lo scandalo era nel modo in cui i due protagonisti vivevano il sesso. Ciò che spaventava l’autorità e la morale comune dell’epoca era il desiderio di seguire gli istinti e le pulsioni senza freni. La libertà di vivere la sessualità, non solo fuori dal matrimonio, ma anche fuori da una “normale” relazione di coppia. Gli incontri tra i due protagonisti sono il massimo dell’intimità sessuale e contemporaneamente dell’estraneità. Era proprio il potere destabilizzante del sesso, vissuto nella sua essenza più pura, senza sovrastrutture o sentimenti, a sconvolgere.
Ultimo tango a Parigi mette a nudo un uomo e una donna di fronte alla vita e alla morte, senza maschere o vie d’uscita. È il film della verità, del realismo dell’anima, del coraggio del proprio abisso. I due personaggi non hanno paura di specchiarsi nella loro ombra, di vivere fino in fondo le loro vite, accettando solitudine, la malinconia e l’ineluttabile senso tragico che accompagna l’uomo nella sua fragile esistenza.
L’appartamento parigino diventa un non-luogo, una sorta di microcosmo isolato, una dimensione spazio temporale aliena, abitata solo da Eros e Thanatos. Il sesso diventa il terreno di una “conoscenza carnale” assoluta, così vera e violenta da bastare a se stessa, lontana dalle regole della società, dalle sovrastrutture borghesi del matrimonio e della famiglia.
Era questa l’energia dirompente che scardinava i principi della morale e della società italiana degli anni Settanta, e forse anche di oggi.

Ultimo tango a Parigi
Un film di Bernardo Bertolucci
Con: Marlon Brando, Maria Schneider, Maria Michi, Giovanna Galletti, Gitt Magrini, Catherine Allégret, Luce Marquand, Marie-Hélène Breillat, Catherine Breillat, Massimo Girotti, Jean-Pierre Léaud, Catherine Sola, Veronica Lazar
Durata: 132 minuti
Produzione: Italia, 1972.

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Alessio Turazza

Consulente nel settore cinema e home entertainment, collabora con diverse aziende del settore. Ha lavorato come marketing manager editoriale per Arnoldo Mondadori Editore, Medusa Film e Warner Bros.
 
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