Una donna coraggiosa, tre manifesti e una piccola comunità nel cuore profondo degli Stati Uniti: questi sono i pochi elementi attorno a cui ruota il bellissimo film di Martin McDonagh: ”Tre manifesti a Ebbing, Missouri”.Il regista britannico, famoso soprattutto per la sua brillante carriera teatrale, dopo In Bruges (2008) e 7 psicopatici (2012), firma uno dei film più intensi ed emotivamente toccanti di quest’inizio d’anno. Presentato in concorso all’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, dove è stato premiato per la migliore sceneggiatura, si è poi aggiudicato 4 Golden Globe (miglior film drammatico, migliore sceneggiatura, migliore attrice protagonista, miglior attore non protagonista) ed è ora in corsa ai Premi Oscar con ben 7 candidature.

Mildred Hayes (Frances Mc Dormand) è stanca di aspettare giustizia per la figlia adolescente, brutalmente stuprata e uccisa alla periferia di Ebbing. Di fronte all’indolenza della polizia locale, preoccupata solo di perseguitare qualche cittadino di colore, decide di passare alle maniere forti. Acquista lo spazio di tre enormi cartelloni pubblicitari alle porte del paese e li usa per scrivere tre messaggi d’accusa contro lo sceriffo e il generale clima d’indifferenza di fronte al suo dolore. Parole pesanti come macigni, che provocheranno immediate reazioni. La piccola comunità è scossa nel profondo. La polizia, il sacerdote e i cittadini di Ebbing deplorano il gesto di Mildred e la lasciano sola a combattere per ottenere giustizia. 

Se il clima non è più quello violento di Mississippi Burning (1988) di Alan Parker, sembra comunque che il ventre dell’America non abbia mai superato il periodo del razzismo schiavista. Per i cittadini di Ebbing, e soprattutto per la polizia, la minaccia all’ordine sociale è rappresentata solo dai neri, mentre gli altri crimini passano tutti in secondo piano, annegati in un silenzio quasi omertoso. 

I tre manifesti di Mildred spezzano questa facciata di falso perbenismo, si ribellano all’irreale quieto vivere di chi non vuole rischiare d’essere turbato da scomode verità. Chi è l’assassino? È un cittadino di Ebbing? E forse qualcuno che ogni giorno percorre le strade del piccolo paese come se nulla fosse accaduto? Meglio non indagare, meglio non fare troppe domande. Questa reazione di autodifesa della comunità di Ebbing è l’aspetto più sconvolgente della narrazione. Più che interessata ad assicurare alla giustizia un assassino, la gente sembra preoccupata che la sonnolenta vita quotidiana non sia turbata da scandali o imbarazzanti rivelazioni. 

Lo sviluppo del film racconta il progressivo isolamento di Mildred e la sua irriducibile voglia di lottare per la verità. Un itinerario che la condurrà a entrare in conflitto, prima con la polizia, poi con la comunità e alla fine anche a mettere a rischio i suoi rapporti familiari. La ricerca della verità crea un vuoto e un silenzio sempre più assordante, fatto d’intimidazioni e di subdole minacce. Ma Mildred vive già nell’inferno del suo dolore di madre ferita, e le reazioni di chi le sta attorno non fanno che rafforzare i suoi propositi. La sua sete di giustizia diventa così intransigente da rischiare di sconfinare nella vendetta personale. La ricerca di un colpevole si trasforma in un’ossessione totalizzante, che assume il senso di un’ultima missione, quasi catartica. Mildred sembra aver ormai imboccato una strada senza ritorno, che scava dolorosamente nei suoi ricordi, nelle ferite del passato e contemporaneamente porta a galla l’anima oscura e cupa dell’America. 

Martin McDonagh ci restituisce visivamente questo cammino di progressivo isolamento e scollamento sociale, utilizzando intensi primi piani, immagini con poca profondità di campo, come se il resto della realtà non avesse importanza, oppure inquadrature in cui la figura principale si staglia in un orizzonte vuoto e inespressivo, che sembra amplificare la sua solitudine ieratica. Tre manifesti a Ebbing, Missouri è un film in cui gli sguardi, i gesti e le parole esprimono una rara potenza, e hanno la capacità di condensare sentimenti ed emozioni, cristallizzandoli e rafforzandone il senso. Nessuna concessione alla superficie glamour del cinema, anzi: un’aderenza ruvida e corrosiva dell’immagine a una storia scomoda e lacerante. Uno sguardo sul mondo in cui sembra non esserci spazio per la pietà e il perdono.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri
Regia: Martin McDonagh
Con: Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, Abbie Cornish, Lucas Hedges, Zeljko Ivanek, Caleb Landry Jones, Clarke Peters, Samara Weaving, John Hawkes, Peter Dinklage.
Produzione: USA-UK, 2017
Durata: 115 minuti

Alessio Turazza

Consulente nel settore cinema e home entertainment, collabora con diverse aziende del settore. Ha lavorato come marketing manager editoriale per Arnoldo Mondadori Editore, Medusa Film e Warner Bros.
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