È in questi giorni in sala Detroit, il nuovo film di Kathryn Bigelow. Un’opera assolutamente da non perdere, che ci riporta nel clima infuocato degli scontri razziali dell’America della fine degli anni Sessanta. La regista americana conferma tutto il suo talento cinematografico, la sua capacità di narrare con stile secco, teso, coinvolgente e adrenalinico.Attratta dalle arti visive fin da giovanissima e grande appassionata di pittura, frequenta il San Francisco Art Institut, per poi proseguire la sua carriera artistica a New York. È nel vivace contesto culturale della Big Apple che Kathryn comincia a interessarsi alla settima arte e a frequentare la Columbia's Film School. Da quel momento il cinema diventa il suo interesse principale, la forma o la lingua che scopre più adatta per esprimere il suo innato talento visivo e il suo mondo interiore. 

Dopo il promettente lungometraggio d’esordio The Loveless (1983), dirige Jamie Lee Curtis in Blue Steel - Bersaglio mobile (1989), un poliziesco dai risvolti psicologici, con cui comincia a farsi notare dalla critica. Ma sarà il 1991 l’anno della definitiva consacrazione: chi non ricorda la banda di surfisti-rapinatori con il volto coperto dalle maschere dei Presidenti degli Stati Uniti? Stiamo parlando di Point Break, travolgente film d’azione interpretato dalla coppia di amici-nemici Patrick Swayze e Keanu Reeves.

Ma il talento di Kathryn Bigelow va oltre i generi classici del cinema americano. Con Strange Days (1995) firma un film visionario, che ci proietta in un futuro alienante, in cui le immagini e le emozioni vissute da altre persone, possono essere riviste in un trip allucinogeno e perverso. Segue l’ambiguo e interessante thriller Il mistero dell’acqua (2001), un gioco al massacro di una coppia in crisi, che affoga tra incomprensioni e ombre del passato. 

La sua carriera prosegue poi con una serie di film che affrontano da vari punti di vista il dramma disumano della guerra. A Kathryn Bigelow non interessa scendere sul campo di battaglia, ma narrare l’esperienza straniante e devastante che la guerra porta con sé. È questa l’atmosfera che si respira vedendo K-19 (2002), The Hurt Locker (2008), e Zero Dark Thirty (2012).

Nel suo ultimo film riprende molti temi cari alla sua poetica espressiva. L’ambiguità delle situazioni, l’ambivalenza psicologica dei personaggi, la lotta per la sopravvivenza, il confronto con un nemico che diventa spesso un alter ego in cui specchiarsi. Dal punto di vista del racconto, il film mostra la sua capacità di costruire meccanismi narrativi che fanno della tensione del ritmo incalzante un vero e proprio marchio di fabbrica, portando fino al punto di rottura le situazioni e i personaggi. 

Siamo nella Detroit del 1967. Nel ghetto afroamericano della città scoppia una rivolta provocata da una violenta azione di polizia contro un locale che vendeva alcolici senza licenza. La città è in fiamme e oltre alla Guardia Nazionale, l’allora presidente Lyndon Johnson fa intervenire anche l’esercito. 

Il film si concentra su un episodio che divenne poi simbolo di quelle giornate di assurde violenze contro i neri, e che vide un gruppo di giovani afroamericani e due ragazze bianche tenuti in ostaggio dalla polizia per ore nel motel Algiers, tra sevizie psicologiche, crudeltà gratuite e violenze di stampo razzista. 

Kathryn Bigelow non cede alla tentazione documentaristica, che spesso connota questo genere di film. Non si tiene in disparte scegliendo uno sguardo oggettivo ed esterno, ma ci scaraventa letteralmente dentro l’azione, con una regia che utilizza tutti gli espedienti per farci sentire al centro della storia, tra le strade che bruciano di rabbia e le squallide mura dell’Algiers. L’ampio utilizzo della camera a mano, instabile, caotica e frenetica, conduce il nostro sguardo e la nostra esperienza emotiva tra i protagonisti, cosi vicino da sentirne perfino i loro fremiti e il loro respiro. La regia incalzante, splendidamente nervosa e tesa, non lascia nulla al caso e conduce il gioco con lucido e deciso vigore. 

Se già la storia narrata, nella sua assurda brutalità, non può lasciare indifferenti, Kathryn Bigelow ci rende ancora più partecipi del dramma umano che si è consumato in quei giorni a Detroit. Una pagina vergognosa, che rappresenta ancora oggi una lacerante ferita nella storia americana. Un grande film da vedere e non dimenticare.

Detroit
Regia: Kathryn Bigelow
Con: Will Poulter, Hannah Murray, Jack Reynor, John Boyega, Anthony Mackie, Ben O'Toole, John Krasinski, Kaitlyn Dever, Jason Mitchell, Jacob Latimore.
Durata: 143 minuti
Produzione: USA, 2017

Alessio Turazza

Consulente nel settore cinema e home entertainment, collabora con diverse aziende del settore. Ha lavorato come marketing manager editoriale per Arnoldo Mondadori Editore, Medusa Film e Warner Bros.
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