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Vanessa Roghi

Storica del tempo presente. Ha pubblicato nel 2017 "La lettera sovversiva. Da don Milani a De Mauro, il potere delle parole" (Laterza, Bari-Roma) e nel 2018 "Piccola città. Una storia comune di eroina" (Laterza, Bari-Roma).
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Su twitter è @VaniuskaR

«Se si perdono i ragazzi più difficili la scuola non è più scuola, è un ospedale che cura i sani e respinge i malati»: è con le parole della scuola di Barbiana che inizia questo film, assolutamente da vedere.

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Torte di compleanno con il führer. Umorismo nero filonazista. Svastiche come gattini. Che fare?

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Sono stati aperti e resi consultabili online sul sito dell’Archivio storico della Camera dei deputati i documenti relativi ai 695 fascicoli del cosiddetto "armadio della vergogna".

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Lo storico non vede, non conosce, non sa. Ascolta, indaga, interroga, si affida ad altri occhi di cui non conosce, fino in fondo, la capacità di vedere. Come può non sbagliare?

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Mi chiedevano: "Come vuole cambiare le cose? Non è possibile". Però, giorno per giorno le cose cambiavano. Mi chiedevano: "Dove vuole arrivare?" e io rispondevo: "Non lo so". In effetti non lo sapevo. (Franco Basaglia)

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Ma gli adolescenti non hanno il diritto di vedere del buon cinema? Non devono conoscere? Come spiegare loro la miseria, la fame, la paura, la guerra scritta sui corpi degli europei nel 1945 se tutti gli attori, anche le comparse, sono giovani, sani e bellissimi?

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Allora qual è l’uomo nuovo che la cinematografia è chiamata a divulgare? Qual è, se non è biondo, se non è bello, se non è perfetto, se non può più avere neppure l’aura eroica di una rivoluzione ormai trasformatasi in un regime pieno di gerarchi e gerarchetti e burocrazia?

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Sulla questione del racconto per immagini dello sterminio pesano come macigni questioni di tipo etico (è giusto mostrare immagini così crude?), epistemologico (cosa raccontano le immagini, fotografie o video, se non un punto di vista parziale, circoscritto, limitato?), storiografico (chi ha prodotto le immagini? perché? quanto è affidabile una fotografia come fonte?).

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Immagini come sassi gettati nello stagno della nostra fantasia. Oggi Italo Calvino avrebbe compiuto 90 anni. Lo ricordiamo attraverso una delle sue Lezioni americane meno note, quella sulla Visibilità: forse la più urgente fra le proposte da prendere in considerazione per il nostro millennio.

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È vero, la TV crea icone per il nostro immaginario che si imprimono nelle coscienze degli spettatori. Ma prima delle icone la TV genera un discorso quotidiano fatto di programmi che non sono “edizioni speciali”. 

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Quando si parla di fonti audiovisive ci si riferisce a documenti di natura estremamente diversa fra di loro, come il cinema, il repertorio televisivo (montato e non), i documentari, i film familiari, tanto per citare le tipologie più ovvie. Ogni fonte presenta problemi di tipo epistemologico differenti.

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Immagini/immaginario è un percorso di ricerca e di didattica che sto portando avanti da qualche anno con i miei studenti della Sapienza. Attraverso una serie di interventi su La ricerca online intendo aprire un dialogo con gli insegnanti e le insegnanti che si interrogano sul modo di usare gli audiovisivi nella didattica della storia. Perché la storia? E’ il tema del primo di questi articoli.

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