Autore

Gian Paolo Terravecchia

Cultore della materia in filosofia morale all'Università di Padova, si occupa principalmente di filosofia sociale, filosofia morale, teoria della normatività, fenomenologia e filosofia analitica. È coautore di manuali di filosofia per Loescher editore. Di recente ha pubblicato: “Tesine e percorsi. Metodi e scorciatoie per la scrittura saggistica”, scritto con Enrico Furlan.

Gran finale del concorso di filosofia, che ha visto la partecipazione di più di 850 tra docenti e studenti provenienti da tutta Italia. Un resoconto della due giorni finale e tutti i vincitori.

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«Poche cose ci influenzano quanto le nostre reciproche interazioni. E ciò è tanto più vero quando le interazioni hanno carattere pedagogico». Terzo appuntamento con la lettura di “La quarta rivoluzione” di Luciano Floridi.

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Giano bifronte esprime il passaggio tra il vecchio e il nuovo, e personifica il momento di mezzo, la condizione del “tra”: il dio della tecnologia, dunque.

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Quali sono conseguenze e rischi dell'eterno presente del web? Che il passato sia costantemente riscritto e la storia ridotta al qui e ora, risponde Luciano Floridi.

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Velocità, Incontri, Comunicazione, L'incidente, Attesa, Ricordi, Notte.

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Sul tiranno hanno molto riflettuto gli umanisti: all’epoca le esperienze di tirannide non erano rare. Ora un libro riporta in auge la riflessione sul tema: è forse un segno dei tempi?

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Schopenhauer è tornato di moda, anche perché ha ragione, e voi no.

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Così diceva Goethe. Ma quand’è che si è istruiti e vivificati nel proprio agire, nel proprio essere?

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Come muoversi tra filosofia e teologia, tra buon senso e buone pratiche, tra latino e italiano, tra carta e pixel, e come farlo in libertà, o perlomeno provarci. Una storia esemplare.

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Se è vero che kalón kaléin, il bello chiama, quest'anno sono chiamati a rispondere anche gli studenti partecipanti al concorso di filosofia.

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Funziona così: più si agisce per ottenerla, più si rischia di comprometterne il conseguimento. Come venirne fuori?

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Cosa potrà mai avere a che fare il fuoriclasse della Roma col primo evangelista? Una riflessione... filosofica.

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Abbiamo intervistato Enrico Berti sulla sua nuova traduzione della Metafisica di Aristotele: ecco cosa ci ha risposto.

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Quando uno studioso come Enrico Berti pubblica una nuova traduzione di uno dei pilastri della storia del pensiero filosofico occidentale, come la Metafisica di Aristotele, si tratta di un evento.

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Si è appena conclusa la due giorni delle Romanae Disputationes, il Concorso nazionale di filosofia per saggi, video e dibattiti. L’edizione del Concorso quest’anno era dedicata al tema della tecnologia.

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Il fascino della logica è notevole, come la sua complessità; trovare buoni maestri, tuttavia, non è facile. Le Romanae Disputationes offrono un'opportunità preziosa a chi voglia approfondire la disciplina.

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La Curiosa, il Saggio, il Polemico, l’Asceta, il Mandarino e il Cortigiano nel libro di Justin Smith.

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Priest e lo scandalo della contraddizione: alla scoperta di un autore poco conosciuto in Italia.

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“Amicus Plato, sed magis amica veritas”, amico è Platone, ma più amica è la verità.

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Da più parti si sente dire che la tesina sarà entro breve sostituita da altro o semplicemente abolita. Tre motivi (più sei) per cui bisognerebbe non farlo.

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Una riflessione su quello che l’insegnamento della filosofia nelle superiori potrebbe essere in Italia – perché, si sa, la didattica in genere, e forse soprattutto quella della filosofia, semper reformanda.

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Come e con quale sensibilità didattica si insegna la filosofia in Queensland, Australia? Le risposte di due docenti.

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Logos e techne. Tecnologia e filosofia” è il tema delle Romanae Disputationes di quest'anno. Partecipate?

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Philosophy and Reason: perché studiare cosa fanno gli altri aiuta a capire meglio quel che facciamo noi.

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La piccola ma importante iniziativa di TEDxYouth Bologna, con il sostegno del MIUR.

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George Steiner sostiene che la tristezza non sia un esito attuale del pensare, ma abbia profonde radici strutturali. Occorre capire quali sono per individuare le possibili vie d'uscita.

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I compiti per le vacanze sono uno dei prodotti della scuola tra i più temuti e odiati, quando anche non contestati. Se sono vacanze, perché fare i compiti?

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Per coinvolgere il lettore ci vuole arte, spirito e non solo. Qualche suggerimento per inchiodare il lettore alla pagina, o almeno provarci.

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 “Emotions, Normativity and Social Life”: cosa succede alla Spring School of Philosophy.

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La democrazia, coi suoi controlli incrociati e i suoi meccanismi dialettici, è la forma di governo che allontana la paura dal politico.

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Uno scambio corretto ed efficace di email e di file tra studente e docente non è impossibile. Vediamo come.

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Il cervello nella vasca di Putnam e il "minority report" di Ferraris.

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"La situazione è grammatica" è un testo che "castigat ridendo mores": smaschera e censura le cattive pratiche linguistiche con il sorriso e, quando serve, col ridicolo.

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“Unicuique suum. Radici, condizione ed espressioni della giustizia”: si sono appena concluse le "Romanae Disputationes" 2016. Ecco com'è andata.

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Sul commento del MIUR ai dati OCSE PISA 2012: Studenti, computer e apprendimento: dati e riflessioni.

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Lo storico della pedagogia Adolfo Scotto di Luzio si è recentemente aggiunto alla schiera dei critici della rivoluzione digitale in atto nella scuola. Leggiamo "Senza educazione. I rischi della scuola 2.0".

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Nella sua ultima, drammatica battaglia dialettica Socrate usa tecniche di akido verbale. Leggiamone il resoconto di Platone.

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Siamo in un pub, entra una ragazza di rara bellezza. Intorno a lei, quattro amiche da cui si distingue. Noi siamo in cinque. Che si fa?

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 Ancora sui compiti a casa: non un’apologia della sgobbata, ma una semplice testimonianza.

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Con la lectio magistralis di Gustavo Zagrebelsky ha preso avvio il Concorso nazionale “Romanae Disputationes”, dal titolo “Unicuique suum. Radici, condizioni ed espressioni della giustizia”.

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Vi è una duplice condizione paradossale della moda che è stata colta dal filosofo e sociologo tedesco Georg Simmel. Vediamo quali sono questi due paradossi e da cosa derivano.

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Il domandare è una delle più belle e complesse tra le attività umane. Esso vibra del desiderio della risposta, del timore che essa non sia, o che non sia quella attesa o sperata.

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Ogni domanda che si occupa di domande è ipso facto una metadomanda?

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Si può dire di una macchina che è intelligente? Le macchine possono pensare? Le vediamo quotidianamente all’opera: computano, elaborano dati, traggono inferenze. Ma l’intelligenza è tutta qui?

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«A ciascuno il suo», dicevano i romani. Resta però ancora molto da comprendere: qual è il «suo» che ciascuno può legittimamente rivendicare?

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Non siamo tutti leader. Una scrittrice americana spiega perché bisogna prendere coscienza che gli introversi sono fra noi: capire come sono fatti è un buon punto di partenza per concepire l’attività didattica.

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Almeno a un primo sguardo, ci si chiede cosa ci fa "Lettere di uno sconosciuto" tra le opere di Zhang Yimou. La filosofia sociale ci viene in aiuto.

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Ora che siamo nell'interregno, scopriamo che la zona vaga non è poi tanto vaga.

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Addentriamoci nella zona di confine tra letteratura e filosofia: una tassonomia di opere sembra possibile, anche se alcune sfuggono alle etichette. Che fare?

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La filosofia è riducibile a un genere letterario? Vediamo insieme due tra le più autorevoli teorie estetiche che negano la continuità tra le due.

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Per rispondere al quesito se la filosofia sia riducibile a un genere letterario, o più precisamente a un insieme di generi letterari, bisognerebbe avere le idee chiare su cosa sia la filosofia e cosa la letteratura.

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Nel nostro tempo l'insegnante è sempre più solo, dice Massimo Recalcati ne "L'ora di lezione". Lo legge per noi Gian Paolo Terravecchia.

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Bocciature e ricorso al TAR: un problema di filosofia sociale

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La vita è sogno? Come posso dire che non sto sognando, qui, ora, mentre scrivo queste righe? E tu che leggi, non potresti aver prodotto tu stesso, nell’inconscio, le idee con cui ora ti confronti, come fossero mie, nel tuo sogno attuale?

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Ostendere, ostentare, ostracizzare. Fenomenologia del mostrare sociale

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Si è appena conclusa la tre giorni delle Romanae Disputationes 2015 (12-14 febbraio), il Concorso nazionale di filosofia per studenti delle scuole superiori che, nell'edizione di quest’anno, aveva a tema: "Libertà va cercando, ch'è sì cara. L’esperienza della libertà".

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Dal 12 al 14 febbraio si terranno le premiazioni delle Romanae Disputationes. Tema: "Libertà va cercando, ch'è sì cara".

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Che rapporto c’è tra Dio e gli oggetti astratti? Un problema molto simile si presentava già nel quesito posto nell’Eutifrone, uno dei primi dialoghi di Platone: il santo è tale perché lo dice Dio, o Dio dice che è santo, perché esso è santo? Detto altrimenti, la santità esiste in sé, indipendentemente?

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Leggere nel titolo di un opuscolo il nome di Martin Buber è già un’attrazione; se poi l’autore è addirittura Emmanuel Lévinas, l’attrazione diventa tentazione. Se, infine, il testo è arricchito da un confronto epistolare tra il protagonista e l’autore, la cosa si fa irresistibile.

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L’immagine femminile, nella pubblicità, deve essere più realistica? La tecnologia garantirà un’uguale opportunità d’accesso all’educazione? Il principio di precauzione è più controproducente che conveniente? I Comandamenti sono principi superati o ancora validi? Ecco i temi del I° Torneo Nazionale di Dibattito

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La richiesta ossessiva di trasparenza che si nota nella società occidentale, soprattutto in questi ultimi anni, nasce da un preconcetto di cui dovremmo disfarci. Sembra infatti che se si procede rendendo visibili gli atti compiuti, allora vi è onestà.

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Il bravo Esopo, nella sua favola sulla volpe e l’uva, l’ha rappresentato efficacemente: siamo capaci di ostentare disdegno per ciò che non riteniamo alla nostra portata. Capita così che nel mondo della scuola molti, lamentando una serie di problemi effettivamente reali e oggettivi legati al lavoro sulla tesina per l’esame di Stato, ne invochino l’abolizione.

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La valorizzazione del lavoro e delle competenze andrebbe promossa nella scuola ove attualmente si lavora molto gratis, un po’ per passione, un po’ per “non perdere classi” e perciò posti di lavoro. Provo a formulare alcune proposte che mancheranno di un impianto complessivo, ma che di per sé potrebbero essere attuate utilmente.

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Tesina o non tesina? Questo è il dilemma! Se siete tra coloro che hanno deciso per il sì, ecco alcuni consigli tecnici dell’ultima ora, perché non c’è più tempo per quelli di principio e di fondo (uno tra tutti, non ridursi a lavorare sulla tesina negli ultimi giorni).

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Immaginate di ordinare un caffè e che, al momento di pagare, vi dicano che non serve: il caffè vi è stato offerto da uno sconosciuto. Sembra trattarsi del dono perfetto, quello fatto “per nessun motivo”. Ma se è davvero “per nessun motivo”, perché lo si fa?

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Cos’è indispensabile, sul piano etico, per poter davvero imparare nell’ambito di una pratica di studio? Non vorrei suonare pretenzioso utilizzando un gergo heideggeriano, ma il mio intento è di raccogliere qui qualche appunto per un’analitica esistenziale dell’apprendere, ricercando i modi di essere fondamentali per la ricerca autentica.

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A quanto pare, il sistema scolastico nazionale non è interessato a riconoscere l’abilitazione all’insegnamento universitario come titolo di merito. Andando a buon senso, invece, un docente che abbia superato un concorso nazionale dovrebbe essere valorizzato, specie se quel concorso riguarda discipline che egli insegna.

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La tesina, peraltro non d’obbligo, è una splendida opportunità, per lo più mancata da docenti e studenti. Lo studente ha modo di “staccarsi dal manuale”, di svolgere primi passi di autonomia intellettuale, sostenuti e guidati, ma indipendenti nell’origine e nel fattivo sviluppo, a partire da scelte tematiche personali.

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Quand’è che convincere è manipolare? Di per sé – dicono alcuni – il semplice fatto di convincere gli altri non è manipolare, o almeno non è moralmente riprovevole: avviene continuamente e nessuno se ne scandalizza e anzi è facile mostrare che, a volte, riuscire a convincere qualcuno può persino salvare delle vite umane.

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Buddha ottiene il massimo risultato con il minimo sforzo: l’aikido verbale non è una disciplina di potenza, ma di grazia ed eleganza.

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L'aikidō è una delle arti marziali più affascinanti. Il suo nome, nel suo intero, si può rendere con: “la via dello spirito armonioso”, oppure “la via per un’energia bilanciata”. Jūdō significa “la via gentile”. A non sapere come stanno le cose, si potrebbe pensare che i maestri di arti marziali siano anche maestri d’eufemismo.

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La complessità non è condizione di rigore e, per contro, la chiarezza e l’accessibilità non sono segno di banalità e semplificazione. Molti testi di Tommaso d’Aquino o di Cartesio, per fare due nomi, sono semplici e accessibili, pur contenendo tanto tecnicismo e una complessità notevole, così che si prestano tanto alla lettura, quanto allo studio e persino allo scavo.

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“Si ha l’impressione che ci siano oggi due filosofie: una filosofia professionale, blindata nello specialismo e apparentemente poco capace di incidere sul resto della cultura, e una filosofia mediatica, sostanzialmente irrilevante per i filosofi professionali. È proprio così? In che cosa consiste oggi il mestiere del filosofo?", chiede Diego Marconi.

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Ci sono dispute in cui la vittoria non solo non è opportuna, ma va evitata accuratamente.

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"Sapere aude": la scuola che pensa, che agisce il sapere, che ha coraggio. Tutti i vincitori del Concorso Nazionale di Filosofia.

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Quello che in agosto era solo un progetto, in pochi mesi è diventata una bella realtà. “Sapere aude! Natura e possibilità della ragione umana”: ecco il tema del Concorso nazionale di filosofia “Romanae Disputationes” per il 2013-‘14, rivolto agli studenti liceali. I vincitori saranno proclamati nella due giorni di Roma, il 18 e 19 marzo, presso la Pontificia Università Urbaniana.

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Finiti da poco i miei tre shiai per la filosofia, credevo di aver chiuso il discorso. Fatto appena in tempo ad assaporare la situazione, mi sento afferrato e gettato in aria da un articolo sull’abolizione dell’insegnamento della filosofia. Il combattimento ricomincia.

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Che strana ironia: quando in Italia qualcosa funziona, magari in maniera non ottimale, forse non perfettamente, ma funziona, c’è sempre qualcuno pronto a smantellarla! Questa volta è il turno dell’insegnamento della filosofia.

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Ci sono cose che non dovrebbero caratterizzare l’azione del prossimo governo circa la scuola: la preoccupazione di tagliare le spese, di riordinare i cicli (cioè ancora ditagliare le spese), di digitalizzare la scuola (cioè ancora di tagliare le spese, almeno nelle intenzioni o nella retorica usata), di cancellare gli esami (ossia, di nuovo, di tagliare le spese).

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Continuamente esercitiamo atti di fiducia e la nostra vita sociale è tanto ricca anche perché ci fidiamo. Questo è vero al punto che, se smettessimo, saremmo presi in cura da uno psichiatra per le nostre paranoie. Dunque, dobbiamo fidarci. Ma la fiducia non è qualcosa di gratuito? E se lo è, com’è possibile che sia l’esito di una necessità?

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"Cantavano e piangevano gli alpini valorosi, e c’era nel loro canto paziente tutto lo struggimento della nostra umana impotenza". Un ricordo di Eugenio Corti.

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Dunque, di nuovo: cos’è un paradosso? Ecco la definizione brillante che ne fornisce Mark Sainsbury: “una conclusione apparentemente inaccettabile, che deriva da premesse apparentemente accettabili per mezzo di un ragionamento apparentemente accettabile”.

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Mi pare che tutto il fascino della questione metafisica del realismo stia proprio nella parola “indipendente”, tanto usata nelle definizioni classiche (come quella di Salis), quanto discussa ancora in maniera insufficiente dagli studiosi, tra cui D’Agostini.

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David Chalmers, filosofo australiano noto soprattutto per i suoi lavori in filosofia della mente, ha raccolto una serie di link divertenti nella sua pagina “Philosophical humor”. E noi ci siamo divertiti.

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Il termine thâuma vuol dire ben più che meraviglia. Si tratta di una parola che, dice Severino, nel suo significato originario significa «terrore», «paura». Secondo lui si tratterebbe di paura del dolore, della morte, dell'infelicità.

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Mi sento come quell’uomo che, da anni per mare e senza approdo, scorge una rondine che porta un ramoscello, segnale della prossimità della terra ferma. Dopo il rigido inverno di un pensiero teoretico cullato dalla povertà speculativa delle esegesi dei classici e dalle finte battaglie dialettiche tra pensatori che, in fondo, la pensano allo stesso modo, compare una rondine.

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Nel 2003 è uscito, a cura di Marco Bersanelli e Mario Gargantini, un volume dedicato allo stupore individuato come ciò che è all’origine della scienza. Il titolo del volume è tanto suggestivo quanto, a mio parere, infelice: Solo lo stupore conosce. Come spiegato dai curatori nell’introduzione, l’espressione è da loro ripresa da Gregorio di Nissa.

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Il punto è che i criteri vanno cercati nelle finalità pedagogiche generali che si reputano urgenti. Altrimenti, si finisce per fare di un mezzo, il danaro, ciò che fissa l’orizzonte, ciò che determina il fine. Qual è, dunque, il criterio pedagogico per cui si taglia un anno alle superiori?

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L'articolo di Piras Abolire la storia della filosofia è un estratto dell’intervento presentato a Trento nel novembre 2012 e raccolto negli atti del Convegno Cosa insegnare a scuola, cui è seguito un dibattito molto ricco. Vorrei segnalare qui il dibattito e offrire una sintesi del testo, che mi riservo di discutere prossimamente. Il titolo del presente intervento, ad ogni modo, anticipa qualcosa del mio giudizio.

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La filosofia ha tante cose importanti e urgenti da dire.

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Anche da noi attorno alle tesi di Prensky è nata una discussione vivace. Da una parte vi è l’entusiasmo degli innovatori, per i quali i cambiamenti sono urgenti e improcrastinabili; dall’altra vi sono le riserve di chi vede nella rivoluzione digitale una “bolla educativa” destinata a sgonfiarsi.

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Il passo in cui Aristotele asserisce che la filosofia nasce dalla meraviglia è celeberrimo: “Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia”.

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Il dibattito sul relativismo, che si è incrociato con quello sul realismo, ha a che fare con muri e porte “là fuori” che non dipendono dalla coscienza e che pongono limiti all’interpretazione. Nessuna interpretazione infatti mi consentirà di attraversare un muro e, del resto, se ci provo, finirò col farmi male: mi scontrerò con lo “zoccolo duro dell’essere”, come ammonisce enfaticamente Eco.

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A Piras va riconosciuto il merito di aver lanciato con coraggio un dibattito fecondo che provoca il docente di filosofia a ripensare il senso della propria attività didattica ed educativa e spinge a valutare il nuovo, rilanciando l’eterno quesito sul perché fare e perché fare così e, soprattutto, come fare domani.

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“Vedere qualcosa come arte richiede qualcosa che l’occhio non può cogliere – un’atmosfera di teoria artistica, una conoscenza della storia dell’arte: un mondo dell’arte”. Un ricordo di Arthur C. Danto

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La saggezza degli antichi e il recupero di alcune vecchie abitudini contro il logorìo della vita moderna (leggi: registro elettronico).

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Ci sono gli entusiasti sostenitori dell’introduzione del digitale a scuola e ci sono le voci fuori dal coro. Tra queste, la prima che abbiamo voluto sentire è quella di Roberto Casati, autore del recente saggio Contro il colonialismo digitale.

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Vorrei ripercorrere e riflettere su un dibattito sviluppatosi su IlSussidiario, molto sensibile ai temi del digitale, nei giorni scorsi. Il tema del contendere è il tablet (e sullo sfondo il digitale) a scuola.

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Ha senso parlare di filosofia cristiana? Il libretto di Josef Seifert Filosofia cristiana e libertà rimettere in moto una discussione interessante e di grande importanza, e che è tempo di riprendere.

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La notizia è che il registro di classe cartaceo è ancora tra noi. La riforma digitale doveva spazzarlo via con l’inizio dell’anno scolastico, ma in molte scuole esso non è affatto scomparso. Come mai?

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Mentre che vi siano nativi digitali è alquanto controverso, è stato invece di recente pubblicato un interessante lavoro che getta una prima luce sull’impatto che possono avere le nuove tecnologie sui nonni digitali.

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Nell’articolo di fondo uscito sul Corriere della Sera del 10 settembre 2013, Biopsia dei mali italiani, Antonio Polito avanza una serie di considerazioni amare sulla scuola, sul suo modo di valutare e sul sistema di valutazione che la misura. Mi pare che, come molti, Polito sia vittima di una serie di abbagli. Proverò a spiegare il perché.

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Sally Haslanger, docente di filosofia al MIT, racconta che la sua risposta di essere una filosofa, alla richiesta su che lavoro facesse, suscitava ilarità. Una volta, alla sua richieste delle ragioni di quel riso, si sentì rispondere: “Penso ai filosofi come a uomini vecchi con la barba, e tu di sicuro non sei così! Sei troppo giovane e attraente per essere un filosofo”.

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Alcune considerazioni in merito all’articolo di Elena Ugolini, uscito sul Corriere della Sera del 2 settembre, “Ma è giusto punire le classi dove ci sono studenti più bravi?”.

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Quando si parla di scuola, ormai sempre più spesso, le espressioni usate inclinano al dramma. L’allarmismo sta diventando così ordinario che si rischia di non poter più destare alcun senso di urgenza.

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Attraverso le Romanae Disputationes si intende offrire una occasione per innovare il modo tradizionale di studiare filosofia, proponendo un approccio tematico e non soltanto storico.

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"Il Topolino tutto legge-e-ordine è nato ribelle: non solo un burlador campagnolo, ma un ostinato dissenziente capace di battersi contro ogni forma di prevaricazione, anche se l’esito non è affatto scontato e la vittoria non è sempre dietro la porta”.

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In Italia, oggi, il più convinto assertore del darsi di una «intelligenza digitale» sembra essere Paolo Ferri, a giudicare da quanto ha scritto e da quanto convintamente difende questa nozione.

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Mi piacerebbe lanciare un gioco, del resto è il momento dell’anno migliore per le sfide proposte con leggerezza eppure pensose, come quando si gioca a scacchi con un amico o ci si cimenta in una partita a bridge.

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Non essere cortesi non significa essere scortesi, essere maleducati. Tra la cortesia e la scortesia vi è una zona neutra, una terra di nessuno in cui si può abitare e anzi molti vi dimorano, se non proprio stanziali, almeno di frequente.

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In generale, si è notato che le parole dell’ambito della cortesia sarebbero meno usate di un tempo, mentre lo sarebbero di più quelle di una società individualista, competitiva e poco educata.

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Lui – No, scusi, insisto. Io le ho consegnato un documento ed esigo che lei mi dia una ricevuta che attesti che ora lei è in possesso del documento che ho consegnato. Metta che la mia richiesta vada persa…

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Norberto Bottani, nel suo recente Requiem per la scuola? Ripensare il futuro dell’istruzione, osserva che il servizio scolastico pubblico si legittima per due funzioni: quella educativa e quella politica. Vorrei di seguito discutere ciò che dice l’autore riguardo alla prima.

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Il sentimento svolge una funzione importante nella dinamica della conoscenza. Tale funzione consiste nel portare più vicino ciò che altrimenti sarebbe lontano e indistinguibile.

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La “questione tesina”, come si sa, non è una faccenda che riguarda la sola stesura scritta. L’esposizione orale del lavoro di ricerca e approfondimento svolto dallo studente infatti è il punto nodale: sarà quest’ultima a diventare elemento iniziale, inevitabilmente condizionante, della prova orale all’Esame di Stato.

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Fine anno, tempo di valutazioni. Si valutano i risultati degli alunni, si valutano i successi e gli insuccessi degli insegnanti. Anche senza volerlo si finisce prima o poi per valutare il sistema

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Nel Manifesto del nuovo realismo il filosofo Maurizio Ferraris accusa il postmoderno di aver portato con sé, nei suoi esiti, un populismo mediatico nel quale si è preteso di far credere qualsiasi cosa, quando se n’è avuto il potere.

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Se la scuola dovesse, per sentirsi all’altezza, inseguire lo standard dell’informatizzazione della società in cui essa è inserita, combatterebbe una battaglia persa in partenza.

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Nelle scorse due settimane mi sono dedicato al tema: “un oggetto artistico è qualcosa che piace?”. Prima me ne sono occupato direttamente, poi attraverso il parere autorevole di Tiziana Andina. Oggi vorrei concludere la trilogia dando conto dell’esperienza didattica che nei mesi scorsi ho organizzato su questo tema e che ha coinvolto quattro classi di due istituti friulani.

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Tiziana Andina, docente di Filosofia teoretica all’Università di Torino, è una delle voci più interessanti nel panorama della recente riflessione italiana nel campo della filosofia dell’arte.

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Di ombre si sono occupati, in primo luogo, i poeti.

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Poniamo vi siano dei gruppi politici contrapposti che si confrontano in tempo elettorale, enunciando programmi e formulando promesse.

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Per ottenere grandi risultati, si pensa, servono eventi eccezionali come l’utilizzo di risorse notevoli, il darsi di interventi particolarmente qualificati, il verificarsi di situazioni straordinarie.

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Adam Gopnik, spumeggiante scrittore e collaboratore del “The New Yorker”, mette subito le mani avanti: capita di solito che chi scrive le proprie regole per un matrimonio felice, non ne abbia uno che sia tale, tanto che i sedicenti esperti di solito sono al loro terzo.

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La misologia, alla lettera «odio verso la ragione», è una malattia che colpisce talvolta coloro che si dedicano alla filosofia. Chi ne è affetto farebbe bene a riandare a quella miniera di saggezza e umanità che è il Fedone di Platone.

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In un gruppo sociale chi deve decidere? Si tratta di uno dei problemi tra il sociale e il politico più intriganti. La soluzione di Rousseau è una delle opzioni teoriche più note: “Ciascuno di noi mette in comune la sua persona e tutto il suo potere sotto la suprema direzione della volontà generale”.

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"Una notte d’autunno, due buoni amici erano seduti sulla terrazza dietro alla Taverna Rapa Pigra. Sotto di loro sonnecchiava il tranquillo paese di Mezzocolle. L’aria di mezzanotte era fredda"

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Mi ha dato molto da pensare Claudio Giunta, quando spiega cosa ha spinto verso l’attuale modo di proporre la traccia d’italiano all’esame di Stato: “invitare gli studenti a scrivere quello che pensano di cose difficili come la letteratura o la democrazia o la pena di morte è un rischio, perché incoraggia il dilettantismo e la retorica dei pensierini: meglio glossare le opinioni di altri” (Il Sole 24Ore - 10.02.2013).

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Venerdì 15 febbraio si è svolta presso il Convitto Nazionale “Paolo Diacono” di Cividale del Friuli (UD) la disputa tra le classi IV A e IV B del Liceo Scientifico sul tema: ha senso parlare di “filosofia cristiana?”. Il tema, come abbiamo visto la scorsa settimana, è complesso e controverso. Esso vanta radici storiche di grande interesse.

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Il vivace dibattito circa l’esistenza di una filosofia cristiana, esploso negli anni Trenta del Novecento, non pare essersi esaurito, poiché continuano a uscire lavori originali. Il contendere vede da un lato coloro che esibiscono esempi che paiono illustrare efficacemente il darsi storico di filosofi cristiani (Agostino, Anselmo d’Aosta, Tommaso d’Aquino), dall’altro lato vi sono invece coloro per i quali non v’è una filosofia cristiana più che una fisica cristiana o una matematica cristiana.

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Dopo lunghi mesi a studiare Hegel, imparando a conciliare tutto nell’et… et, dopo essersi depressi col pessimismo di Schopenhauer, aver aspirato all’autenticità con Kierkegaard, ribellati al moralismo con Nietzsche, autoanalizzati con Freud, ammutoliti in un silenzio pieno di significato col primo Wittgenstein, i nostri allievi meritano di scoprire che il minimalismo del domandare analitico nasconde fascino e un’opportunità formativa.

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Col paradosso della donazione Derrida ha «fatto scomparire» il dono. La settimana scorsa, ho cercato di «rimettere le cose a posto». Si trattava però di un esito che rischiava l’effimero, in assenza di una definizione di dono capace di offrire un impianto concettuale solido. Oggi è tempo di trovare tale definizione.

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La settimana scorsa, con Derrida, abbiamo visto scomparire il dono: a donar per niente non si dona davvero e a donar per qualcosa non si compie un gesto di totale gratuità, quale un atto di donazione dovrebbe essere.

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Quando doniamo, si direbbe che avviene qualcosa di strano: compiamo un atto gratuito eppure al contempo non agiamo «per niente». Questa situazione ha portato alla formulazione di un paradosso piuttosto intrigante.

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Su La Ricerca, di recente, ho già discusso uno dei paradossi del legame sociale. Vorrei qui affrontarne un altro, che mi sembra tra i più affascinanti in filosofia sociale: l’ho chiamato il paradosso di Moro. Si può davvero rompere un legame in nome del legame?

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Cosa c’entra un vecchio mito greco con l’innovazione tecnologica? Cosa ha a che fare un antico filosofo con la tecnologia dell’informazione in ambito scolastico? Vorrei suggerire che guardare indietro può fornire un po’ di serenità quando si guarda avanti: la serenità mette in grado di vedere meglio le cose.

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Ho già discusso su «La Ricerca» alcuni paradossi dell’educazione. Vorrei questa volta segnalare un affascinante paradosso del legame. Ne ho trovato una formulazione brillante ed esteticamente bella nel testo della cantautrice Norah Jones, Don’t Miss You At All (2004).

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Alcuni imperativi pedagogici ricordano formule paradossali che generano sconcerto e irritazione, come “sii spontaneo”, oppure “non pensare a quel che ti dico”.

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Il dibattito in corso su La Ricerca sul «digital divide» mi ha dato da pensare. Non vorrei entrare direttamente nella discussione, quanto piuttosto dare un contributo a margine, riflettendo sulla novità delle tecnologie informatiche in didattica a partire da una mia recente esperienza.

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Dall’anno scolastico 2014-15 l’insegnamento CLIL (Content and Language Integrated Learning) sarà nella scuola italiana una realtà su larga scala. Vale la pena di cominciare a pensarci da adesso.

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La settimana scorsa ho pubblicato, non propriamente una recensione, ma più dimessamente alcune considerazioni sulla metafilosofia che supporta le conclusioni per la didattica nel libro di Alberto Gaiani: Insegnare concetti. Rispondo volentieri alla lettera aperta dell’autore del libro che è stata nel frattempo pubblicata da La ricerca.

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È appena uscito il libro, piacevole nella prosa e informato, di Alberto Gaiani, Insegnare concetti. La filosofia nella scuola di oggi.

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In un ragazzo, il passaggio dal conoscere che, al saper dire perché, è sempre un momento fondamentale di crescita.

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