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Sandro Invidia

Direttore editoriale Loescher.

È uscito l'ultimo numero de «La ricerca»: "Che razza di scuola?": come accogliere, raccontare, insegnare le differenze? 

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Sui maestri e sullo scrivere. Dall'agenda 2018-2019.

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In momenti di particolare disorientamento, si può trovare una chiave di lettura della contemporaneità nei classici della letteratura. E così, capita che Manzoni ci parli oggi come se avesse appena letto le ultime notizie.

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È uscito l'ultimo numero de «La ricerca»: "Corpi intelligenti", sulla ginnastica e lo sport a scuola, tra pedagogia, scienza e cultura. 

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L'ultimo numero de «La ricerca» l'abbiamo dedicato a fake news, post-verità e autorevolezza su internet: come si fornisce lo spirito critico che serve per non essere manipolati?

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Lo ammetto: quasi mai noi editori riusciamo a intercettare le potenzialità esplosive dei nostri contenuti, per la semplice ragione che tali non sono, almeno non fino a quando il politico di turno non decide di scalare il potere a suon di pregiudizi.

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Esistono regole di ingaggio per chi si accinga a fare critica (o anche solo comunicazione) letteraria? Ovvero, cosa deve o non deve dire una buona recensione?

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“Ogni filologia è figlia di una perdita”, dice la voce narrante del romanzo di Alessandra Sarchi, “La notte ha la mia voce”, che di questo parla: di una perdita.

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Auguriamo ai nostri figli orizzonti più ampi di quelli toccati in sorte a noi, e volontà di confronto, libertà di movimento, passione conoscitiva, fervore dialettico, convivenza pacifica.

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Una bella mostra ad Alba traccia con poche sapienti “pennellate” l’itinerario estetico-esistenziale che trasforma il Balla ancora naturalista in uno dei campioni della rivoluzione futurista.

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E allora? Come dev’essere il libro di testo oggi? E come dovrà essere nel prossimo futuro? È a queste domande che tentiamo ogni giorno di dare una risposta con il nostro lavoro editoriale e con questo numero de La ricerca.

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Ieri mattina è morto Remo Ceserani. La cultura ha perso uno dei suoi protagonisti più brillanti. La Casa editrice, uno degli autori più celebri. Io, una persona cara.

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È uscito il decimo numero della Ricerca. L'abbiamo dedicato al farsi capire, allo scrivere per comunicare, al comunicare per insegnare. E tanti auguri a noi.

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Se c'è un tema politicamente rischioso nella scuola di oggi, è quello a cui abbiamo dedicato questo numero della Ricerca: l’educazione di genere, la sessualità a scuola, la polemica sull'"ideologia" gender.

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Che idea di scuola abbiamo in testa, quando chiediamo che essa venga valutata? E come pensiamo che si debba svolgere, di conseguenza, tale valutazione?

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Abbiamo chiesto alla professoressa Giulia Guglielmini, dirigente scolastico del Convitto nazionale Umberto I di Torino, di raccontarci come sta realizzando nel suo istituto la “rivoluzione copernicana” del CLIL.

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#altrinoi #primepenne 
"Essere scrittori" non significa necessariamente essere grandi scrittori. Per questo occorre avere un'idea della letteratura e del suo ruolo nel mondo.
Non accade spesso di incontrare grandi scrittori. Quando succede, però, ci si sente fortunati e gratificati. Soprattutto se il "grande" ha 15 anni.

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Ci sforziamo di essere al servizio della scuola che c’è, di fare al meglio il nostro mestiere. E fare al meglio, in questo come in tutti i casi che ci riguardano, significa capire. Ecco perché ci è piaciuto l’articolo di Marina Boscaino. Ecco perché siamo davvero lieti di presentare il Quaderno #10 dedicato all’Invalsi.

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Gentile professoressa Rausa, ma siamo sicuri che il modello scolastico nel quale ci siamo formati e al quale siamo stati abituati funzioni ancora?

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Forse avrei dovuto dirlo.
Mi sarei dovuto alzare, avrei dovuto prendere il microfono e raccontare di mio figlio F., quindici anni, seconda superiore. Di quando l'ho visto accendere il computer, sfogliare un ebook, tirare fuori dalla cartella un blocco e una matita e cominciare a scrivere.

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Me lo aspettavo, ma non abbastanza. Mi avevano avvisato che sarebbe successo. Mi è successo. E me lo aspettavo, ma lo stesso mi ha fatto effetto. È il 3.0, mi hanno spiegato.

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Giovannini ha detto che il nostro è un paese di inoccupabili. Giovannini è ministro del Lavoro, che giudica le conseguenze di un sistema di istruzione. Chissà se la causa di questo sfacelo ha un'opinione in merito, e magari riesce anche a farmi sapere a cosa debbo preparare i miei figli adolescenti.

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Io non ho un'idea precisa in merito alla TAV in Val di Susa.
Averla implicherebbe cognizione piena delle ricadute sull'economia e sul mondo del lavoro, sull'ambiente e la salute pubblica, sui trasporti e le relazioni internazionali...

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Belle le parole con cui Manning chiude la sua richiesta di grazia.
Belle e speranzose: dicono, in sostanza, che il gioco vale sempre la candela, se il gioco riguarda la democrazia e l'uguaglianza tra gli uomini.

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L'articolo 3 della costituzione recita che tutti i cittadini sono uguali, senza distinzione di sesso, razza (sic), religione, lingua, opinioni politiche, condizione sociale e personale.

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Quando la fine di un cesare o di un messia si approssima, si oscura il sole, compare una cometa, si squarcia il velo di un tempio, si scuote la terra... Che possa cadere un governo ancora non si era letto da nessuna parte. Segno dei tempi.

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Più sotto mi attira una notiziola: pare che al MIT abbiamo impiantato, in topi da laboratorio, falsi ricordi. L'incubo di Blade runner si avvera.
M’interrogo sull'utilità pratica di questa scoperta.

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Sono sinceramente affascinato da due autori della mia casa editrice che se le danno di santa ragione sul tema centrale del nostro lavoro: a che serve quello che facciamo ogni giorno? Questi libri, intendo, che proponiamo agli insegnanti e agli studenti. A che cosa servono, a chi servono, a quale idea di scuola e di insegnamento? E per che cittadino futuro?

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Si può dire che mi piace la nuova pubblicità del Kobo?

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"Ma almeno ci guadagnate?".
"No".

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Dunque, cominciamo da qui: «con "dunque" non si comincia mai!». Credo sia stato in prima media che mi hanno insegnato questa regola d'oro. Una tra le tante, in quel 1975 in cui la scuola media serviva a formare ragazzi capaci di parlare e scrivere correttamente, leggere con sicurezza, contare con precisione.

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Si legge a scuola? E come si legge? Meglio leggere Kafka o la Rowling? Meglio leggere su carta o a video? Meglio leggere in silenzio o ad alta voce? Narrativa o saggistica? Per sé o per gli altri? Per il puro piacere o per imparare qualcosa di nuovo?

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Ci sono momenti in cui non amo il lavoro che faccio. Sono quelli in cui passo intere giornate a decrittare leggi, decreti e circolari, tentando di ricavarne un costrutto utile per la nostra programmazione editoriale.

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Alla mia "provocazione" sulle competenze elettorali hanno risposto prima Simone Giusti, poi Mauro Reali.

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Tempo di elezioni. Tempo di dibattiti e di riflessioni sulla politica, la società, l'economia, la cultura, la democrazia rappresentativa...

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Partiamo dal titolo. Conciossiacosaché significa "poiché".
L'occasione di ripensarci me l'ha data una lettera che stavo scrivendo e che cominciava con questa congiunzione, appunto.
Alla terza riga mi sono fermato perplesso. Si può cominciare un testo con "poiché"?

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Sedete al tavolo di un bar (o di un ristorante, o della vostra cucina...) con un/a insegnante. Chiacchierate del più e del meno per circa 20 minuti, poi, all'improvviso, buttate lì con nonchalance questa domanda: "e dell'agenda digitale? che mi dici?".

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Una top ten dei libri che hanno cambiato il (mio) mondo? Non la so fare. Ho gettato il sasso e vorrei nascondere la mano, come diceva mia nonna.

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La prima riforma di cui la scuola italiana ha bisogno è il superamento del senso di frustrazione degli insegnanti. Non ce lo possiamo più permettere.

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La delegazione cinese sorride puntuale. Sono sette persone più l’interprete. Arrivano da molto lontano: dalla città natale di Confucio.

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