Autore

Marco Guastavigna

Insegnante nella scuola secondaria di secondo grado e formatore. Tiene traccia della sua attività intellettuale in www.noiosito.it.

Quali sono le risorse su cui può contare chi vuole scrivere su supporto e con strumenti digitali? Quali le implicazioni cognitive e culturali di una scelta in direzione del “digitale”?

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E se scoprissimo che gli strumenti 
e le tecniche che usiamo per i BES sono validi per tutti?

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Ogni programma di word processing è in larga misura un ambiente di facilitazione della scrittura”. Meno noti sono altri strumenti, alcuni interni e altri esterni rispetto ai principali software commerciali e opensource.

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Davvero bisogna scegliere tra scuola e sport a livello agonistico? Perché? Di cosa hanno bisogno gli studenti e le studentesse atleti?

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A ciascuno la sua battaglia. Mentre nelle piazze e nell'aula della Camera dei Deputati infuria la "buona scuola", in sala insegnanti si affrontano per l'ennesima volta le insidie delle tecnologie digitali.

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Concepire e realizzare un progetto culturale organizzandolo fin dal suo inizio in funzione delle caratteristiche dei diversi media su cui si fruirà: parliamo di crossmedialità.

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Tra poco a scuola si parlerà di libri di testo, magari elettronici. Ecco quindi una Guida alla recensione di un eBook di testo o materiale alternativo scaricato da Internet. 

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Nonostante le lodevolissime intenzioni con cui è stato concepito, negli ultimi tempi è sempre più complicato usare il portale "Istanze online" messo a disposizione dal MIUR. La soluzione individuata dai tecnici? Internet Explorer.

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Carta, lettore, pagina, icona, voce, figure. Diventare lettori usando tecnologie vecchie e nuove.

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Dopo tanta propaganda sulla didattica digitale ci viene voglia di parlare di una risorsa online che funziona: Rai Scuola Università.

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Compartimenti stagni, nozionismo mordi e fuggi, debiti e recuperi, paternalismo e altre amenità della nostra scuola.

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Quanti studenti possiedono le competenze necessarie alla piena fruizione de "Il giovane favoloso"?

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Molti ignorano che Google da una parte affida le ricerche sull'immortalità a Ray Kurzweil , e dall'altra ci fornisce, con un'eleganza che rasenta l'ipocrisia, la possibilità di redigere parte del nostro testamento digitale, decidendo in anticipo come dovranno essere gestiti i nostri dati quando la nostra utenza sui suoi vari servizi dovesse diventare inattiva.

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Anche se molti dei nostri concittadini avranno probabilmente vissuto con maggiore tensione e interesse il countdown relativo alla scadenza del calcio-mercato, è finalmente terminata, con il rilascio delle linee guida sulla scuola, anche la serie di anticipazioni, smentite e indiscrezioni che ha riempito negli ultimi periodi le cronache.

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All you can read: come in un sushi rotante, l'offerta di Amazon, Kindle Unlimited, e come sta cambiando il nostro modo di leggere.

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Un po' in tutta Italia si sono svolti  i Percorsi Abilitanti Speciali (PAS): si tratta di corsi di formazione divisi in diversi moduli, al termine di ciascuno dei quali “l'abilitando” sostiene un esame, orale e scritto. Tra le attività previste per l'esame vi era la realizzazione di un eBook, da commentare in sede di prova finale.

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Su Wikipedia la definizione è presente in lingua inglese e in lingua portoghese, ma non ancora in italiano. Sto parlando dell’“Evangelista tecnologico”, appena proposto dal ministro dell’istruzione Giannini, nell’ambito dell’immancabile evocazione della necessità assoluta e inderogabile di digitalizzare la scuola.

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È in corso la prima prova scritta, quella di italiano, quella identica per tutti gli indirizzi, quella che fa parti uguali tra disuguali. Quella il cui testo, criptato con “tecnologie militari”, è disponibile sul web poche decine di minuti dopo l'inizio del lavoro, a dire la verità con un ritardo davvero inspiegabile rispetto agli anni precedenti.

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Oggi nella mia scuola è l'ultimo giorno di lezione. Per molti aspetti è uguale a tutti quelli precedenti, che si succedono sostanzialmente identici da anni e anni. Gli studenti “non hanno portato niente” perché - per consolidata tradizione - in questa occasione “non si fa nulla”.

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Per italiano invece non so esattamente come incastrare esattamente Bertold Brecht... se riesce a darmi qualche consiglio mi farebbe molto comodo”, mi confessa candidamente M. via posta elettronica, in quella pallida imitazione di classe rovesciata (flipped classroom per i cultori del pensiero pedagogico unico) che abbiamo organizzato durante l'anno.

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Una delle più dirompenti affermazioni di Lorenzo Milani è la seguente: “Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”. Tra le prassi che violano questo dettato democratico vi è – almeno a mio giudizio – la prima prova dell’Esame di Stato, quella comune a tutte le scuole, ma pensata per chi ha un percorso liceale.

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Di quando la scuola, ogni tanto, viene – per lo più suo malgrado – a contatto con la realtà esterna. E dell'effetto Don Milani.

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Assenze e presenze, e arbitrarietà delle stesse: cosa si può scoprire semplicemente "sfogliando" il registro elettronico come girando per i padiglioni del Salone del libro di Torino.

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“La scuola non serve a niente, perché tanto non troveremo lavoro”, afferma una studentessa di 15 anni durante un'animazione lessicale condotta da Andrea Bajani. È questo lo spunto da cui nasce l'omonimo libro, appena uscito, in formato cartaceo e digitale.

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Maggio, fine della scuola: i giochi sono fatti. Maggio: il mese in cui si procede alla formale adozione dei libri di testo. Maggio: il mese in cui, in quello spazio a noi destinato che gli ultimi spasmi lessicali dell'ottimismo professionale chiamano “sala insegnanti”, s'insinua l'argomento "tesine".

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Nell'attesa di poter ordinare il fuoco ad alzo zero alle batterie del Sistema Nazionale di Valutazione, allo scopo di avere misurazioni su base scientifica e graduatorie di merito trasparenti e indiscutibili con cui premiare la professionalità rilevata come efficace e – di riflesso – punire quella giudicata carente, il superiore ministro in carica passa il tempo a condannarci di fronte alla pubblica opinione.

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“Quali sono le dimensioni massime di un ebook?": la domanda – rimbalzante in questi giorni su Facebook e ancora priva di risposte davvero esaustive e convincenti – è tutt’altro che ingenua o addirittura oziosa, come potrebbe forse apparire a prima vista.

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“Papà, ma i cani dalmata sono solo bianconeri, come la Juventus?” sento chiedere per strada a un bambino, senza riuscire a capire dal tono se si augura che la risposta sia affermativa o negativa, e quindi – di riflesso – la sua identità di tifoso di calcio.

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Costruire un team tech, strutturare un efficace sviluppo professionale, trovare il tempo, rendere la tecnologia pertinente, incoraggiarli: ecco i "5 consigli per aiutare gli insegnanti che lottano con la tecnologia", secondo Josh Work.

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Il rapporto OCSE lo ha detto con chiarezza: ci vorrebbero ancora 15 anni perché l’Italia per quanto riguarda la percentuale di distribuzione delle Lavagne Interattive Multimediali arrivasse al livello del Regno Unito.

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È di questo periodo il passaggio su RAI Uno di “Fuoriclasse 2”, seconda tornata della fiction televisiva con protagonista Luciana Littizzetto, che interpreta la professoressa Passamaglia, “docente di Lettere e Latino nel liceo scientifico Caravaggio di Torino”, come recita la relativa voce di Wikipedia.

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Google si va sempre più connotando come fornitore di servizi di vario genere. Il meccanismo è percepito nell’ambito della gratuità, anche se un’analisi più completa ci rivela che esso richiede invece il continuo baratto con precise informazioni personali su preferenze, interessi e così via, utili per pubblicità mirata, indagini di mercato e tutto ciò che ne consegue sul piano del profitto.

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“Come faccio a sapere se sono vere le cose che trovo su Internet per la tesina?” mi chiede A. durante un intervallo. Il quesito che mi pone M. in cortile è invece doppio: “Cosa succede in Ucraina, prof? C’è una specie di dittatura?”. Dall’integrazione di queste due domande con quello che avevo in mente io nasce una lezione un po’ particolare.

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La ricetta per la scuola dell'inclusione: servono un clavicembalo, una viola da gamba, un po' di karaoke, musica sudafricana, ed essere disposti ad abbandonarsi alla musica.

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Recita in modo sintetico ed efficace la voce di Wikipedia: Un libro è un insieme di fogli stampati oppure manoscritti delle stesse dimensioni rilegati insieme in un certo ordine e racchiusi da una copertina. Il libro, usato per acquisire informazioni o anche per divertimento, è ancora oggi lo "strumento principe del sapere".

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Ho assistito a una videoconferenza sul tema della “Sicurezza”. Ora so che nel caso di cinema, teatri, palazzetti dello sport una fila di nove sedili è più lunga da percorrere di una fila di sette. E che Fantozzi aveva ragione.

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Purtroppo le regole di Facebook non consentono ai digital native minori di 13 anni di iscriversi e di praticare le attività del Social Network più famoso e frequentato del mondo occidentale, tanto che – nell’indifferenza dei genitori e del mondo adulto, a cominciare da Mark Zuckerberg – molti giovanissimi inseriscono dati anagrafici falsi per risolvere in modo truffaldino il problema.

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È coerente con l’interesse generale pensare che la totalità degli insegnanti introduca nella mediazione didattica strumenti digitali e processi di cui non è padrona? Se sperimentare è possibile, andare a regime non lo è: per i docenti ci vuole un coinvolgimento consapevole e convinto.

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Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo” (Joseph Heller, Catch 22, 1961).

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"Ma la teoria dei “nativi digitali” è fondata su basi scientifiche o è pura propaganda a fini commerciali? Finché si tratta di un dibattito intellettuale, poco male, il problema si pone seriamente quando su di essa si costruiscono le politiche scolastiche".

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Archive.org, American Libraries, Canadian Libraries, Universal Library, Project Gutenberg, Children’s Library, Biodiversity Heritage Library, Additionals Collections: archivi online, contaminazione e integrazione tra vecchie e nuove forme di costruzione e diffusione della conoscenza.

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Da qualche giorno continua a fare sensazione in rete la lettera aperta scritta al proprio nipotino dal più noto semiologo italiano. L’illustrissimo nonno è preoccupato dal fatto che il nipote possa aver contratto una grave "malattia", a suo insindacabile giudizio diffusissima tra i giovani: la "perdita della memoria". 

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E così, mentre scorrono i giorni impropriamente concepiti dall’immaginario professionale e soprattutto dal vituperio sociale diffuso come vacanze natalizie, vengo raggiunto dalla notizia che sono stati prorogati al 31 dicembre 2013 i termini per proporre la propria candidatura a partecipare a un corso sul tema dell’impiego delle tecnologie a scopo di inclusione.

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Non sono previste proroghe o dilazioni: le “proposte di voto”, che formalizzeranno i risultati trimestrali degli apprendimenti degli allievi, devono infatti improrogabilmente essere collocate da ciascuno di noi insegnanti sul registro elettronico – leggi sui server della ditta privata che fornisce alla scuola il servizio, ovviamente a pagamento – entro il 6 gennaio 2014.

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Per la scuola è una novità: i ragazzi non solo scioperano, sull’onda delle proteste adulte (si fa per dire) che in questi giorni inondano strade, piazze e schermi, ma addirittura hanno convocato una manifestazione. Il volantino che descrive l’iniziativa tiene a precisare, sempre a sventare accuse di antidemocraticità, che “Scioperare o manifestare è un diritto e un dovere, non un obbligo”.

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Misure di sicurezza e esercitazioni non hanno solo lo scopo di salvaguardare l’incolumità di studenti e personale, ma anche di contribuire allo sviluppo di competenze di cittadinanza attiva: le stesse che erano in gioco domenica scorsa allo Juventus Stadium, le cui curve erano affollate di ragazzi e ragazzini, molti dei quali non hanno trovato di meglio da fare che imitare i peggiori comportamenti della tifoseria adulta.

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Qualche sera fa ho visto più o meno per caso Code Name Geronimo, film uscito in Italia nel 2012; diretto da John Stockwell, ricostruisce l’operazione che si concluse con l’uccisione di Osama Bin Laden. La vicenda è nota e la trama è di conseguenza abbastanza noiosa – ad un certo punto credo di essermi addirittura addormentato –, ma quel che colpisce è l’uso intensivo delle tecnologie.

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Pochi giorni fa, al convegno nazionale “L’innovazione tecnologica nella scuola italiana e i capi d’istituto. Quali orientamenti per una politica sostenibile ed efficace?”, un’ineffabile relatrice ci informava che, secondo recenti e attendibili ricerche scientifiche, è proprio Facebook la fonte di informazione privilegiata da parte di moltissimi tra i nostri adolescenti.

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Le mappe sono una delle star della (presunta) innovazione metodologica; troppo spesso sono considerate una panacea universale in grado di risolvere molti – se non tutti – i problemi dell’apprendimento. Sono lo strumento di mediazione didattica forse più noto a livello del senso comune e meno conosciuto nel merito.

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Per uscire dall’attuale opinionismo selvaggio – particolarmente attivo sui social network - e dal crearsi di schieramenti che “tifano” a priori per l’impiego esclusivo o per il rifiuto preconcetto dei libri digitali a scuola,  possono essere utili due convegni, che si svolgeranno uno di seguito all’altro di qui a pochi giorni.

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“Perché sei così scettico nei confronti del registro elettronico?", mi ha apostrofato qualche giorno fa una collega. "Ormai tutto è informatizzato, ovunque. Non possiamo essere fuori”. E infatti a scuola sono informatizzate anche redazione e archiviazione del nostro lavoro di progettazione e rendicontazione didattica.

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Una delle due signore mi ha rivolto la classica domanda: “Ma non le manca il fatto di toccare le pagine, di sfogliarle?”. Ed è rimasta colpita dalla risposta, ammantata di un nuovo materialismo: “Pesa meno di un tascabile e contiene un sacco di volumi. Non c'è niente di meglio di stare a letto sapendo che abbiamo un altro libro subito a disposizione, senza nemmeno doverci sporgere verso il comodino".

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Sono rari i progetti didattici centrati sull’uso delle tecnologie digitali che non siano fondati su slogan a effetto, destinati da una parte a rappresentare l’entusiasmo di coloro che li realizzano e dall’altra ad attirare l’attenzione mediale, col solo risultato di approssimare allo zero la credibilità scientifica del percorso e di procedere a inaccettabili semplificazioni dei risultati ottenuti.

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Soprattutto, il sistema di istruzione nazionale è stato negli ultimi anni teatro di una “riforma” dettata soprattutto da esigenze di cassa: in nome del risparmio, tutti gli ordini e i tipi di scuola hanno visto tagliati posti di lavoro, ovvero ore di lezione, ossia occasioni di apprendimento.

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Il registro elettronico naturalmente non funziona neanche oggi!” è il commento di un collega in calce al foglietto di carta che pure stamattina vicaria tristemente il futuristico strumento digitale, per l’accesso al quale i genitori hanno appena ricevuto le password: per alcuni di loro si tratta di una sorta d'iniziazione alla modernità, alla Scuola 2.0 che ciclicamente i media magnificano.

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L'allegato al recentissimo decreto del ministro dell’istruzione sul tema dei libri digitali stabilisce tempistica, modalità e tetti di spesa delle future adozioni dei testi scolastici in versione “mista” ed elettronica, mettendo in atto quanto annunciato da Carrozza in estate, ovvero l’intenzione di prendere in mano la questione in prima persona.

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“Vorrei poter ogni tanto fornire ai miei allievi materiali via Internet e indicare loro qualche pagina utile. E che i ragazzi potessero effettuare il collegamento usando la rete della scuola e i dispositivi di cui molti sono in possesso”: quest'idea si sta facendo strada nella consapevolezza di molti colleghi.

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Tra le tante osservazioni critiche sulle politiche scolastiche nazionali contenute nel rapporto OCSE sull'andamento del progetto Scuola Digitale, è particolarmente interessante il calcolo secondo cui, con il trend attuale, sarebbero necessari all'Italia ben 15 anni per raggiungere il livello di diffusione delle lavagne interattive multimediali del Regno Unito, che per parte sua è arrivato a coprire l'80% delle aule.

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Pur con una connotazione di elemento non consolidato, di variabile infrastrutturale e operativa destinata a modificare le modalità di insegnamento, alle TIC viene attribuito da un certo tipo di immaginario pedagogico un valore aggiunto assoluto. Indiscusso e indiscutibile, anche se non vi sono ricerche scientifiche o evidenze credibili che dimostrino che l’impiego dei dispositivi elettronici abbia determinato un effettivo incremento dei risultati di apprendimento degli studenti.

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Come funziona il registro elettronico? Undici domande per cominciare.

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Quando qualche anno fa ho parlato per la prima volta di marketing concettuale non avrei mai pensato che la realtà avrebbe superato la fantasia; e in misura davvero imprevedibile.

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L’Amore lo troviamo poi espresso in altre materie, o almeno in altri contesti”. Questa frase – certamente criptica e tutto sommato inquietante – testimonia in realtà con molta efficacia lo sforzo titanico di una “candidata”, impegnata nella prova orale dell’Esame di Stato, di trovare collegamenti tra l’argomento scelto per la propria “tesina”, con cui la prova ha inizio, e quelli canonici, affrontati nelle tradizionali discipline di studi.

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Poco (davvero poco, in confronto allo scorso anno) dopo le 8.30, sugli schermi dei PC della scuola dove sono presidente di commissione è comparsa la chiave pubblica (in gergo “ministeriale”), necessaria per decrittare il contenuto del plico telematico, precedentemente inviato dal superiore ministero ai referenti all’uopo e per tempo nominati dai dirigenti scolastici.

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“L'insegnante che come Virgilio accompagna lo studente nel suo percorso scolastico e nelle sue esperienze vive e dirette è appunto quello della scuola dell'autonomia; la scuola dell'autonomia infatti mette al centro della didattica bambine e bambini, ragazze e ragazzi ognuno diverso dall'altro e con punti di partenza differenti, per accompagnarli nella crescita culturale fino al raggiungimento degli obiettivi d'istruzione che la scuola si propone."

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Qualche settimana fa ho saputo via Facebook dell’esistenza del servizio MediaLibraryOnLine, la “biblioteca digitale quotidiana”.

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Pur configurandosi come prima parte del maggior capolavoro della poesia italiana e pur collocandosi tra i più rilevanti prodotti della letteratura mondiale di tutte le epoche, l’Inferno di Dante Alighieri non ha certo beneficiato, ai suoi tempi, della risonanza mediale riservata in questi giorni all’analogo titolo di Dan Brown.

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La lettera del collega Reali mi stimola ad esprimermi, in particolare per quanto riguarda la più o meno fantomatica scuola digitale, dal momento che ho scelto di dedicare le mie (presunte) risorse intellettive e intellettuali a questo tema.

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1. Oratorii: composizioni musicali drammatiche senza azione scenica, eseguite in chiesa o a teatro

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L'idea ha origini nobili. “Un computer per ogni banco” è una prospettiva che nel nostro Paese ha avuto diffusione, ha suscitato discussione e ha ottenuto esiti pari a zero tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio del decennio successivo.

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“Un e-book non è solo un PDF”. “Non si può studiare su un monitor: è evidente!”. “Io non posso rinunciare al piacere di sfogliare la carta”. “Rivoluzione a metà”.

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Alla fine rimangono due pile, ciascuna alta almeno un metro, che il personale dovrà pazientemente risistemare il giorno successivo. Ciascuna raccoglie qualche decina di tradizionali libri di carta, da ricollocare ogni volta sugli scaffali secondo i criteri di collocazione adottati, autore ed età dei destinatari. Ogni sera, cinque giorni alla settimana.

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2 marzo 2013, ore 20.35 circa, Radio1, Sabato Sport: presentazione di Milan-Lazio. Filippo Galli, in forza alla squadra rossonera tra la fine degli anni ’80 e la prima metà degli anni ’90, ingrato di essere trattato da Google come un concetto (provare per credere!) in virtù della notorietà acquisita, si lancia in un ragionamento in piena controtendenza con le mode culturali della nostra epoca.

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Ho appena compiuto il mio dovere di cittadino. A garantirmelo, presidente di seggio, segretaria, scrutatori. Alle spalle di chi ha controllato il mio diritto all'esercizio di voto campeggiava una Lavagna Interattiva Multimediale. Spenta.

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Qualche giorno fa sul registro di una delle mie classi campeggiava la dicitura “Accertamento del possesso di un dizionario, cartaceo o elettronico”, lodevole iniziativa di un collega. E in effetti, tra i ragazzi c'è qualche cittadino straniero che – in virtù del fatto che conosce una delle lingue della colonizzazione europea – ogni tanto avvia sul proprio cellulare un traduttore e cerca il significato di qualcuna delle parole che noi pronunciamo.

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Eccoli! Annunciati a dire il vero già da un po’, sono stati finalmente pubblicati i vari accordi tra il MIUR, le Regioni interessate e i diversi Uffici scolastici regionali in merito al Piano nazionale per la Scuola Digitale 2013; quello stipulato in Piemonte, per esempio, prevede l’attivazione di 120 classi 2.0 e di una (1) scuola 2.0.

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Qualche giorno fa lo sguardo mi è caduto – in senso quasi letterale – sulla rubrica “Zona critica” del Venerdì di Repubblica, dal titolo “Tanti caratteri, ma poco carattere: la grafia fasulla invade libri e PC”, a firma Nicla Vassallo.

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 Nessuno (almeno di mia conoscenza) rimpiange la TV in bianco e nero, anche se conosco molte persone che sono assai critiche per quanto riguarda la qualità dei programmi.

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Nel ragionare del taglio retorico che storicamente connota in Italia sia molta cultura umanistica sia parecchio giornalismo, caratterizzato da "scarsa propensione verso ciò che è analitico, ciò che è falsificabile” e da “scarsa attitudine alla verifica”, De Mauro rileva come sia più facile “scrivere un articolo o un saggio a schiovere” anziché ricorrere a “evidenze sperimentali, fattuali”.

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Impossibile tacere. Il dibattito avviato da Invidia è un’occasione troppo ghiotta per togliersi alcuni sassolini dalle scarpe.

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Non vedevo l’ora di testarlo. Tanto che – per vederlo in azione - avevo deciso di indirizzare le mie richieste a Google.com e di privilegiare i risultati in inglese.

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Qualcuno forse ricorda il “Nonno multimediale”, ironico anticipatore televisivo delle fratture culturali tra le generazioni determinate in modo definitivo dalle tecnologie digitali.

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“Ma come facevano, quando sbagliavano?”

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Il modello “negoziale”: una tecnologia costruisce il proprio modello d’uso, e di conseguenza il proprio livello di penetrazione, in rapporto al senso operativo e al significato emotivo e culturale che concretamente ed effettivamente le assegnano utenti e consumatori.

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Detto fatto. Appena Windows 8 è stato disponibile per il mercato italiano, ho acquistato una licenza via Internet, l’ho scaricato e installato.

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È importante educare gli studenti a usare Internet come strumento culturale,ad esempio verificando l’attendibilità delle fonti e citandole correttamente.Bisogna però evitare i pericoli della dissipazione e del sovraccarico cognitivo. Sia gli insegnanti sia gli allievi si devono quindi abituare a lavorare usando testi digitali, immagini, video, file sonori e tutte le risorse della rete.

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