Autore

Simone Giusti

Allievo di Domenico De Robertis, è docente e consulente di politiche dell’istruzione, della formazione e dell’orientamento. Ha iniziato a occuparsi di insegnamento nel doposcuola del quartiere “Le vele” di Lecce nel 1995. Cofondatore della rivista «Per leggere», dal 2010 è presidente dell'associazione L'Altra Città di Grosseto.
Tra le sue pubblicazioni più recenti: “Cambio verso” (Effequ, 2016), “Didattica della letteratura 2.0” (Carocci, 2015), “Per una didattica della letteratura” (Pensa, 2014), “Vado a vivere in campagna” (Effequ, 2013), “Leggenda e altri discorsi” (Mobydick, 2012), “Insegnare con la letteratura” (Zanichelli, 2011).
Per Loescher condirige (insieme a Natascia Tonelli) la collana scientifica QdR / Didattica e letteratura, e ha curato il Quaderno della Ricerca #5, “Imparare dalla lettura”, e, insieme a Francesca Latini, il sesto QdR / Didattica e letteratura, “Per leggere i classici del Novecento”.
Su Twitter è @sigiusti.
http://www.simonegiusti.eu/

I poteri magici della letteratura, corso accelerato per babbani. Percepirsi efficaci con la fortuna liquida e con lo Specchio delle Brame.

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Una storia del tempo presente raccontata da Vanessa Roghi.

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I poteri magici della letteratura, corso accelerato per babbani. L’Incanto Patronus: visualizzare e socializzare ricordi felici.

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Che cosa cercate in una poesia?

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Perché è importante prendersi cura delle opere attraverso il commento e insegnare attraverso l’esperienza della lettura, e come formare gli insegnanti alla fruizione delle opere.

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I poteri magici della letteratura: corso accelerato per babbani, terza puntata: Riddikulus: visualizzare il pericolo per cambiarne il significato.

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Le lingue, l’intercultura, la traduzione a scuola. Da «La ricerca» #12, "Insegnare l'Europa", una riflessione sul testo tradotto come opportunità spesso non colta.

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I poteri magici della letteratura: corso accelerato per babbani, seconda puntata. Il Pensatoio di Silente: uscire da sé per guardarsi da fuori.

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I poteri magici della letteratura: corso accelerato per babbani. Prima parte.

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È una storia che nessuno voleva, quella raccontata da Teresa Ciabatti ne La più amata. Ma che serve all'autrice per capire, ricostruire, forse guarire: grazie ai nomi, alle parole, alla scrittura, al farsi letteratura.

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Un importante convegno a Torino su “Letterature e letteratura delle origini: lo spazio culturale europeo” ribadisce l'alleanza, proficua e mai come ora fondamentale, tra scuola e università.

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Che cosa è successo alla premiazione di “Ma c’è un emoticon per il terremoto?” degli alunni della scuola superiore di Norcia, che hanno messo in scena i messaggi WhatsApp scambiati durante il terremoto del 2016.

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Il declino dell’italiano, il senso delle istituzioni e la qualità della comunicazione: come scrivono, ma soprattutto cosa, i giovani e meno giovani accademici, e perché lo fanno.

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Sul caso della lettera firmata da 600 docenti universitari: e se provassimo a raccontare un’altra storia, a scrivere una lettera diversa, nella quale il narratore (che è l’università) si assume la responsabilità delle proprie azioni?

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Che fine ha fatto la “consapevolezza ed espressione culturale”? Il singolare destino di quella che, tra le otto competenze chiave, sembra più necessaria ai nuovi cittadini.

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La consapevolezza culturale e linguistica contro sessismo e discriminazione. Una conversazione con Franco Buffoni.

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Una delle più originali e solide iniziative editoriali del Novecento italiano: alla scoperta dell'architettura dell'opera e dell'idea di arte ad essa connessa.

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Una delle più originali e solide iniziative editoriali del Novecento italiano, opera del lavoro ultratrentennale di un solo uomo supportato da una fitta comunità di lettori, di autori, di artisti e di tipografi.

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E ora qualcosa di completamente diverso: insegnanti che parlano bene di altri insegnanti. Prima puntata: a Riva del Garda da Stefano Lotti.

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La letteratura come ambiente di apprendimento, tra simulazioni di volo in mondi e submondi da abitare: la seconda parte del resoconto di un seminario a New Delhi.

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Negli anni dieci del terzo millennio gli insegnanti di lingua iniziano a chiedere di insegnare “con la letteratura”: in un seminario a New Delhi, per aiutare i docenti di italiano indiani a farlo.

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L’uso del testo letterario nei corsi di lingua straniera: riflessioni durante un master a Rabat.

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Me ne andavo da Grosseto, la Grosseto siccitosa e umida allo stesso tempo / Me ne andavo da Grosseto, la Grosseto sonnacchiosa

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La scrittura, in quanto fondamento della vita associata, deve necessariamente essere chiara e orientata al destinatario. Ne abbiamo parlato con Dario Corno.

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I supplementi Europass al certificato per il diploma di scuola secondaria di secondo grado.

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“Scrivendo le parole credevo di leggerle": l'ha detto Sartre. Che racconta un'esperienza comune a chiunque prenda una penna o usi una tastiera.

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Magrelli ha scritto una poesia che riesce miracolosamente ad affrontare il tema della morte attingendo ai linguaggi narrazione biblica e alla tecnica bancaria, coi materiali di risulta del lessico quotidiano.

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Il conte di Montecristo per lettori suscettibili: come vestire i panni di Edmond Dantès e delle sue numerose incarnazioni e farla franca. Decima puntata: rispecchiarsi nel racconto degli altri.

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Il conte di Montecristo per lettori suscettibili: come vestire i panni di Edmond Dantès e delle sue numerose incarnazioni e farla franca. Nona puntata: una vita da pascià

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In Toscana i problemi correlati alla discriminazione sono affrontati nel quadro più generale dell’educazione interculturale e della “gestione delle diversità” (diversity management).

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Sei giovani allievi della Scuola di Narrazioni Arturo Bandini hanno scritto un libro sulle associazioni di volontariato. Il libro si intitola "Be social. Storie da condividere"

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Nel suo ultimo libro "anfibio", a cavallo tra i generi, altri frammenti di un discorso amoroso: quello tra Magrelli e quei lettori che hanno la pazienza di sopportare il banale fatto che l’arte è artificio, ed è fatica.

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Il conte di Montecristo per lettori suscettibili: come vestire i panni di Edmond Dantès e delle sue numerose incarnazioni e farla franca. Ottava puntata: l’arte del dono

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Riprende, dopo un anno di silenzio, la serie delle "Poesie per insegnare". Leggiamo "Per un'insegnante cattiva" di Fabio Pusterla.

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Il conte di Montecristo per lettori suscettibili: come vestire i panni di Edmond Dantès e delle sue numerose incarnazioni e farla franca. Settima puntata: dire la verità

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Il conte di Montecristo per lettori suscettibili: come vestire i panni di Edmond Dantès e delle sue numerose incarnazioni e farla franca. Sesta puntata: l'arte del travestimento.

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Il conte di Montecristo per lettori suscettibili: come vestire i panni di Edmond Dantès e delle sue numerose incarnazioni e farla franca. Quinta puntata: io sono un altro.

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Gli oroscopi, sui giornali come a scuola, vanno ancora forte. Ma che dice Saturno se pesci e bilancia vogliono fare la stessa scuola, lo stesso lavoro?

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Il conte di Montecristo per lettori suscettibili: come vestire i panni di Edmond Dantès e delle sue numerose incarnazioni e farla franca. Quarta puntata: il tesoro: una risorsa o un problema?

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Il conte di Montecristo per lettori suscettibili: come vestire i panni di Edmond Dantès e delle sue numerose incarnazioni e farla franca. Terza puntata: le capacità nascono dagli ostacoli

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Il conte di Montecristo per lettori suscettibili: come vestire i panni di Edmond Dantès e delle sue numerose incarnazioni e farla franca. Seconda puntata.

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Il conte di Montecristo per lettori suscettibili: come vestire i panni di Edmond Dantès e delle sue numerose incarnazioni e farla franca. Prima puntata.

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Il conte di Montecristo per lettori suscettibili: come vestire i panni di Edmond Dantès e delle sue numerose incarnazioni e farla franca. Istruzioni per l'uso.

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Un dibattito pubblico a Napoli dedicato alla letteratura italiana tra ultimo triennio e università: stato dell'arte, temi, proposte, riflessioni.

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È appena uscita la circolare ministeriale 3 del 13 febbraio 2015 sull’"Adozione sperimentale dei nuovi modelli nazionali di certificazione delle competenze nelle scuole del primo ciclo di istruzione".

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Anche quest’anno i docenti di scuola media dovranno stilare per ogni alunno un “consiglio orientativo”. Una pratica obsoleta che sarebbe ora di abbandonare.

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È possibile, anzi, è necessario esplorare le possibilità di rinnovamento e di riconfigurazione del ruolo del docente di lingua e letteratura italiana e, più in generale, del ruolo stesso della letteratura all'interno dei sistemi educativi.

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“Martin Eden sono io. Martin Eden muore perché era un individualista, io vivo perché sono un socialista e ho una coscienza sociale” (dicembre 1912). Di Jack London, "personaggio enorme", e della sua breve e densa parabola di vita, satura d'avventura, di passione politica, di scrittura, di alcol, d'ingenuità.

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Nel suo recente libro Nativi digitali. Crescere e apprendere nel mondo dei nuovi media lo psicologo Giuseppe Riva fornisce un quadro sintetico e completo degli effetti delle nuove tecnologie sul modo di pensare, sentire e relazionarsi di coloro che le utilizzano abitualmente, con particolare attenzione ai giovani.

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Noi insegnanti abbiamo molto da imparare dalla letteratura contemporanea. Un’idea unidirezionale e trasmissiva della comunicazione non è sostenibile: per avere ascolto occorre mettere in gioco la propria voce.

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Non è solo per rispetto dei diritti del traduttore che il nome di quest’ultimo dovrebbe sempre comparire accanto a quello dell’autore di un’opera letteraria, soprattutto nelle antologie scolastiche. Dovrebbe sempre essere evidente, infatti, quando siamo in presenza di un testo tradotto e, quindi, di un duplice lavoro creativo, messo in atto da due diversi “autori” in due momenti diversi della storia.

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Per molti tipi di consumo gestire l’abbondanza è più rilevante del far fronte alla scarsità. Il consumo di cibo e quello di comunicazione mostrano somiglianze particolarmente interessanti: e oggi corriamo il rischio di "obesità mediale". Ne parliamo con Marco Gui.

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Di Paolo si riconosce la libertà di imparare da chi vuole, fidandosi innanzitutto del proprio istinto. Poi, una volta scelto il proprio maestro – sia esso un film, un libro o una persona – è il momento di mettersi in ascolto, senza superficialità, con leggerezza, cercando di resistere fino alla fine dello spettacolo.

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Si conclude il quasi decennale cammino di riforma dell’Istruzione degli Adulti: a partire dal prossimo a.s. saranno attivati i CPIA e riorganizzati i corsi. Responsabilità (e anche qualche opportunità) alle singole autonomie scolastiche, agli enti locali e alle Regioni, chiamate a prender decisioni utili a garantire la continuità e, laddove possibile, lo sviluppo di un servizio pubblico fondamentale.

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Manualità, imprenditorialità, creatività, problem solving. Le skills dell'artigiano: tra archetipi, cartoni animati, serie tv e moderne saghe irlandesi.

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Oggi, 18 marzo 2014, ricorre il World Social Work Day, la giornata mondiale del lavoro sociale, durante la quale i lavoratori sociali di tutto il mondo sono invitati a riflettere sul loro ruolo e a sollecitare un dibattito politico e culturale sulla funzione del loro servizio.

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Oggi è un giorno importante per la poesia, uno dei più importanti che io riesca a immaginare: "O dia triunfal de Fernando Pessoa".

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"Abbiamo cercato di capire questo nostro magnifico e stranissimo mondo non solo vedendone i lati migliori, ma infilando le dita nelle sue piaghe, infilandole fino in fondo perché volevamo capire se era possibile fare qualcosa, insieme, per sanare le piaghe e rendere il mondo migliore".

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Il cantautore Filippo Gatti sale sul palco del Festival di Sanremo indossando una maglietta con il volto di Camillo Sbarbaro, uno dei grandi maestri della poesia italiana moderna.

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Leggo in un tema scritto da un mio alunno che in un GRV (Gioco di Ruolo dal Vivo) i partecipanti indossano i panni di personaggi che appartengono a un mondo immaginario, ricostruito in modo piuttosto dettagliato dagli organizzatori del gioco, e all’interno del quale ciascuno recita la propria parte, in una specie di teatro all’aperto.

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Cortocircuiti dello showbiz. Televisione sulla televisione, cinema sul cinema, fiction sulla fiction: i mestieri dello spettacolo e come vengono rappresentati sul grande e piccolo schermo.

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Continuiamo la nostra rassegna sulle professioni e i mestieri maggiormente rappresentati sul piccolo e grande schermo. Arrivano i buoni, gli "accomodatori di destini", come Simenon definiva il suo Maigret: poliziotti, carabinieri e altri investigatori.

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I ragazzi e le ragazze delle medie – ora impegnati nella scelta della scuola di secondo grado – possono contare su un repertorio di storie televisive e cinematografiche che privilegiano la messa in scena di alcuni lavori, che potremmo definire super-rappresentati: cominciamo dalla figura del medico.

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In definitiva, a scuola il lavoro è invisibile. Gli alunni e i loro familiari sono trattati dalla scuola italiana come “clienti” un po' sciocchi, ai quali viene messo davanti il prodotto già fatto, senza che essi abbiano la possibilità di capire come è stato costruito e con quali materiali, chi lo ha prodotto, con quanto sforzo, in quanto tempo, eccetera.

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World Wide Trap – questo il titolo dell’opera – rappresenta una folla di persone disposte in file ordinate, una dietro l’altra. Ogni personaggio è connesso all’altro da un cavo collegato al cranio, in modo da formare un’unica catena che sembra terminare in un uomo con la testa conficcata nello schermo di un computer.

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Le narrazioni, prima di tutto, ci insegnano che occorre avere relazioni e che per avere relazioni è necessario avere fiducia, e viceversa. È un circolo virtuoso. Ciascuno scelga da quale parte cominciare.

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Se dovessi raccontare la storia, o meglio le storie della poesia italiana contemporanea, comincerei da un viaggio in Romagna per andare a trovare Giovanni Nadiani, detto Giona o Zvan, poeta e prosatore, autore di teatro e performer, traduttore, Übersetzer, esperto di lingue e letterature germaniche, e amico, anche. Che non è poi così irrilevante, quando si parla di arte.

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"Proteggimi dal dimenticare, proteggimi dal non sapere, / dal non aver sentito, ascoltato, visto, guardato. / Favorisci in me il pensiero, non sia mai ferito. / Possa lo spazio che ho dentro la testa essere scontento, / perché troppo vuoto anche nell’ultimo giorno".
Orazione della mente, di Roberta Dapunt

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Seduti in giardino, discutiamo a ruota libera sulle politiche economiche e sociali. Il giardino è un bene comune di proprietà dell’Azienda Sanitaria Locale. Sarebbe un bene infruttuoso, abbandonato. Attraverso un contratto di affitto e l’iniziativa privata d'un gruppo organizzato di persone questo bene comune è riconsegnato alla comunità, che in questo modo si prende cura di sé.

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Il rapporto OCSE-ISFOL suscita considerazioni che possono sembrare ovvie, ma che dovrebbero essere usate per sottolineare il carattere “classista” della scuola italiana (che non riesce a rompere i circuiti virtuosi o viziosi che tengono le persone ancorate al loro background culturale) e soprattutto per cominciare a vedere la scuola come uno degli attori del sistema educativo.

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Alla fine della prima guerra mondiale i soldati tornavano dal fronte ammutoliti, incapaci di raccontare ciò che avevano vissuto. La gente, ha scritto il filosofo tedesco Walter Benjamin, tornava “non più ricca, ma più povera di esperienza comunicabile”.

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Non sono cresciuto con un'idea alta o particolarmente prestigiosa della letteratura. Nella mia esperienza umana la letteratura, prima di diventare un 'mestiere' – un mestiere anomalo, s'intende, che deve sporcarsi molto prima di dare un reddito – è stata ed è una semplice esperienza sociale con la quale dover fare quotidianamente i conti.

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Il monolinguismo è una condizione acquisita, mentre il plurilinguismo è la condizione naturale di ogni essere umano. Esserne consapevoli è un primo passo verso il riconoscimento della complessità e della ricchezza dell’ambiente in cui si vive, e quindi verso la promozione di ambienti favorevoli alle lingue: aperti al cambiamento e al dialogo, disponibili all’ascolto e alla mediazione.

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Allo scopo di incoraggiare l’apprendimento delle lingue, ogni anno nei vari paesi europei il 26 settembre ci si ingegna nel festeggiare, e festeggiando promuovere, il pluri e il multilinguismo, nel tentativo di rafforzare la molteplice e discorde unità del nostro continente, in cui si contano 24 lingue ufficiali e oltre 60 comunità autoctone che parlano una lingua regionale o minoritaria.

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È interessante che, con atteggiamento giocoso, ma ricorrendo agli strumenti rigorosi della glottodidattica, si propongano oggi agli alunni che devono imparare l’italiano degli esercizi basati su poesie. Mi pare un ottimo modo per usare la poesia senza conferirle un ruolo eccessivamente ingombrante, come se essa fosse – e come di fatto è – un fatto semplice e necessario.

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Grosseto-Kansas City è una città moderna ed evoluta, “una città di sterrati, di spazi aperti, al vento e ai forestieri”, una città “tutta periferia” e, questo è l’importante, in grado di essere centrale proprio grazie alla sua perifericità: laddove periferia diventa sinonimo di esperimento e di progresso e dove il paesaggio diventa il correlativo oggettivo di una cultura, di una visione del mondo.

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Ci sono poeti (e poetesse) che sono talmente veri che quando dicono di morire finiscono per morire sul serio.

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Attraverso la combinazione opportunamente dosata di formazione tradizionale ed e-learning, è possibile migliorare l’accesso all’apprendimento rendendolo più flessibile e stimolante senza tuttavia rinunciare, com’è nel caso dell’e-learning, alla ricchezza del contatto umano tipico della didattica tradizionale.

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Alle soglie del secondo girone del cerchio settimo, il pellegrino Dante è atteso da un’esperienza visiva inenarrabile: il bosco dei suicidi. Questo mondo delirante e cupo è introdotto da Dante con un paragone assai chiaro. Il poeta, che ha bisogno di far immaginare, di far vedere ai suoi contemporanei quella selva incredibile, sceglie di spiegarsi attraverso l’esempio di un’altra selva, stavolta concreta e presente allo sguardo o alla memoria degli uomini del Medioevo: la Maremma.

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Perché a questo serviva il nome, pronunciabile e scrivibile: a esistere attraverso gli altri, a chiamarsi e a essere chiamati, a fissarsi per sé e per chi sa e vuole leggere.

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Può capitare che l’energia vitale di un uomo, la sua profonda passione per la vita, mettano in ombra quelle virtù che rendono care le persone a quegli amici e sodali che meglio e più di altri hanno occasione di superare le apparenze.

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Terza storia: la ricerca dell’identità

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Seconda storia: il bracciantato intellettuale

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La prima storia, narrata in questo articolo, racconta di una migrazione che si svolge in uno spazio e in un tempo precisi: tra Grosseto, la Puglia e Milano, passando per Rapallo, tra il 1939 e il 1971.

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Ci sono poesie coraggiose, che non temono il rischio di tracciare dei confini, di dire il limite al di qua del quale si barrica il poeta insieme ai suoi sodali. Al di là, lontani, possono andare – o rimanere – coloro i quali non condividono i valori che segnano la frontiera e dettano le regole della civile convivenza.

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Svenire e risvegliarsi in te, / affondare nel corpo e scomparire / abbandonarsi e scoprire che c’è / un mondo intero che devi capire. (E. Biagini)

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Valerio Magrelli ha pubblicato, nel 2006, una poesia dedicata alla prima e fondamentale forma di apprendimento: la lettura.

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Il mio scrittore preferito? In questo momento della mia vita, interrogato a bruciapelo, risponderei con una certa sicumera: Georges Simenon. È la risposta giusta? Non saprei, ma sono contento che ogni tanto qualcuno mi faccia questa domanda. Mi ricorda chi sono, per quale motivo sono arrivato qui, ora, a fare l’insegnante di lingua e letteratura italiana.

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Per quanto mi occupi di letteratura, ho impiegato molto tempo a comprendere a fondo – e non è detto che la riflessione sia ancora conclusa – il valore e il significato della lettura.

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Ci sono poesie tutte d’un pezzo, solide, compatte, ben piantate, che quasi quasi potete girarci intorno, vi ci potete arrampicare e da lassù sporgervi come King Kong in cima all’Empire State Building.

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Ci sono frasi che si insinuano nella mente, mettono radici e poi rispuntano ad ogni occasione, soprattutto quando c’è bisogno di loro, quando tornano utili a dare la direzione a un pensiero, a mettere ordine in un gomitolo di idee che stentano a chiarirsi. Ci sono frasi che, formulate da uno scrittore, si insediano nella memoria del lettore – o dell’ascoltatore – per essere riusate ogni volta che ne capita l’occasione.

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Per gli addetti ai lavori, ovverosia per i ricercatori, i critici e i docenti di lingua e letteratura italiana, negli ultimi trent’anni, progressivamente, il campo della letteratura italiana si è allargato fino a comprendere la produzione nei vari dialetti della penisola.

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La sera del 4 febbraio 2013, nel quartiere Monteverde di Roma, a poche decine di metri dal palazzo in cui abitarono due dei poeti e intellettuali italiani più influenti del secolo scorso, alcune centinaia di persone si sono riunite per ascoltare una lettura poetica dai caratteri straordinari.

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La poesia contemporanea non sembra godere di buona fama presso il grande pubblico. Relegata ai margini dell’industria editoriale in collane, riviste e programmi radiofonici iperspecializzati, o in coda alle rubriche culturali di qualche rivista e agli inserti culturali dei quotidiani.

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Anche io, diversi anni ormai, ho preso posizione nel dibattito sulle competenze, per usare la formula sintetica e efficace inaugurata da Sandro Invidia nel suo articoloCompetenze elettorali.

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È l’occhio che guarda a costruire la visione: nell’immagine osservata, si trovano le tracce dell’osservatore. Basterebbe questo a fare di ogni foto, anche la più astratta, una fonte di storie.

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Trecento anni fa, nel 1713, nacque a Clonmel, in Irlanda, Laurence Sterne, uno degli scrittori più influenti dell’era moderna.

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La fine del mondo è un tema assai dibattuto negli ultimi tempi, a scuola e non solo. La narrazione della fine ha ormai affiancato in modo stabile quella, già radicata, della crisi. Senza neanche la soddisfazione della baldoria di capodanno o del finale a sorpresa, questo, dunque, ci aspetta: il mondo che si spegne nel bel mezzo di una crisi.

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Dedicato ai poeti che stanno affrontando il concorso a cattedre, il TFA, il concorso per l’abilitazione nazionale all’insegnamento universitario.

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Avevo appena terminato la lettura di uno dei libri più importanti che mi sia capitato di incontrare sulla scuola, Costruire competenze a partire dalla scuola di Philippe Perrenoud, quando, subito dopo, mi sono imbattuto nel dibattito sul divario digitale avviato da Sandro Invidia sulle pagine online de La ricerca.

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Una vita di canti e di racconti.

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Se io vi domandassi se Leopardi sia o no italiano, sono certo che riceverei da voi una risposta affermativa. Probabilmente qualcuno si stupirebbe della domanda e metterebbe in dubbio la mia credibilità di docente di italiano e di storia.

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Mai come in questo momento le scienze esatte e le scienze umane si sono interessate alle opere letterarie e filosofiche, considerate sempre più fondamentali per quanto hanno da insegnare agli uomini.

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