Ci sono ottime ragioni per visitare il Museo “Vincenzo Vela” di Ligornetto, nel Canton Ticino, e chi scrive lo ha fatto (e lo fa) spesso: sia per assaporare il tranquillo e quasi “bucolico” (ma forse meglio “georgico”, date le vigne che lo rallegrano!) paesaggio del Mendrisiotto, sia per rivedere le magnifiche sculture che vi sono conservate, sia perché attratto dalle belle esposizioni qui vengono sovente organizzate.

  • xMuseo Vela di Ligornetto, la Villa

Il Museo Vincenzo Vela di Ligornetto

Già da lontano, la villa con giardino che lo ospita non può che attirare il visitatore, il quale al suo interno trova non solo la grandiosa gipsoteca di Vincenzo Vela (Ligornetto 1820 - Mendriso 1891), ma anche opere scultoree del fratello Lorenzo e pittoriche del figlio Spartaco, insieme con una notevole quadreria di pittura – soprattutto lombarda – dell’Ottocento. Ma è Vincenzo l’incontrastato dominus del Museo. Ciò è vero, ovviamente, per la fama internazionale di questo artista (originario proprio di Ligornetto), svizzero di nascita ma tra i maggiori “protagonisti culturali” del Risorgimento italiano; e nondimeno perché l’attuale istituzione museale è stata possibile proprio grazie al lascito alla collettività della villa, che egli aveva fatto costruire come casa-atelier dall’architetto della Corte sabauda Cipriano Ajmetti.
E un po’ tutto, qua dentro, sa di Risorgimento, a cominciare dai grandiosi gessi dei monumenti a Garibaldi, Cavour, Vittorio Emanuele II, per arrivare al celeberrimo “Spartaco” – emblema della liberazione di Milano dal giogo austriaco – fino a rilievi e statue funerari di più o meno noti protagonisti di quel tempo.

  • xGaribaldi e Vittorio Emanuele II, Museo Vela
  • xSpartaco, Museo Vela

 Una mostra dedicata a Carl Burckhardt

Dal 10 giugno al 28 ottobre 2018, queste opere ottocentesche dialogano nelle sale del Museo con altre non meno suggestive, e di qualche decennio più tarde. Sono le sculture, ma anche i quadri e i disegni, di Carl Burckhardt (Lindau 1878 - Ligornetto 1923), esposti nella rassegna Echi dall’antichità. Carl Burckhardt (1878-1923). Uno scultore tra Basilea, Roma e Ligornetto, curata da Gianna A. Mina e Tomas Lochman.
Questa mostra, davvero pregevole, ha almeno due grandi meriti, secondo il parere di chi scrive.

  • xMuseo Vela, Inagurazione della Mostra su Burckhardt

Il primo merito è il “cosa” propone, cioè l’idea di fare conoscere al pubblico un artista tanto importante quanto poco noto, studiato finora quasi solo in ambito germanofono. Personalmente, credo che questa notorietà finora parziale sia dovuta anche alla difficoltà di inquadrare Burckhardt in una precisa corrente, perché in lui le suggestioni dell’antico – divenute più forti dopo un soggiorno a Roma: fu proprio lì, nel 1901, che si convertì alla scultura! – non danno esiti “classicistici”, bensì originali e talora eclettici.
Insomma: dell’antico rimangono i soggetti (le amatissime Amazzoni, le divinità classiche, i danzatori di foggia pompeiana), mentre le forme tendono progressivamente ad assumere una plasticità che forse – se fosse vissuto più a lungo – sarebbe sfociata nell’astrazione. Guardando le sue opere, vi scorgiamo così caratteri espressionisti, richiami a Klinger e Rodin, note quasi cubiste ecc…: un invito a una lettura attenta e curiosa.
No, non sono davvero gli echi dall’antichità che la tradizione neoclassica, da Winckelmann in poi, aveva immaginato; ma ciò ci deve ancora una volta portare a riflettere su come il mondo classico sia stato interpretato nei modi più diversi dagli artisti contemporanei: per fare un paio di esempi, chi potrebbe, infatti, negare echi dall’antichità anche nelle opere di Picasso o Henry Moore?
A ciascuno, dunque, la sua antichità, la sua idea di classico, nella consapevolezza, però, dell’importanza senza tempo di quel magistero: non è un caso, dunque, che la mostra sia stata congiuntamente curata da una storica dell’arte (Gianna A. Mina, che dirige il Museo Vela) e da un archeologo (Tomas Lochman, che cura la sezione greco-romana dell’Antikenmuseum di Basilea).

  • xCarl Burckhardt, Venere, 1908-09, Zurigo, Kunsthaus Zürich © Kunsthaus Zürich
  • xCarl Burckhardt, La Wiese, studio parziale, 1915/18, Basilea, Skulpturhalle Basel, © Museo Vincenzo Vela / Foto Ruedi Habegger, Basel
  • xCarl Burckhardt, Amazzone che conduce un cavallo, 1921-23, Basilea, Skulpturhalle Basel © Museo Vincenzo Vela / Foto Ruedi Habegger, Basel
  • xCarl Burckhardt, Danzatore, 1921/22, Basilea, Kunstmuseum Basel © Kunstmuseum Basel
  • xCarl Burckhardt, Studio di marina (Capo Circeo), 1903, Collezione Werner Coninx, in deposito permanente al Museo Vincenzo Vela, Ligornetto © Werner Coninx Stiftung, Zürich
  • xCarl Burckhardt, Firenze, aprile 1922 © Nachlass Carl Burckhardt

Il secondo merito è il “come” si propone quell’idea, poiché sia l’allestimento, sia il catalogo, sia la magnifica giornata di inaugurazione del 10 giugno, costituiscono una sintesi tra rigore e piacevolezza che non è sempre facile trovare. E credo che il tutto dipenda non solo dalla grande professionalità dei curatori (davvero bravissimi), ma anche dall’evidente congruità della sede espositiva; una congruità non solo “tecnica” ma soprattutto spirituale, perché Burckhardt passò gli ultimi anni della sua breve vita proprio a Ligornetto, dove – come ricorda in un suo scritto – anche i contadini parlavano sempre di Vincenzo Vela… Ora, pertanto, è come se – almeno pro tempore – Ligornetto proponga l’artista di Lindau accanto al “suo” Vincenzo Vela come “patrono culturale”.

Concludo, come al solito, con una nota personale. Belle, vistose, affascinanti, le sculture in mostra, ma se andrete a visitare l’esposizione, non trascurate quadri e disegni: saranno una sorpresa nella sorpresa.

Mauro Reali

Docente di Liceo, Dottore di Ricerca in Storia Antica, è autore di testi Loescher di Letteratura Latina e di Storia. Le sue ricerche scientifiche, realizzate presso l’Università degli Studi di Milano, riguardano l’Epigrafia latina e la Storia romana. È giornalista pubblicista e Direttore responsabile de «La ricerca».

 

 
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