Già ho scritto su queste colonne a proposito del noto pittore ottocentesco Pompeo Mariani (Monza, 1857 – Bordighera, 1927), in relazione a una passata mostra milanese. Il motivo per il quale ritorno sul medesimo artista è la recente pubblicazione di un’importante monografia su di lui, a cura di Paolo Lunari Versienti: “Pompeo Mariani 1857-1927. La storia inedita di un grande pittore dell’Ottocento”, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2017. 

Il lettore attento potrebbe subito chiedersi come si concili l’espressione storia inedita contenuta in questo titolo con quanto scrissi allora, ricordando la notorietà – già in vita – del pittore, il suo successo commerciale, e la vera e propria venerazione che ha avuto (e ha) nei suoi confronti il collezionismo lombardo. E, a dire il vero, non mancano neppure, in anni più o meno lontani, altri libri (anche poderosi: in primis i Taccuini di viaggio editi nel 1997 da Franco Enrico) sull’artista. E allora, che cosa giustifica questa espressione? 

La famiglia Pitscheider e l’istituzione di un Archivio 

Lo spiegherò subito: dietro al rigore scientifico del lavoro di Lunardi Versienti, che ha il non piccolo merito di inquadrare l’opera di Mariani nel più vasto contesto della pittura del tempo, c’è il calore della famiglia Pitscheider, che discende da quel Giovanni Battista (detto Nino) che fu il nipote prediletto del Maestro. Costui era infatti figlio di Anna Mariani, sorella del pittore, e di Ignazio Pitscheider; la memoria di famiglia e i documenti d’archivio lo attestano come assiduo frequentatore degli atelier pittorici dello zio (di Monza, Milano e Bordighera), e la sua passione per l’arte si completò sposando la pittrice svizzera Elisabetta Keller (Monza, 1891 – San Francisco, 1969), artista (soprattutto ritrattista) di una certa notorietà. 

Poi, con la morte di Pompeo Mariani (che non ebbe figli), questo ramo della famiglia si vide escluso dal filone ereditario (evito ai lettori poco interessanti storie di testamenti bruciati che avrebbero impedito il rispetto della volontà dell’artista), ma non dall’orgogliosa rivendicazione della discendenza spirituale dal pittore: ed è per questo che Giovanni Battista Pitscheider, che di Nino è nipote (e omonimo), ha oggi istituito – anche sulla scorta dell’attività del padre Umberto – un duplice archivio per l’opera di Pompeo Mariani ed Elisabetta Keller. Tali archivi sono i pilastri di un’istituzione nata nel 2015, e cioè l’“Associazione Culturale per la tutela, la valorizzazione dell’Archivio e dell’Opera di Pompeo Mariani e di Elisabetta Keller”. 

  • xLa monografia su Pompeo Mariani. In copertina, "Ritratto del nipote Giovanni Battista Pitscheider" nel 1905
  • x Pompeo Mariani nel suo atelier in Villa Keller a Monza nel 1897 - © Archivio Pompeo Mariani-Milano
  • xPompeo Mariani con il nipote Giovanni Battista Pitscheider e la madre Giulia Bianchi in uno scatto del 1900 in Villa Keller a Monza - © Archivio Pompeo Mariani-Milano
  • xLa preparazione del ritratto del re Umberto I

Il volto meno noto del pittore 

È allora dalle “carte” dei Pitscheider, dalle splendide foto d’epoca, dagli articoli dei giornali a cavallo dei due secoli (impagabili quelli di Ugo Ojetti), oltre che dalla visione e dallo studio di disegni e dipinti (conservati in collezioni pubbliche e private) del Nostro che emerge un ritratto inedito di Mariani; un ritratto che oltre che artistico è anche umano, e che sottrae l’artista monzese allo stereotipo del talentuosissimo pittore seriale e “commerciale” che gli è stato affibbiato, acquistato negli anni da personaggi del calibro di Charlie Chaplin, Giacomo Puccini, Arturo Toscanini e amato anche dalle teste coronate, come lo zar di Russia Nicola II o il re d’Italia Umberto I di Savoia, che da lui si fece ritrarre.

Così, nel volume di Lunardi Versienti, troviamo un Pompeo più intimo sorridere nel giardino della Villa Keller di Monza, scherzare con la moglie Nina, riposarsi nella bella villa di Bordighera, farsi ritrarre con gli amici di caccia alla Zelata (sul Ticino) o con i colleghi pittori. Davvero straordinaria, a questo proposito, la foto di gruppo fatta nel 1897 in occasione della Triennale di Belle Arti alla Permanente di Milano: con Mariani ci sono lo zio Mose Bianchi, Filippo Carcano, Pasquale Sottocornola, Eleuterio Pagliano, Emilio Borsa. Mica male, no? 

  • x"Figure in contemplazione sulla spiaggia", 1898. Olio su tela. © Vigevano, Pinacoteca Civica
  • x"Stagno con anatre al tramonto", 1894. Olio su tela, © Pinacoteca Civica di Vigevano
  • x"Fiori della mia mamma, dalla finestra di Villa Keller a Monza". Olio su tavola, Collezione privata, Milano
  • x"Meditazione", 1909 (circa). Olio su tela, Courtesy Enrico Gallerie d'Arte

I quadri, grandi protagonisti 

Non si pensi però solo a un volume biografico, perché – come anticipavo – l’autore riflette a fondo sulla pittura di Mariani, attraverso l’indagine del contesto storico italiano in cui si colloca (pp. 15 ss.), la sua valutazione critica (pp. 61 ss.), il rapporto intellettuale dell’artista con suo tempo (pp. 83 ss.). E, soprattutto, l’opera contiene le immagini di quadri bellissimi, alcuni dei quali gelosamente custoditi nelle case di fortunati collezionisti.
Vediamo dunque le sue vedute orientaliste, successive al viaggio giovanile in Egitto, le numerose raffigurazioni del porto di Genova (su tutte il celebre Saluto del sol morente del 1884, Collezione Intesa San Paolo, alle pp. 121-123), le infinite varianti della Zelata nei pressi del Ticino, le appassionate marine ideate sulla scorta di quelle di Mose Bianchi, le eleganti signore protagoniste della Belle Époque che si consumava nel Casino di Montecarlo, nei locali di Nizza o nei teatri alla moda.
Ammiriamo così un pittore tanto prolifico quanto sperimentalista, che si cimentò in ogni tecnica (olio, acquarello, matita, disegno, monotipo), senza però mai dimenticare (e giustamente Lunardi Versienti lo ricorda) la necessità di lavorare con “ricercatezza” e con amore; quell’amore per la propria arte che fece scrivere a Ugo Ojetti che “Pompeo Mariani è lieto quando vende i suoi quadri, è triste quando li ha venduti”.
Se ciò, come credo, è vero, dobbiamo immaginare per lui una vita in costante altalena tra gioia e tristezza, anche se con il suo genio creativo e il foeugh (come diceva lui, in dialetto, “fuoco”) che lo animava non ci doveva mettere molto a rimpiazzare i quadri venduti! 

Il libro, che si avvale anche dell’autorevole introduzione di Fernando Mazzocca e di Appendici di Maria Flora Giubilei, Rodolfo Profumo, Omar Cucciniello, si configura dunque come una pietra miliare per la conoscenza e la valorizzazione di questo pittore, che sempre più sta raccogliendo in questi ultimi anni anche successi “di critica”, dopo che quelli “di pubblico” – come già si è scritto – non ha mai smesso di averli. 


Nota

Le fotografie dell’artista e le immagini dei sui quadri ci sono state cortesemente fornite da Giovanni Pitscheider, presidente della “Associazione Culturale per la tutela, la valorizzazione dell’Archivio e dell’Opera di Pompeo Mariani e di Elisabetta Keller”

Mauro Reali

Docente di Liceo, Dottore di Ricerca in Storia Antica, è autore di testi Loescher di Letteratura Latina e di Storia. Le sue ricerche scientifiche, realizzate presso l’Università degli Studi di Milano, riguardano l’Epigrafia latina e la Storia romana. È giornalista pubblicista e Direttore responsabile de «La ricerca».

 

 
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