L’accordo fra il British Museum e il Google Cultural Institute (GCI), che ha realizzato la più ampia copertura di Google Street View in un interno, ha consentito la ripresa dei 9 piani e delle 85 gallerie permanenti del museo.
Oltre alla collezione online, che peraltro, come ammette il museo, sta incontrando qualche problema tecnico, è quindi possibile visitare virtualmente il museo, esplorando gli spazi architettonici, come la Great Court, la più grande piazza pubblica d’Europa, e 4737 oggetti, fra cui la stele di Rosetta, mummie egizie, comprese quelle dei gatti, i fregi del Partenone, le sculture dell’Isola di Pasqua, ma anche un antico gioco da tavolo, the Royal Game of Ur, scoperto in Mesopotamia. 

Un viaggio nella storia dell’uomo e della cultura, attraverso gli oggetti presenti in un museo che attira ogni anno più di 6 milioni di visitatori. La pagina Museum of the World, infatti, permette di collocare i manufatti, suddivisi per continenti, lungo una linea temporale, di approfondirne la conoscenza attraverso schede e file audio e di scoprirne la relazione con altri reperti. Oltre alla suddivisione geografica e cronologica, i manufatti sono raggruppati secondo categorie: Art and design, Living and dying, Power and identity, Religion and belief, Trade and conflict.

L’oggetto più antico presente nel museo è un chopper di Olduvai, utensile in pietra di 2.000.000 di anni fa proveniente da un importante sito archeologico in Tanzania. Viaggiando casualmente lungo questa linea del tempo mi soffermo sui sandali da bambino provenienti dall’Egitto, perfetti infradito realizzati in pelle e non, come d’abitudine, in papiro; per poi arrivare a una tavoletta incisa in argilla, esempio di vita scolastica della Mesopotamia, risalente al 1700 a.C. circa.

  • xHistory connected.
  • xLa cronologia navigabile
  • xIl chopper di Olduvai
  • xI sandaletti egiziani
  • xLa tavoletta mesopotamica
  • xUn antico boomerang
  • xStonehenge
  • xIl Guggenheim di New York
  • xIl Kamigano di Kyōtō
  • xL'Opera House di Sydney

Nella sezione delle Americhe possiamo osservare, fra gli altri, oggetti appartenuti ai Maya, agli Aztechi, agli Incas o ai nativi americani; in Asia oggetti fenici, sumeri, cinesi o tibetani; in Europa troviamo testimonianze greche e romane, ma anche dell’Italia preromana, dell’Europa medievale o del periodo vittoriano. Anche l’Oceania è ben rappresentata, con oggetti della Polinesia, della Melanesia e degli aborigeni australiani.

E se poi non ci sembra sufficiente il British Museum, possiamo fare un salto a Stonehenge, o al Solomon R. Guggenheim Museum, di cui si può percorrere la celebre scala a spirale in cui si rifugia Robert Redford nel film Three Days of the Condor (I tre giorni del Condor) di Sydney Pollack (1975); o lo straordinario tempio Kamigano a Kyoto e la Sidney Opera House.

Musei e istituti culturali stanno investendo sempre di più nella digitalizzazione di spazi e oggetti. Se da un lato questa tendenza permette di ampliare i pubblici (virtuali), dall’altro porta a distogliere i finanziamenti da altri importanti settori.
In attesa di affrontare anche questo argomento, ci possiamo gustare le nostre visite virtuali.

Elena Franchi

Ricercatrice nell'ambito della protezione del patrimonio artistico in tempo di guerra, e della storia dell'insegnamento e della divulgazione della storia dell'arte.
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