Per mia fortuna (e non solo mia…) la splendida mostra Ippolito Caffi (1809 – 1866). Tra Venezia e l’Oriente, allestita al Museo Correr di Venezia e curata da Annalisa Scarpa, è stata prorogata fino al termine delle vacanze natalizie. Così ho potuto visitarla e – davvero – riempirmi gli occhi con dei quadri che non saprei come altro definire se non “emozionanti”. Una mostra di Ippolito Caffi è anzitutto un “tuffo” in quella fase dell’Ottocento nella quale si stava “facendo l’Italia”: e per quell’Italia il bellunese Caffi ha palpitato, cospirato, sofferto, ha subito esilio e carcere, e ha trovato la morte nella battaglia di Lissa (1866). Un po’ la sua vicenda ricorda dunque quella dei due grandi pittori “garibaldini” Domenico e Gerolamo Induno, anche se i tre ebbero propensioni pittoriche assai diverse: pittore di paesaggi Caffi, erede della grande tradizione vedutista veneziana pur con evidenti contaminazioni romantiche, pittori di personaggi gli Induno, interpreti di quel vivace realismo che ha da sempre caratterizzato la pittura lombarda. 

  • xVenezia, neve e nebbia, 1842
  • xVenezia, il molo al tramonto, 1864
  • xDimostrazione fatta a Pio nono, 1848
  • xRoma, Foro romano, 1856
  • xRoma, Piazza San Pietro, 1836
  • xNapoli dalla riviera di Chiaia, 1843
  • xIl Partenone, 1843
  • xAtene, Arco di Adriano, 1844
  • xRiposo di una carovana, 1844

Caffi dipinse infatti Venezia, sulla scia di Canaletto e Bellotto, ma con una sensibilità “moderna” per i fenomeni atmosferici, come appare nel meraviglioso Venezia: neve e nebbia (1842); raffigurò poi le maestose rovine archeologiche di Roma (Fori, Colosseo, Castel Sant’Angelo), dove negli anni Trenta cominciò a lavorare en plen air, cosa che fece poi per tutta la vita: sia nel viaggio in Oriente iniziato nel 1843 (Egitto, Turchia, Grecia, Siria, Armenia, Palestina), sia nei successivi soggiorni a Genova e Nizza (dove si riparò dopo essere finito sulle liste di proscrizione austriache), sia nelle sue permanenze napoletane. 

Difficile dire quali dei suoi dipinti suscitino in forma più intensa quelle emozioni cui ho accennato, perché il visitatore non può prescindere, guardandoli, dall’inquadrarli in un percorso di arte e di vita che è stato oggettivamente emozionante: infatti – oltre alle avventurose vicende politiche e belliche – il Nostro volle aggiungevi anche un temerario volo su Roma in pallone aerostatico nel 1847! 

Chi vi scrive, però, non può non significare una certa preferenza per i dipinti “orientali” di Caffi (non li chiamerei “orientalisti” perché vennero eseguiti direttamente sul posto!), e – in particolare – per le splendide vedute di Atene; un’Atene dove i monumenti antichi (Partenone, Olympieion ecc.) si stagliano in un’irreale clima di desolata solitudine. D’altronde per il pittore bellunese il Medio Oriente e la Grecia furono un “caldo rimbalzare e baluginare contro marmi candidi e distese sabbiose senza confine, dove la linea dell’orizzonte si perde all’infinito”. 

Sì, le abbaglianti luci orientali dei dipinti in mostra rappresentano quanto di più lontano possa suggerire il clima freddo, un po’ nebbioso, ma nondimeno affascinante della Venezia invernale che si scorge dalla finestre del nobile palazzo del Museo Correr. Ma sembrano comunque ricordarci che è verso di là, verso l’Oriente, che il Leone di San Marco ha sempre guardato: d’altronde la basilica di San Marco – costruita su modelli bizantini, con materiale in larga parte proveniente da Costantinopoli, per ospitare le reliquie del santo trafugate ad Alessandria d’Egitto - non è forse la più “orientale” delle nostre chiese?

Mauro Reali

Docente di Liceo, Dottore di Ricerca in Storia Antica, è autore di testi Loescher di Letteratura Latina e di Storia. Le sue ricerche scientifiche, realizzate presso l’Università degli Studi di Milano, riguardano l’Epigrafia latina e la Storia romana. È giornalista pubblicista e Direttore responsabile de «La ricerca».

 

 
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