Dopo tre anni di lavori, riaperta la casa-museo del più grande scultore dell’Ottocento
Una lunga ristrutturazione
Tra i tanti risvolti positivi della ristrutturazione del Musée Rodin di Parigi c’è stata la possibilità (mia e di molti Italiani) di vedere una buona parte delle sculture che vi sono conservate in una bellissima mostra tenutasi a Milano, a Palazzo Reale, tra il 2013 e il 2014, intitolata Rodin. Il marmo, la vita.
Allora, visitandola, mi emozionai non poco, non solo per la qualità dei “pezzi” esposti, ma anche per il sobrio ed essenziale allestimento dell’esposizione, che occupava anche la celebre Loggia delle Cariatidi. Le plastiche, sensuali, materiche sculture del Maestro francese davano davvero nuova vita a quegli spazi, che portano ancora i segni dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, ferite rimarginate solo in parte dal lento passare del tempo.

L’Hôtel Biron riaperto nei giorni più neri di Parigi
Potete allora immaginarvi la mia emozione visitando – dopo molti anni – il museo parigino, collocato in quel settecentesco Hôtel Biron dove l’artista aveva il suo studio, e che proprio lui volle divenisse un’istituzione pubblica e visitabile. E anche qui il sentimento non è scaturito solo dalla visione di opere d’arte di qualità incomparabile, ma anche dal pensiero che la riapertura al pubblico del museo dopo tre anni di lavori di restauro sia avvenuta il 12 novembre 2015, e cioè quasi in contemporanea con gli attentati che hanno insanguinato Parigi il giorno successivo. Si tratta, come è ovvio, di una casualità.
Eppure mi piace attribuire al fatto un valore simbolico, e contrapporre la brutalità, l’orrore, la insensata violenza di questi ultimi eventi – terribili ma transitori – alla bellezza dell’arte, alla civiltà e alla cultura che essa trasmette, in una prospettiva (come si diceva un tempo, con un po’ di sana retorica…) “universale ed eterna”.
Ma veniamo a Rodin e al suo museo, che è oggi uno straordinario mix di innovazione (ad es. con i faretti “computerizzati” che si regolano col variare della luce, o pareti dipinte in colori studiati ad hoc per far risaltare le opere) e tradizione (ad es. con il mantenimento del caldo pavimento a parquet), e che non ospita solo statue (gessi, bronzi, marmi) del grande Auguste Rodin (1840-1917), ma anche pezzi di tecnica varia che appartengono alle collezioni dell’artista: fra essi spiccano Le père Tanguy di Van Gogh o Il pensatore di Munch, accanto ad opere di Monet, Claudel o Carrière.

Le opere del “nuovo Michelangelo”
Inutile, quasi, scontato ma sempre necessario è il paragone tra Rodin e Michelangelo. Sì, necessario davvero, perché nessuno dopo Michelangelo è stato capace come Rodin di liberare la scultura dal “carcere” della materia plasmata o scolpita, facendola vivere e vibrare insieme con essa.
Che dire infatti del bronzeo Pensatore, ormai divenuto il simbolo dell’attività intellettuale dell’uomo e che ci accoglie nel giardino del Museo? Tutti conoscono questa meravigliosa statua, la cui postura è ispirata al ritratto di Lorenzo de’ Medici ora nella Chiesa di San Lorenzo a Firenze. Forse non tutti sanno, però, che venne ideata immaginando Dante seduto davanti alle porte dell’Inferno che medita sulla sua opera, e che fu oggetto di una lunghissima gestazione, durata quasi 25 anni (1880-1904). Sì, perché Rodin lavorò larga parte della sua vita alla creazione di una monumentale Porta dell’Inferno, che sarebbe dovuta diventare il portone ornamentale del Musée des Arts Décoratifs di Parigi; il lavoro – visibile oggi anch’essa nel giardino del Museo Rodin – rimase incompiuto, ma stimolò nel Nostro la voglia di riprendere quei personaggi dando loro vita autonoma. E di farlo sia con il bronzo (da qui le numerose repliche dei soggetti, con o senza varianti, dovute alla pluralità di fusioni), sia col marmo, con un’operazione che per certi versi rasenta la serialità: d’altronde Rodin, studioso e collezionista di scultura antica, sapeva bene cosa significasse quel Serial Classic di cui abbiamo parlato in relazione alla mostra alla Fondazione Prada!
Dunque, oltre al Pensatore, al progetto “dantesco” sono riconducibili opere come Ugolino e i suoi figli, il cui bronzo orna il suggestivo laghetto esterno, e il non meno celebre Bacio ispirato all’episodio di Paolo e Francesca. L’opera – della quale è qui esposta una magnifica versione marmorea – non mancò di suscitare scandalo, in quanto esprime una sensualità, fatta corpi che si sfiorano, che si toccano, che intrecciano la materia, e rendono il marmo quasi “tremulo”, facendoci ricordare la bocca tutta tremante dei due amanti danteschi.
E che Rodin sia il nuovo Michelangelo lo dimostra anche la sua capacità di dare dignità ad un “non finito” che è tale solo se si guarda l’arte con i rigidi canoni di quell’accademismo che proprio il Maestro parigino volle superare. Dunque nella Mano di Dio (1896) che stringe Adamo ed Eva, corpi e mani sono quasi meno visibili del blocco di marmo appena sgrezzato da cui sembrano sorgere. E così avviene anche nelle Mani di amanti (1904), richiamo lirico all’amore, così come nel Gioco di Ninfe (1900-1910) o nell’Aurora (1895-1897), solo per citare altri due capolavori…

  • xL'Hôtel Biron
  • xIl Pensatore
  • xLa Porta dell'Inferno
  • xIl Bacio
  • xMani di amanti
  • xL'Aurora
  • xVictor Hugo
  • xMichelangelo, Pietà Rondanini
  • xMichelangelo, Pietà Rondanini, particolare

L’evocazione della “Pietà Rondanini”
Insomma, guardando queste ad altre opere che appaiono (ma non sono tali) semplicemente “sbozzate” ho più volte pensato alla michelangiolesca Pietà Rondanini che la “mia” Milano – con la quale ho aperto questo articolo – ha appena dotato di una nuova sala espositiva al Castello Sforzesco. La statua è stata inoltre dotata di un nuovo supporto e collocata in uno spazio dove luce naturale, mirata illuminazione, pavimento ligneo esaltano le sfumature del marmo. Abbiamo iniziato parlando di casualità allusive, di coincidenze con valore simbolico? Forse anche quest’ultimo fatto in parte lo è, e di sicuro Rodin, che più volte denunciò la sua dipendenza dal genio del nostro Rinascimento, sarebbe contento di sapere che nel 2015, anno di riapertura della sua casa-museo, anche quel capolavoro michelangiolesco ha ricevuto la giusta attenzione e valorizzazione.

I suggestivi giardini del Museo
Voglio però concludere con Parigi, con una breve nota sui giardini del Museo cui già ho accennato. Davvero piacevole camminare tra il verde vedendo tra i rami – ora spogli, a causa dell’inverno – la inconfondibile silhouette dei monumenti parigini. E farlo osservando le opere del Maestro, che sembrano incuranti della pioggia e del vento teso da Nord: tra queste, oltre a quelle già citate, ricorderò solo una della numerose repliche dei Borghesi di Calais, e il grandioso monumento di Victor Hugo (detto del Palais Royal) che Rodin creò nel 1890: si tratta davvero del monumento bronzeo che si meritava lo scrittore che – più di ogni altro – ha lasciato un monumento cartaceo (I Miserabili) della Francia del primo Ottocento.

Mauro Reali

Docente di Liceo, Dottore di Ricerca in Storia Antica, è autore di testi Loescher di Letteratura Latina e di Storia. Le sue ricerche scientifiche, realizzate presso l’Università degli Studi di Milano, riguardano l’Epigrafia latina e la Storia romana. È giornalista pubblicista e Direttore responsabile de «La ricerca».

 

 
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